La prima parte di questo articolo, pubblicata nel numero di luglio, raccontava della scoperta di queste strutture a gradoni oggi conosciute da tutti come “Piramidi di Güímar” e si è detto di come la entrata in scena del famoso antropologo, archeologo ed esploratore norvegese Thor Heyerdahl, pur con le sue teorie difficili da dimostrare e che alla fine non sono state dimostrate, abbia avuto il merito di promuovere uno studio con criteri scientifici dell’origine e della funzione di queste strutture.

Purtroppo lo scontro di opinioni e teorie è stato spesso feroce, passando senza mezzi termini da un estremo all’altro, da fantasie atlantidee all’idea di semplici pile di pietre ammucchiate a caso. Con maggiore equilibrio invece si dovrebbe prendere come punto di partenza il fatto, difficilmente contestabile, che queste strutture presentano un disegno geometrico ben definito e realizzato con un certa maestria, fosse anche per il mero gusto estetico di chi ha liberato il terreno agricolo da queste pietre e le ha accumulate in questo modo. Le domande a cui rispondere su queste strutture, che in ogni caso rappresentano un patrimonio etnografico e culturale dell’isola di Tenerife, sono quindi quando siano state realizzate, da chi, per quale finalità e perché in questo particolare modo.

Schema della stratigrafia ottenuta con gli scavi realizzati tra in 1991 e 1996

Dopo quasi venti anni molti aspetti risultano ormai abbastanza chiari mentre altri continuano ad essere oggetto di dibattito. L’idea è quindi quella di fornire qui, in uno spazio pur limitato, un quadro su quelli che sono i principali risultati che possano considerarsi scientifici.

È bene però chiarire da subito cosa bisogna intendere per “scientifico”. Troppo spesso infatti si abusa di questo aggettivo e lo si usa in modo improprio. Ciò che è “scientifico”, o meno, è il metodo con cui si cerca di ottenere un risultato. “Scientifico” è sinonimo di “galileiano”. Affermare che un risultato sia “scientifico” significa dire che è stato ottenuto con il metodo di indagine e di verifica introdotto da Galileo Galilei a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, metodo che consiste nell’individuare quegli elementi la cui osservabilità sia accessibile a tutti e costruirci sopra una teoria logica e formulata con un linguaggio preciso, formale e quantitativo in modo da poter essere testata e verificata (o confutata) da chiunque. Indubbiamente discipline come storia e archeologia si prestano ad un uso esaustivo del metodo scientifico (galileiano) in modo minore che, per esempio, discipline come fisica o biologia, ma bisogna comunque avere chiaro che se vogliamo parlare di scienza, il giudizio è sul metodo. Un risultato accettato come scientifico è quindi semplicemente un risultato ottenuto con un metodo che, per le sue caratteristiche, lo rende accettabile, e allo stesso tempo confutabile, da tutti.

Lo studio documentale e archeologico

Le prime indicazioni a sfavore di una origine “antica” delle Piramidi di Güímar vennero dal fatto che non esiste memoria popolare della loro esistenza. All’epoca della scoperta, infatti, si cercò di capire se gli anziani della zona ne sapessero qualcosa, ma le testimonianze non andavano oltre il ricordo della pratica comune di liberare i terreni dalle pietre vulcaniche per poterli coltivare, accumulandole in un qualche modo. Il che non spiega comunque il disegno così particolare di queste strutture.

Immagine di una struttura piramidale a gradoni, oggi scomparsa,
nelle campagne agricole de La Orotava a Tenerife

Passando dalla memoria popolare a quella documentale, il risultato è ancora più sfavorevole ad una presunta origine antica. Oltre al fatto che nessun cronista storico di Tenerife dell’epoca posteriore alla conquista faccia riferimento a queste strutture (mentre invece esistono numerosi riferimenti ad altri luoghi importanti del mondo dei Guanci) esiste il documento di compravendita dei terreni agricoli sui quali si trovano le piramidi. È un documento del 1854 e neanche in esso viene fatta alcuna menzione né delle strutture a gradoni né della casa padronale che oggi è la sede del museo del parco etnografico in cui sono inglobate. Invece documenti successivi, datati tra il 1864 e il 1881, fanno riferimento ai lavori di riassetto e riadeguamento di tutta la tenuta a fini agricoli, compresa la casa padronale. Tutto ciò costituisce quindi l’unica indicazione finora accettabile riguardo l’epoca di edificazione delle strutture piramidali, che sarebbe quella tra la prima metà del XIX secolo ed il 1881.


E sempre nella stessa direzione vanno i risultati delle prospezioni archeologiche realizzate nel corso degli anni ’90. L’Università de La Laguna ottenne all’inizio del 1991 i permessi per gli scavi, che furono poi iniziati nel settembre dello stesso anno, nel 1996 furono resi pubblici i primi risultati. L’obiettivo dello scavo archeologico, oltre a quello ovvio della ricerca di possibili reperti, era anche quello di trovare una sequenza stratigrafica relazionabile con le strutture piramidali. La stratigrafia come metodo di datazione è una tecnica sviluppata in modo scientifico dai pionieri della geologia agli inizi del XVII secolo e poi applicata anche agli studi archeologici. L’azione umana e gli eventi naturali spesso lasciano tracce che formano strati che nel tempo si sovrappongono l’uno all’altro. Riuscire a trovare una buona successione di strati, e riuscire a datare alcuni di essi permette quindi una datazione relativa per gli altri, essendo quelli inferiori più antichi di quelli superiori. In questo caso lo strato delle Piramidi rappresenta lo strato superiore più esterno e sarà quindi possibile solo stabilire un limite massimo per la loro antichità, non potendo esse essere più antiche degli strati sottostanti.

Casa padronale, costruita tra il 1854 e il 1881 e oggi totalmente restaurata, a presidio della della tenuta
agricola nella quale si trovano le Piramidi di Güímar e attualmente trasfomata in parco etnografico

Tra il 1997 ed il 1998 furono effettuati scavi in un tubo vulcanico sottostante una delle piramidi e furono ritrovati reperti ed altre tracce che, con la datazione al radiocarbonio, indicano che fu abitato in epoca preispanica già nel secolo IX. Ma, come detto, nonostante le fantasie che la cosa possa stimolare, solo significa che la piramide in questione è posteriore a quell’epoca. Posteriore di un solo secolo o di dieci secoli… Limiti inferiori molto più stringenti vennero invece individuati già agli inizi degli scavi negli strati inferiori ad alcune delle piramidi. Si tratta di frammenti di ceramiche del secolo XVII e della metà del secolo XIX, e di un timbro-sigillo con la data del 1848. L’indagine archeologica quindi proporziona risultati coerenti come quella etnografica e documentale e indica per la costruzione di queste strutture una data non anteriore alla metà dell’800.

Lo studio archeoastronomico

Oltre alle indagini storiche e archeologiche, sin dal primo momento le piramidi furono oggetto di studio da parte di alcuni ricercatori dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, i quali rilevarono una serie di allineamenti astronomici, in particolare l’allineamento dell’asse della piramide principale con il punto di tramonto del sole nel giorno del solstizio d’estate. Esiste un dibattito tuttora aperto su quale sia il livello di precisione di questi allineamenti da considerare sufficiente per scartare l’idea di un allineamento casuale. Di questo però ne parleremo nella terza ed ultima parte di questo articolo nel numero di settembre di LeggoTenerife, ma possiamo già anticipare che anche lo studio archeoastronomico indica che tali allineamenti, nel caso siano voluti e non casuali, sarebbero di origine non anteriore al XIX secolo.

Gianni Mainella