Lo stress visto da un osteopata

Quando pensiamo allo stress, lo immaginiamo come qualcosa che vive nella nostra testa: preoccupazioni, pensieri che si rincorrono, notti insonni.

Ma chi lavora ogni giorno con il corpo, come un osteopata, lo riconosce in modo diverso. Lo stress lo si tocca con le mani.
Il corpo non dimentica. Le tensioni che accumuliamo durante una giornata difficile non svaniscono quando chiudiamo il computer o spegniamo il telefono.

Si depositano nei muscoli, nelle articolazioni, nel modo in cui respiriamo. La spalla che si alza verso l’orecchio, la mascella serrata, il collo rigido al risveglio: sono tutti messaggi che il corpo ci invia.

Dal punto di vista osteopatico, lo stress mette in allerta il sistema nervoso autonomo, quella parte di noi che lavora senza che ce ne accorgiamo. Quando siamo sotto pressione, il sistema “simpatico” prende il comando: il cuore accelera, la respirazione diventa corta e superficiale, i muscoli si preparano all’azione. È una risposta antica e utile di fronte a un pericolo reale. Il problema è che oggi questo stato di allerta non si spegne quasi mai. Viviamo con il piede sull’acceleratore.

Uno dei primi a soffrirne è il diaframma, il muscolo principale della respirazione. Quando è contratto respiriamo male, ci ossigeniamo meno e la digestione ne risente. Non è raro che mal di testa ricorrenti, dolori cervicali o disturbi gastrici nascondano, alla radice, una tensione cronica legata allo stress.

In studio capita spesso di accogliere persone convinte di avere “solo” un problema fisico: una cervicale che non passa, una lombalgia che torna sempre uguale. Ma ascoltando il corpo, e ascoltando chi ce lo affida, emerge quasi sempre una storia fatta di ritmi troppo serrati, di sonno scarso, di tempo che non basta mai. Il dolore, in questi casi, è soltanto la punta di un iceberg ben più profondo.
Il lavoro dell’osteopata non è “far passare il dolore” come per magia, ma aiutare il corpo a ritrovare il proprio equilibrio. Attraverso tecniche manuali dolci si lavora sulle zone di restrizione, si libera il diaframma, si restituisce mobilità là dove tutto si era irrigidito. Spesso, quando il corpo si scioglie, anche la mente trova un po’ di respiro.

Ma il vero cambiamento parte da noi. Concedersi pause durante la giornata, camminare all’aria aperta, dedicare qualche minuto a una respirazione lenta e profonda sono gesti semplici che parlano la stessa lingua del corpo. Imparare ad ascoltarlo, prima che sia lui a costringerci a farlo con un sintomo, è forse la forma di prevenzione più preziosa.

Lo stress, in fondo, non è un nemico da combattere ma un segnale da comprendere. E il corpo, se impariamo ad ascoltarlo, è sempre il primo a dirci la verità.

di Dott. Francesco Collina
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