Questo mese l’arca del mistero approda nell’estremo est dell’arcipelago con l’intenzione di portare alla luce un fatto ancora oggi molto controverso.

Le coste di Lanzarote insieme con quelle di Fuerteventura, La Graciosa, le vicine isolette e scogliere che appartengono al cosiddetto Arcipelago Chinijo condividono la suggestiva possibilità di ospitare resti sottomarini di presunte strutture artificiali.

Alcuni ricercatori fautori della migrazione primordiale delle Canarie sostengono che queste costruzioni risalgano a migliaia di anni fa e le utilizzano come prova dell’esistenza di una civiltà mitica conosciuta come Atlantide.

La zona di Punta de La Pechiguera, separata da Fuerteventura da un braccio di mare e nelle cui vicinanze si erge l’emblematica Montagna Rossa, è la più interessante al riguardo.

Una troupe della Rai su segnalazione di alcuni sommozzatori nell’anno 1981 fu la prima a filmare i fondali marini della zona e mostrare le immagini delle formazioni apparentemente artificiali che si trovano sotto la superficie.

Le immagini, che mostravano piattaforme terrazzate, gradini, muretti e corridoi che sembravano pavimentati, erano così spettacolari che all’epoca suscitarono aspettativa e anche la Spagna decise quindi di organizzare una spedizione nella zona.


Senza troppi indizi, finalmente il team di geologi, biologi marini e giornalisti riuscì a localizzare il luogo esatto realizzando riprese proprie, che sarebbero poi state trasmesse in TVE dal documentarista Luis Pancorbo.

Grazie al biologo e specialista in fotografia subacquea Prudencio Naranjo si diffuse rapidamente l’opinione ufficiale sulla natura di quelle presunte strutture, e cioè che fossero formazioni naturali.

Queste conclusioni affrettate e senza un’analisi accurata erano in linea con le esigenze politiche di allora però non potevano spiegare alcuni dettagli importantissimi come il fatto che l’ubicazione di queste formazioni coincida con un’area al di sopra della superficie nell’epoca a cui si era fatto riferimento, intorno agli 8.000 anni.

Secondo studi geologici delle coste canarie e dei loro fondali, esperti come il paleontologo Francisco García Talavera hanno dimostrato che, prima dell’ultimo disgelo, le isole di Lanzarote e Fuerteventura, insieme agli isolotti situati nelle loro vicinanze, formavano un unico territorio lungo all’incirca 200 km, una massa terrestre uniforme che estendeva le sue coste in alcuni punti per centinaia di metri oltre a dove si trovano oggi.

Anche le vicine coste africane e peninsulari erano notevolmente diverse da quelle attuali.

Infatti, rispetto agli odierni 95 km dell’ultima era glaciale, erano solo 60 km che separavano la costa delle Canarie da quella del continente africano.

Nel campo della speculazione, è plausibile pensare a una cultura insediata intorno alle coste africane, che si fosse trovata nelle condizioni di dover emigrare ed utilizzando imbarcazioni precarie fosse riuscita ad arrivare ad approdare nelle coste canarie prima dell’aumento del livello del mare.

Sicuramente sarebbe interessante organizzare nuove ricerche a quasi mezzo secolo di distanza per tornare a ispezionare queste strutture con la tecnologia moderna e poter chiarire così la natura artificiale o naturale delle costruzioni e, nel caso si rivelassero opera dell’uomo, cercare di scoprire se si tratta di costruzioni appartenenti all’antico continente di Atlantide o a popolazioni migrate dall’Africa.

Loris Scroffernecher