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    Storia e scienza delle piramidi canarie (1ª parte)

    Gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso sono stati per la Spagna, e per le Canarie, un po’ quello che furono gli anni ’50 e ’60 per l’Italia.

    La ritrovata libertà dopo quattro decenni di dittatura franchista portò con sé non solo la rinascita economica ma anche tutto un fiorire di interessi e iniziative sociali e culturali.

    Il regime franchista poi non si era solo limitato a conculcare le libertà civili e politiche, ma aveva svolto una costante attività di repressione del sentimento e delle identità culturali regionali spagnole in nome della “España, una, grande y libre”, e le Canarie non furono un’eccezione.

    Nelle Canarie furono quelli gli anni dell’Ach Guañac, la canzone del gruppo palmero Taburiente, inno musicale alla identità storica e culturale canaria.

    Furono gli anni dell’esplosione dell’uso dei nomi aborigeni canari per i bambini: riuscire infatti a battezzare un bambino o una bambina con il nome di Yeray o Yurena durante la dittatura franchista era impresa difficile se non impossibile.

    Furono gli anni di un interesse per tutto ciò che riguardasse il passato culturale e archeologico delle isole, in alcuni casi degenerato in una vera e propria sindrome da Indiana Jones, che proprio all’epoca imperversava sul grande e piccolo schermo.

    Un interesse a volte morboso ed esagerato che arrivò a generare anche grandi polemiche come quelle intorno alla famosa “Piedra Zanata” ritrovata a Los Silos nel nord di Tenerife, al presunto ritrovamento della “Caverna delle mille mummie” in un barranco tra Fasnia e Güimar nel sudest dell’isola, e intorno alla scoperta dei “majanos” o “morras” di Chacona, sempre a Güímar.


    Queste strutture a gradoni realizzate con pietre vulcaniche, conosciute come “Piramidi di Güímar”, sono sicuramente il caso più noto ai non isolani grazie al parco etnografico che vi è stato costruito intorno e che permette di visitarle.

    Sulle “Piramidi di Güímar” sono stati versati fiumi di inchiostro, tradizionale e digitale.

    Da articoli di giornale e testi in rete scritti da semplici appassionati fino a lavori professionali prodotti da storici, archeologi, antropologi ed astrofisici di riconosciuta fama accademica.

    L’intenzione di questo articolo è quindi quello di provare a fornire a chi non sia vissuto nelle Canarie negli ultimi quarant’anni, un quadro riassuntivo sulla nascita e l’evoluzione del fenomeno “Piramidi di Güímar”.

    La riscoperta

    Emiliano Bethencourt e Francisco Padrón sono stati due personaggi controversi della storia recente di Tenerife. Quest’ultimo è stato un popolare giornalista e conduttore radiofonico.

    Lavorò per la Radio Nazionale pubblica spagnola, fu il primo direttore di Antenna 3 a Tenerife e fu per anni una delle voci più popolari di Radio Club Tenerife.

    Ma la sua fama resta indubbiamente legata ai temi dei quali si occupava: misteri, esoterismo, ufologia e argomenti parascientifici in generale.

    Dal 1989 iniziò a curare anche una pagina nell’edizione domenicale del giornale canario “Diario de Avisos”, con una rubrica intitolata “Otros mundos, Otros misterios”, rubrica nella quale il 21 e il 28 gennaio del 1990 apparvero le prime notizie della scoperta di un complesso di strutture a forma di piramide a gradoni in un podere abbandonato nel comune di Güímar da parte di Emiliano Bethencourt.

    Emiliano Bethencourt era un appassionato e studioso (autodidatta e senza formazione accademica) di misteri canari. Cugino di suo nonno fu quel Juan de Bethencourt Alfonso che scrisse nel 1912 la notissima “Storia del Popolo Guanche”.

    Nel 1995 sarà protagonista dell’annuncio di una presunta scoperta archeologica che, se fosse stata confermata, sarebbe diventata il Santo Graal della archeologia canaria: la “Caverna delle mille mummie”, la cui scoperta originaria viene fatta risalire al 1763 dal padre dell’Illuminismo canario, Rafael Viera y Clavijo, ma di cui poi si sarebbero perse le informazioni esatte riguardo l’ubicazione.

    Però, nonostante l’enorme polverone mediatico che sollevò l’annuncio di Emiliano Bethencourt, nulla fu mai trovato nel luogo da lui indicato.

    Sette anni prima invece, nel 1988, Emiliano Bethencourt era alla ricerca nel territorio di Güímar di un presunto insediamento Templare del XIII secolo.

    Un insediamento quindi che sarebbe ben anteriore alla conquista castigliana delle Canarie e secondo lui vincolato al ritrovamento sulla costa di Güímar da parte dei Guanches della prima immagine della Madonna della Candelaria, immagine poi usata dai colonizzatori per la cristianizzazione della popolazione locale.

    Nessuna traccia fu trovata della pista Templare, però quella ricerca propiziò la scoperta, nel quartiere guimarero di Chacona, di sei “piramidi” alla cui posizione si supponeva facessero riferimento alcuni antichi documenti presenti nell’archivio di suo nonno.

    La scoperta portò Emiliano Bethencourt ed i suoi collaboratori a creare “gruppo di ricerca” (così lo chiamarono loro stessi) con lo scopo di proteggere queste strutture e per poter dimostrare al mondo quello che secondo loro rappresentavano, gruppo che a distanza di un anno, nel 1989, si trasformerà definitivamente nella “Confederación Internacional Atlántida” e troverà in Francisco Padrón la principale cassa di risonanza mediatica per le proprie teorie.

    Il motivo di tale nome fu spiegato dallo stesso Emiliano Bethencourt: l’organizzazione riteneva che le Canarie fossero parte dell’antico continente di Atlantide e che i primi aborigeni delle isole (i Guanci nel caso di Tenerife) fossero quindi gli antichi Atlantidei.

    Il fine dichiarato era perciò quello di studiare la comune origine atlantidea dei popoli poi sviluppatisi in epoca storica ai bordi dell’Atlantico.

    Thor Heyerdahl e il parco etnografico

    Tohr Heyerdahl con una delle imbarcazioni con cui cercò di dimostrare le proprie teorie diffusioniste

    La svolta “scientifica” avvenne però quando verso la metà del 1990 gli articoli e gli aggiornamenti che Francisco Padrón continuava a pubblicare regolarmente nella sua rubrica sul Diario de Avisos arrivarono nelle mani del famoso biologo, antropologo, esploratore, archeologo e avventuriero norvegese Thor Heyerdahl.

    Nel 1990 Thor Heyerdahl aveva già 76 anni ma la sua fama era ancora solida.

    Era stato il responsabile della prima vera campagna archeologica nell’Isola di Pasqua.

    Con le sue imprese di navigazione a bordo del Kon-Tiki, del Ra e del Tigris aveva dimostrato la possibilità reale della navigazione transoceanica e a lungo raggio anche in epoche antiche e con imbarcazioni realizzate con tecniche primitive.

    Seppur tra conferme e smentite, le sue ricerche e le sue imprese avevano comunque iniziato a dimostrare che le rotte marine e gli scambi culturali a lungo raggio erano molto più diffusi di quanto si credesse.

    Heyerdahl era un convinto sostenitore delle teorie “diffusioniste” secondo le quali le somiglianze culturali tra civiltà anche molto distanti geograficamente tra loro potessero essere spiegate con contatti avvenuti in epoche antiche. Vide quindi nella scoperta delle “piramidi canarie” il possibile anello mancante tra le civiltà del vecchio e del nuovo continente: le Isole Canarie sarebbero servite come base per attraversare l’Atlantico in epoche remote e le “piramidi” di Chacona rappresenterebbero la transizione tra il modello egiziano e quello dell’America Centrale.

    Non che queste teorie fossero molto più facili da dimostrare di quelle atlantidee di Emiliano Bethencourt e Francisco Padrón, ma tra i membri della Confederación Atlantida e il Dr. Heyerdahl c’era una grande differenza.

    I primi, con atteggiamento molto poco scientifico, più che risposte cercavano il modo di interpretare qualsiasi cosa come una prova delle proprie teorie.

    Heyerdahl invece era un professionista con esperienza e formazione accademica, e dopo aver visionato personalmente le “piramidi” stabilì la propria residenza a Güímar per poter promuovere insieme ad esperti locali ricerche con criterio scientifico, ricerche che anche se alla fine non hanno potuto confermare le sue teorie hanno però permesso di aprire un vero dibattito scientifico sull’origine e l’uso di queste strutture oltre alla loro conservazione all’interno di un parco etnografico.

    Ed è proprio di queste ricerche e di questo dibattito che parleremo nella seconda parte di questo articolo nel numero di agosto di LeggoTenerife.

    Gianni Mainella

     

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