Appartengo al popolo di quelli che entrano in chiesa solo da turisti per fare foto, ma sono felice di poter scrivere un editoriale natalizio, una  riflessione laica e positiva sul Natale.

Noi di Tenerife siamo un’avanguardia umana, ridisegniamo la nostra vita, molti di noi hanno girato la boa della mezza età, guardiamo il puzzle di un mondo instabile da uno scoglio vulcanico assai periferico.

La maggior parte di noi “tollera” il Natale o “scappa” per Natale, semplicemente perché il luogo comune che sia una concessione della religione alla magia di Disney è duro a morire e sempre più complicato da recitare.

Una festa dell’amore a questo punto, o la si butta via o bisogna ripensarla da zero.

L’illimitato progresso della scienza non ci ha reso come pensavamo, onnipotenti e onniscenti, ci ha reso piuttosto ansiosi, isolati, soggetti a stati depressivi, insicuri, indifferenti al destino altrui, in una parola, disumani.

Mai come ora è caduto a puntino “un Natale qualsiasi” un momento in cui fermarsi e riflettere su cosa significhi davvero l’umanità, la relazionalità e la felicità.


Cosa possiamo mettere sotto l’albero di un Natale che arriva coperto di plastica e lustrini e sempre più vuoto dal di dentro?

Perché il mondo ridiventi un luogo in cui c’è posto per i sentimenti  umani, per i sorrisi, per la speranza e per la generosità, è necessaria una radicale inversione di rotta, programmata, consapevole, nella regia dei sistemi di produzione, nella relazione primaria fra il valore di cose e persone.

Il sistema capitalista estremo implode se il cliente finale prende coscienza del suo immenso potere e cambia  la propria richiesta, il prodotto mondo che è disposto a comprare.

Decidiamo che non serve la religione per fermarci una volta all’anno, fare il tagliando alla nostra capacità di comportarci con umanità e empatia, calarci nei problemi delle persone attorno a noi, aprire una porta, condividere un pasto, far arrivare una cena a chi non ce l’ha, ascoltare chi è solo.

Rialleniamoci a difendere il diritto a non avere paura di esporci al contatto, perché la felicità non è realizzazione, la felicità è relazione.

Per ritrovare la magia del Natale basta decidere di dedicare una settimana all’anno alla felicità e che la felicità cui ci dedichiamo, non sarà la nostra.

I nostri figli resteranno sorpresi nel vedere che incredibile catena di cambiamenti può mettere in moto una decisione così  rivoluzionaria benché in fondo così semplice.

Claudia Maria Sini