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Stan Lee , il Papa informale della religione dei sogni

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E’ morto il creatore degli eroi di Marvel.

Siamo rimasti a secco di supereroi, forse un bene forse un male.

Credo di non essere la sola madre che ha  subito la passione dei figli per gli uomini volanti, di fuoco, trasparenti, di ghiaccio, con le unghie da lupo.

Credo di aver visto proprio tutti i film della serie e, anche se senza sogni saremmo perduti, non ho mai avuto simpatia per i supereroi.

Mi disturba il ruolo avvilente riservato alla normalità, alle comparse con il naso per aria che fanno oohhhh… mentre  i supercattivi scagliano lampi e meteoriti contro i superbravi, che sono all’altezza del conflitto perché sanno fare qualcosa che sarebbe impensabile per una persona comune.

La storia pullula di eroi e supereroi che erano invece persone comuni, persone molto comuni che si sono fatte carico della responsabilità di scelte meno comode di chi vive da spettatore.





Facendo volontariato e vivendo a contatto con i deboli ho conosciuto decine di supereroi.

Proiettare in una dimensione superumana la possibilità di cambiare le cose è tremendamente diseducativo, disincentiva dal senso di responsabilità, sbiadisce l’immagine della forza di cui ognuno di noi dispone, che va sprecata se aspettiamo che uno scontro volante  determini il corso delle cose.

Tex Willer aveva un normale cavallo, un normale cappello, una Colt come tutti gli altri, e chiunque, allenandosi a sparare alle bottiglie, poteva essere Tex.

Non è una critica alla Marvel, penso però che dovremmo sottolineare la forza infinita di cui ognuno di noi dispone, la capacità che ogni persona ha di determinare il corso delle cose e, soprattutto, sfatare il mito che uno solo può farsi carico del destino di tutti.

Stiamo diventando deboli rispetto alle forze politiche e economiche che determinano i nostri destini perché abbiamo perso per strada la consapevolezza che la comunione di intenti è l’unica vera magia di cui disponiamo.

La comunione d’intenti delle persone normali è veramente invincibile, è la spina dorsale delle civiltà, ciò cui stiamo lentamente soccombendo non è un titano, un polpo gigante o un vortice nero di stelle morte, è più semplicemente un’ondata malinconica d’inciviltà, figlia in gran misura della poca cultura con cui stiamo armando le nuove generazioni.

L’umanità nel suo insieme sta regredendo verso schemi relazionali incivili, l’umanità nel suo insieme può invertire la tendenza.

Rispetto per la persona, rispetto per i fondamenti della democrazia, rispetto per il diritto a una buona istruzione e alla costruzione di spiriti critici, rispetto per la legge, certezza della sanzione quando viene a mancare quel rispetto.

Tutti sotto le stesse regole, queste.

Ecco, un mondo in quattro tratti di matita che possiamo disegnare anche noi, anche domani.

Senza tuta volante e senza mantello.

Claudia Maria Sini





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