L’Arca del Mistero approda oggi tra i burroni nebbiosi di Anaga, dove il muschio si confonde col mito e l’acqua cela segreti più antichi delle parole…
Nel cuore verde e quasi inaccessibile del massiccio di Anaga, a Tenerife, si snoda il Barranco del Palmital, una gola stretta e umida dove il sole arriva tardi e il silenzio viene interrotto solo dallo scroscio dei ruscelli.
È in questo scenario che si tramanda una leggenda oscura e poco conosciuta: quella dell’anguilla paluda, un essere tanto ridicolo nella forma quanto inquietante nel significato.
La storia affonda le sue radici nel XIX secolo, quando alcune famiglie di contadini vivevano isolate in quel tratto aspro della cordigliera.
Una di queste, stanziata presso una pozza naturale che mai si prosciugava, cominciò a raccontare di uno strano animale: una creatura lunga e serpentina, simile a un’anguilla… ma ricoperta interamente di peli neri e folti.
I testimoni più coraggiosi dicevano di averla vista emergere lentamente dall’acqua al tramonto, come se sentisse il calore dell’ultimo sole.
L’essere non solo generava repulsione visiva, ma era accompagnato da un’aura sinistra.
Gli anziani lo chiamavano “la bestia del charco,” e sussurravano che non era un animale vero, ma una manifestazione diabolica, creata da una maledizione ancestrale.
In molti raccontavano di animali scomparsi nei pressi della pozza e di bambini colti da febbri improvvise dopo esservisi avvicinati.
Con il passare degli anni, la leggenda venne documentata in forma orale da alcuni studiosi locali, e nel 1890 un appunto manoscritto dello storico Don Eusebio Rodríguez y Ledesma parlava di “un animale ignoto a scaglie e pelo, visto più volte nel Palmital, simile a quelli descritti nei bestiari medievali”.
Quello che rende ancor più interessante questo mito è il parallelo con altre creature criptozoologiche di culture diverse: dal Ningyo, giapponese, al Kushtaka inuit, fino ai serpenti piumati delle Ande.
Creature ibride, sempre legate all’acqua e sempre associate a segnali o avvertimenti.
Una variante moderna del racconto narra che durante gli anni ’70 un escursionista tedesco si sia smarrito nel Barranco e sia tornato due giorni dopo profondamente scosso, mormorando di “aver visto un serpente con la pelliccia” e “occhi umani”.
Da allora, alcuni speleologi e appassionati di fenomeni paranormali hanno provato a localizzare la pozza esatta, senza successo.
Ma come si spiega tutto ciò?
Alcuni ipotizzano un antico rospo tropicale mutato, o una specie estinta di anfibio relitto.
Altri, più spirituali, parlano di un “guardiano” posto lì dai Guanches per proteggere un accesso sotterraneo alle viscere della montagna.
Del resto, l’intera zona di Anaga è costellata di cunicoli lavici, grotte sacre e resti archeologici ancora inesplorati.
L’Arca del Mistero oggi non pretende di darvi risposte, ma vi invita a camminare con rispetto tra le rocce di Palmital, ad ascoltare i bisbigli del vento e osservare con attenzione i riflessi dell’acqua stagnante.
Forse l’anguilla paluda non è altro che la personificazione di un timore atavico, o forse è una reliquia vivente di un tempo perduto.
Come sempre, la scelta se crederci o meno… resta nelle vostre mani.
Loris Scroffernecher
