La possibile riduzione delle pensioni tedesche mette in allerta il settore turistico delle Canarie, che vede a rischio un visitatore tedesco su quattro.
Non sorprende nessuno che le Canarie fungano da rifugio permanente per i pensionati tedeschi, che vengono nelle isole principalmente durante i mesi invernali per godersi il sole e il bel tempo di cui sono privi nel loro paese d’origine.
Così come non sorprende che l’annuncio dei tagli alla spesa pubblica da parte del governo del cancelliere Friedrich Merz – il quale ha sostenuto che le pensioni tedesche saranno ridotte a una «copertura di base» per la vecchiaia e non saranno più sufficienti a garantire il tenore di vita a lungo termine – possa rappresentare un duro colpo per l’industria turistica, che si nutre in gran parte di questo segmento di visitatori.
Infatti, i turisti tedeschi di età superiore ai 65 anni rappresentano un quarto dei viaggiatori provenienti da questo mercato emittente, il secondo per importanza per l’Arcipelago.
Il taglio al sistema pensionistico in quel paese potrebbe privare i pensionati della possibilità di andare in vacanza, mettendo in discussione l’arrivo di un turista tedesco su quattro e del 4% del totale dei turisti internazionali che vengono nelle Isole per trascorrere le vacanze.
I turisti tedeschi sono, inoltre, i visitatori con la permanenza media più lunga – 10,9 giorni nel 2025, secondo l’Istituto Canario di Statistica (Istac) – e i secondi per volume totale di spesa, data l’importanza che questo mercato emittente riveste per la regione.
Per questo motivo, l’annuncio fatto dal governo tedesco preoccupa alle Canarie, poiché le misure illustrate – con l’obiettivo di tagliare 40 miliardi di spesa pubblica per aumentare gli investimenti nella difesa – sono di grande portata e non si esclude che altri paesi europei possano seguire questo esempio.
Non solo viene modificato il sistema pensionistico per ridurre le prestazioni, ma vengono anche eliminati molti servizi medici – con una riduzione del numero di cure, una diminuzione dei posti letto ospedalieri e un aumento del ticket sui farmaci –, viene eliminato il diritto del coniuge all’assicurazione sanitaria gratuita e vengono aumentati i contributi alla previdenza sociale.
Misure che non solo limitano i diritti dei cittadini tedeschi, ma minano anche il loro potere d’acquisto.
E tutto questo preoccupa in un territorio che vive, principalmente, grazie al fatto che i cittadini europei vengano a spendere il budget destinato alle loro vacanze trascorrendo alcuni giorni di riposo nell’Arcipelago.
Il calo del potere d’acquisto degli europei, sia per un motivo o per l’altro, non è una questione da poco.
A partire dagli anni Sessanta, famiglie e pensionati tedeschi si sono recati nelle Isole trasformandole in una destinazione rifugio, dove non solo beneficiavano del sole e della spiaggia, ma anche della differenza nel costo degli alloggi e dei servizi, il che la rendeva una destinazione molto attraente per le loro tasche.
Fino all’introduzione dell’euro, la svalutazione della peseta rispetto al marco tedesco favoriva la spesa in loco.
Il loro denaro rendeva di più alle Canarie e soggiornare in un buon hotel, cenare fuori o bere qualcosa in terrazza era qui molto più economico che nel loro paese d’origine.
Con l’arrivo della moneta unica la situazione è cambiata, ma sebbene la differenza non fosse più così marcata come prima dell’euro, i redditi più elevati dei tedeschi e il minor costo della vita nell’arcipelago hanno continuato a favorire questo binomio turistico.
Un idillio che ora potrebbe essere messo a rischio.
Anche se l’afflusso di pensionati tedeschi dovesse rallentare, è certo che non avrebbe lo stesso impatto su tutte le isole.
Alcune dipendono maggiormente da questo mercato, che è d’altronde molto sensibile alle fluttuazioni internazionali.
A Gran Canaria, ad esempio, i turisti tedeschi hanno rappresentato nel 2025 il 18% del totale dei visitatori giunti sull’isola, costituendo la seconda provenienza da cui proviene il maggior volume di persone.
A Fuerteventura, la dipendenza dal turismo tedesco è ancora più marcata.
Sebbene sia anch’esso il secondo mercato più importante, dietro a quello britannico, in realtà la differenza tra l’uno e l’altro è davvero minima.
E i visitatori tedeschi rappresentano quasi il 30% del turismo totale giunto a Fuerteventura lo scorso anno.
A La Palma o La Gomera costituiscono il segmento più importante, con un netto distacco.
A Tenerife, il turismo tedesco rappresenta l’11% del volume totale, una percentuale altrettanto importante ma che non raggiunge i livelli delle isole precedenti, mentre a Lanzarote, dove i protagonisti indiscussi sono i britannici, i cittadini tedeschi rappresentano il 7% del totale.
Gli effetti saranno, in ogni caso, progressivi e potrebbero tradursi non solo nella cancellazione dei viaggi.
I turisti potrebbero optare per una riduzione della frequenza dei viaggi – venire solo una volta all’anno invece che due o più volte – o accorciare i soggiorni, che come già detto sono i più lunghi di tutto il turismo internazionale, oppure scegliere alloggi più economici.
E sebbene all’inizio del 2026 non si sia ancora registrato un calo nel numero di arrivi – anche se già dalla fine dello scorso anno si iniziava a constatare un leggero rallentamento delle cifre –, la verità è che è difficile prevedere come si comporterà il mercato.
Non solo per la perdita di potere d’acquisto, ma anche per le difficoltà che le compagnie aeree potrebbero incontrare nel mantenere la capacità di trasporto aereo.
Franco Leonardi
