Hantavirus, nuovo problema?

Il Covid 19 è un trauma che è penetrato nel tessuto del modo di essere e negli schemi di relazione fra persona e persona, fra paziente e autorità sanitaria, fra colleghi con diverse opinioni.

Io non credo che verrà cancellato anche se l’acredine contro chi ha difeso l’articolo 32 della costituzione trova lentamente sollievo.

Di fronte alla nuova esplosione di allarmismo riguardo all’hantavirus vorrei posizionarmi esattamente come l’altra volta: non voglio consentire né alla politica né all’emotività di sostituire i dati oggettivi di cui solo deve nutrirsi l’opinione di un medico.

Cosa è l’hantavirus.

E’ un virus che esiste in molte diverse sfaccettature di origine, sintomatologia e contagiabilità.

In generale è un virus trasmesso dai roditori.

Solo quello derivato dal topo delle risaie tipico dell’America del sud, il cosiddetto virus Andes, è contagiabile da persona malata, rigorosamente sintomatica, a persona sana.

Per tutti gli altri è necessario il diretto contatto di ogni persona contagiata con le feci, le orine, la saliva, polvere proveniente dal nido del topo.

Con questo abbiamo ridotto il campo della possibilità di diffusione epidemica da persona a persona ad un solo ceppo, un solo tipo di topo, un’area geografica ben precisa: il Sud America.

Tutti gli altri ceppi hanno ottime possibilità di trovarsi a bordo di qualsiasi nave che gira il mondo, non esiste, io credo, una sola barca  senza un topo a bordo.

In quale modo possono essere contagiati i passeggeri?

Il più grave è la presenza di topi nelle stive dove si conserva il cibo o peggio nel ristorante.

Il meno grave, la presenza di molecole infette che prendono la via degli aspirapolveri o degli impianti di areazione.

I sintomi si manifestano fra i 7 e i 50 giorni dall’avvenuto contatto e si dividono in due fasi: la prima affine a una gastroenterite virale, la seconda caratterizzata da sintomi affini a quelli del covid 19 e, infatti, il decesso avviene per emorragia polmonare e aritmia da scompenso.

La diagnosi certa si ha con un’analisi del sangue e le opzioni di trattamento sono ahimè limitate.

E’ essenziale intervenire sulla corretta ossigenazione del sangue, nei casi gravi per membrana extracorporea e la diagnosi tempestiva è essenziale.

La tachipirina e la vigile attesa sono ad oggi responsabili di un peso morale che niente e nessuno potrà cancellare perché appunto ritardavano il corretto intervento sui malati di covid.

Il tasso di mortalità è  10%-30% nei casi presi in tempo e fino al 50% se la terapia inizia quando la seconda fase è ormai avanzata.

Come dobbiamo comportarci nel futuro?

Il mio consiglio è sempre lo stesso, Con serenità, corporativismo, rispettandoci nella differenza, diffidando delle spiegazioni degli incompetenti ben pagati che la propaganda ci lancia addosso.

Se da un lato è perfettamente possibile che qualche svirgolato scarichi in un porto un milione di topi infetti, dall’altro la coesione, la prevenzione, e la scelta di professionisti integri e possibilmente preparati può sempre far fronte a una epidemia, non renderla indolore, certo, ma certamente non permettere che si trasformi in un trauma  collettivo slow release come è successo con il covid.

Riguardo alla vicenda della nave da crociera, la mia opinione a naso è che vi fossero topi a bordo, che un impianto ad aria piuttosto che una partita di papaye, abbia scatenato il dramma triste ma tuttavia circoscritto che resterà nella sfortunata storia di un paio di famiglie e non di tutti noi.

 Dott. Alessandro Longobardi

 

 

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