Ristoranti, spiagge, voli e alberghi “child free”: il fastidio verso i bambini non è più un’eccezione, ma il sintomo di una società che considera la fragilità un disturbo
Dopo anni di allarmi sul crollo delle nascite, aumentano gli spazi che escludono i più piccoli.
Dietro la richiesta di quiete e comfort si nasconde un’idea inquietante di convivenza: chi fa figli deve sparire dalla scena pubblica.
Dai treni agli aerei, dai locali alle vacanze “adults only”, cresce l’insofferenza verso bambini e genitori. Ma una città che non tollera l’infanzia è una città che rinuncia al proprio futuro.
C’è un cartello che compare sempre più spesso nelle nostre vite. Non sempre è scritto davvero, ma il messaggio è chiarissimo: “Qui i bambini non sono graditi”.
A volte è esplicito — ristoranti “adults only”, hotel che rifiutano ospiti sotto i dodici anni, spiagge silenziose riservate agli adulti — altre volte è più sottile: lo sguardo irritato sul treno, il sospiro ostentato in aereo, il fastidio automatico davanti a una risata troppo alta o a un pianto improvviso.
Diciamo che negli ultimi 20/30 anni si è persa anche la buona educazione che in genere si dava ai più piccoli per stare degnamente nel mondo degli adulti.
Bambini che strillano, che non stanno seduti al loro posto in ristoranti, treni, traghetti o aerei, non è questione di vivacità, è questione di non insegnare loro a stare in luoghi differenti: al parco puoi scatenarti, a cena fuori no; in aereo devi stare fermo e zitto, quando siamo a casa puoi piangere o cantare quanto vuoi.
Negli ultimi anni l’idea di creare spazi “child free” è diventata quasi una bandiera di civiltà.
Si rivendica il diritto alla quiete, al relax, all’esperienza esclusiva.
E naturalmente nessuno può negare che esistano genitori maleducati e bambini lasciati allo stato brado nei luoghi pubblici.
Ma il punto è un altro: quando l’eccezione diventa costume, e il fastidio si trasforma in principio, siamo davanti a qualcosa di più profondo di una semplice esigenza commerciale.
Siamo davanti a una società che considera i bambini un intralcio da maleducazione.
Il fenomeno è interessante soprattutto per il linguaggio con cui viene raccontato.
Non si dice mai “non vogliamo bambini”. Si parla di “comfort”, di “benessere”, di “esperienze premium”.
Un elemento disturbante da eliminare per garantire il diritto degli adulti a consumare in pace.
Eppure i bambini hanno una caratteristica ostinata: esistono, ma vanno educati e non cresciuti allo stato brado.
Ognuno che si tenga il figlio suo, ma che lo educhi a stare con la gente nel mondo.
Da anni governi, economisti e demografi ripetono che nascono troppo pochi bambini.
Si parla di “inverno demografico”, di culle vuote, di sistema pensionistico a rischio.
Case troppo piccole, asili insufficienti, trasporti complicati, ritmi di lavoro incompatibili con la vita familiare, la distruzione della FAMIGLIA vera!
E adesso anche spazi pubblici nei quali i bambini sono tollerati a fatica.
Il messaggio implicito rivolto ai genitori è devastante: i figli sono una scelta privata, quindi arrangiatevi.
Se un neonato piange in aereo, la responsabilità morale sembra ricadere interamente sui genitori, quasi avessero violato una norma di buona educazione. Ma se il neonato o bambino fa i capricci, i genitori devono sapere come fermarlo.
In rete proliferano video di passeggeri inferociti contro bambini di pochi mesi, commenti velenosi, richieste di “voli senza minori”.
Il diritto al comfort ha superato il diritto elementare di esistere nello spazio pubblico.
Dietro questa insofferenza c’è probabilmente qualcosa di più grande,
Il bambino, per definizione, rompe la logica della performance.
Richiede tempo, pazienza, adattamento. Impone agli altri una minima quota di tolleranza. Ed è forse proprio questo che oggi appare intollerabile. Però ricordiamoci UNA MINIMA quota.
Per decenni le città sono state lasciate in balia di sé stesse.
Pericolose, caotiche e insicure.
Ma una città senza bambini è una città che lentamente rinuncia al proprio futuro. Non solo in senso demografico, ma simbolico.
Educare i figli al rispetto degli altri resta un dovere dei genitori.
Bianca Leonardi
