Esigenza di una “mesa del taxi

Era il mese di febbraio quando per due giorni nella durata di due sole ore i tassisti del Puerto de la Cruz manifestarono in segno di protesta per la voce non ascoltata delle loro richieste.

Come ben si intuiva allora, non si trattò di uno sciopero, di una “huelga”, ma di una manifestazione, garbata e organizzata, per rivendicare attenzione su problematiche del settore, evidentemente, mai risolte.

Da anni infatti il settore trasporti è carente di una “mesa” di dialogo, nelle istituzioni predisposte, per sviscerare problemi legati alla quotidianità del settore trasporti nel centro urbano del Puerto de la Cruz.

Il settore taxi è rappresentato per il 75% dalla flotta dalla cooperativa San Telmo, il restante 25% somma i vari autonomi che si dedicano al servizio seguendo le direttive approvate dal Cabildo, dal ministero del trasporto e dalla cooperativa stessa alla quale si allineano.

Cosa chiedevano allora i tassisti in manifestazione prima che il coronavirus rubasse la scena ad ogni cosa e ad ogni livello?


Chiedevano di partecipare ad un tavolo di trattative con il comune.

Di istituire un tavolo di trattative, non per protesta contro una manovra economica o per un caro tariffario o per la mancata sovvenzione o per tributi esosi, ma per ricordare la presenza e l’esistenza nel settore del trasporto pubblico del servizio taxi al momento della pianificazione di un programma del trasporto pubblico stesso.

Un settore quello del taxi che offre un servizio rendendo viabile lo spostamento di tutti, cittadini e turisti, per le strade e i rioni della città.

Un servizio che paradossalmente viene messo da parte come dimenticato nel momento di organizzare una politica di gestione del trasporto pubblico.

A febbraio la cooperativa San Telmo reiterava l’istanza e richiedeva la formazione e la costituzione di questa mesa di dialogo, una mesa del taxi inoltrando la richiesta al comune del Puerto de la Cruz.

Inserendo tra le richieste anche un argine al fenomeno dell’intrusismo: veicoli privati che esercitano il lavoro senza le adeguate misure di assicurazione e che mettono a rischio la reputazione di una cittadina e inviano al contempo messaggi fuorvianti sulla gestione trasporto nell’area urbana, penalizzando di fatto chi si muove nella legalità con una organizzazione professionale; un maggiore equilibrio nel criterio per armonizzare tra loro il servizio pubblico dei pullman turistici e taxi all’interno del circuito strettamente urbano.

In sostanza niente di diverso da quello che la normativa stessa stabilisce nel regolamento servizio taxi, ma che, complice una situazione placebo per la quale non si è mai verificato nulla di grave ed eclatante, si accetta una contaminazione nel settore con un beneplacito del vivi e lascia vivere.

Ad oggi non si è neanche stabilita una connessione o un tentativo di dialogo per ascoltare le necessità e regolarizzare il servizio ma non solo, Puerto de la Cruz è al momento il comune che sembra non essersi preoccupato di un settore gravemente afflitto dal lockdown per la pandemia, sicuramente uno dei maggiori penalizzati nella cittadina.

Urge quindi ancora di più stabilire una mesa di dialogo che sicuramente sarà approvata e realizzata a breve per un beneficio collettivo dei servizi chiari e trasparenti al cittadino.

Si tratterebbe in fine di conoscere il delegato o i delegati, una figura chiave nel dialogo, presumibilmente salirà dalla compagine della cooperativa che in questi giorni di agosto ha risollevato la questione.

Giovanna Lenti