“Se avessi letto questi cinque classici della letteratura non avresti votato Salvini”.

Così recita un post che circolava in rete.

I cinque “classici” sono: Il Milione di Marco Polo, Dei delitti e delle pene, di Cesare Beccaria, Sul sentiero dei nidi di ragno, di Italo Calvino, Il nome della rosa, di Umberto Eco e, udite udite, Vieni via con me di Roberto Saviano.

A parte l’irresistibile comicità di annoverare Saviano fra i “classici”, gli accostamenti fra questi libri e la politica di Salvini sono quanto mai pretestuosi ed infondati.

Il Milione sarebbe contro Salvini perché esalta il valore del dialogo fra le culture, come se chiedere regole per l’immigrazione s’identificasse col rifiuto degli scambi culturali.

L’opera di Beccaria costituirebbe un’implicita critica al leader leghista perché invoca rispetto per l’umanità dei condannati.


A parte il fatto che Beccaria troppo tenero non era, ad esempio si opponeva in certi casi alla pena di morte solo perché non la riteneva abbastanza spaventosa ai fini della prevenzione del crimine, a parte questo, non mi sembra che la richiesta del rispetto di leggi e regole si identifichi col ripristino della tortura.

Ed ancora, sottolineare il peso della religione nella nostra tradizione culturale equivarrebbe a sognare il ripristino dell’inquisizione, difendere la brigata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile equivarrebbe al ripudio della costituzione repubblicana e facezie di questo genere. 

Mi permetto di consigliare ai soloni che hanno compilato questo comico elenco la lettura di cinque libri, questi sì davvero dei CLASSICI.

Potrebbe far loro bene.

Arcipelago gulag di Aleksandr Solženicyn.

Molti dei super “buoni” critici del ministro dell’interno sono stati o sono fieramente comunisti, ed hanno difeso o giustificato l’esperienza sovietica prima, quelle cinese, cubana, vietnamita e venezuelana poi.

Nel suo capolavoro Solženicyn ricorda al mondo cosa realmente è stata quella esperienza: i fiumi di sangue e la quantità immane di sofferenze che ha provocato.

Senza lasciare alcuna eredità positiva al genere umano: solo economie distrutte, società disgregate, e, soprattutto, montagne di cadaveri.

Ma simili sofferenze non indignano ne commuovono i “buoni”.

Lettera sulla tolleranza di John Locke.

Il padre del pensiero liberale difende in questa sua famosissima opera, il valore della tolleranza religiosa. Ricorda però che non si può tollerare sempre tutto.

I “papisti” dice Locke, non vanno tollerati.

Non vanno tollerati perché sono a loro volta intolleranti, cercano di imporre a tutti il loro credo e perseguono fini che mirano alla sovversione politica prima che alla salvezza delle anime.

Chi sono oggi i nuovi “papisti”?

Qualsiasi persona intellettualmente onesta e capace di vedere lo sa benissimo.

I “buoni” non lo sanno, o fingono di non saperlo.

I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

E’ il romanzo più importante della letteratura italiana ed uno dei più importanti di quella mondiale. Scritto in un italiano splendido ci ricorda il peso enorme che la religione ha avuto nella nostra storia e nello sviluppo della nostra cultura.

Si può non essere credenti ma non si può pensare di conservare un minimo d’identità culturale se si prescinde dal rapporto positivo con quella storia e quella cultura tanto segnate dalla religione.

Si tratta di ovvietà, è vero, ma non per tutti.

I demoni di Fëdor Dostoevskij.

I super “buoni” si ritengono enormemente superiori al resto del genere umano.

Loro sono individui intellettualmente ed eticamente superiori, gli altri dei miserabili omuncoli.

Poveri fantozzini “alienati” dominati da sentimenti meschini ed interessi volgari.

Giudicano se stessi e gli altri esattamente nello stesso modo dei protagonisti del capolavoro di Dostoevskij.

Spietati rivoluzionari che non indietreggiano di fronte a nulla pur di affermare la loro ideologia nichilista.

La macchia umana di Philip Roth. 

Un tranquillo professore universitario americano custodisce da sempre un suo personalissimo segreto. Vive in pace, stimato e benvoluto, fino a quando pronuncia per caso una parola che alcuni ipocriti del politicamente corretto denunciano come “razzista”.

Questo evento gli distrugge la vita.

Piuttosto attuale, vero?

Penso che se gli autori del post di cui stiamo parlando avessero letto, o leggessero, queste opere avrebbero di che pensare e forse comincerebbero a riconsiderare alcune delle loro posizioni.

Ma pretendere che gente che considera un “classico” Saviano legga, e capisca, Locke o Dostoevskij è davvero esagerato.

Giovanni Bernardini