Il tempo rubato…

Questo mese l’Arca del Mistero si addentra in un fenomeno reale, documentato e ancora irrisolto che riguarda alcune zone montane delle Isole Canarie, dove negli ultimi anni si sono verificati casi di persone ritrovate vive dopo ore, talvolta giorni, di assenza, ma incapaci di spiegare cosa sia accaduto durante il tempo trascorso.

Non si parla di leggende o racconti isolati, bensì di episodi registrati dai servizi di emergenza e dalle forze di soccorso, accomunati da un elemento inquietante: la perdita di memoria associata a una percezione alterata del tempo.

Diversi interventi di ricerca in aree come il Parque Rural de Anaga hanno portato al ritrovamento di escursionisti in apparente buono stato fisico, senza segni evidenti di cadute o traumi, ma in stato confusionale.

Alcuni non ricordavano di essersi persi, altri erano convinti di essere scomparsi da poche decine di minuti, quando in realtà le operazioni di ricerca erano durate molte ore.

In più di un caso, gli orari dichiarati dai soggetti non coincidevano con quelli registrati da telefoni, GPS o squadre di soccorso.

Il dato più interessante, secondo gli operatori, è la ricorrenza di queste anomalie in contesti ambientali simili: nebbia improvvisa, sentieri boschivi poco frequentati, zone con copertura irregolare dei segnali elettronici.

Le persone coinvolte non erano inesperte né impreparate; spesso si trattava di escursionisti abituali, equipaggiati correttamente e perfettamente consapevoli del percorso scelto.

Questo rende più difficile attribuire i casi a semplici errori di valutazione o panico.

Dal punto di vista medico, gli accertamenti successivi non hanno evidenziato intossicazioni, traumi cranici o condizioni neurologiche note in grado di spiegare la perdita temporanea di memoria.

Alcuni specialisti parlano di episodi dissociativi legati a stress ambientale, disidratazione o affaticamento.

Tuttavia, questa spiegazione non chiarisce del tutto la discrepanza temporale riferita da più soggetti, né la sensazione comune di “tempo mancante” che molti descrivono con sorprendente coerenza.

Un aspetto che colpisce è la reticenza con cui questi episodi vengono raccontati.

Molti dei protagonisti preferiscono non rendere pubblica l’esperienza, limitandosi a riferirla solo ai soccorritori o ai familiari più stretti.

Chi accetta di parlarne usa spesso espressioni simili: “come se qualcuno avesse spento e riacceso”, “un vuoto”, “un salto”.

Termini che non aiutano a chiarire, ma che indicano un’esperienza vissuta come reale e disturbante.

Gli studiosi ricordano che l’ambiente montano delle Canarie presenta condizioni particolari: conformazioni geologiche complesse, umidità elevata, improvvisi cambi climatici.

Tutti fattori che possono incidere sull’orientamento e sulla percezione.

Eppure, anche tenendo conto di queste variabili, resta una zona grigia difficile da ignorare, soprattutto quando casi simili emergono in luoghi diversi ma con dinamiche quasi identiche.

Il fenomeno delle persone ritrovate senza memoria e con una percezione alterata del tempo non può essere liquidato come semplice suggestione.

I dati esistono, gli interventi sono documentati, le testimonianze convergono.

Forse la spiegazione è ancora incompleta, forse mancano strumenti adeguati per interpretare ciò che accade in certi contesti.

Quel che è certo è che questi episodi ci ricordano quanto la relazione tra ambiente, mente e percezione sia fragile, e come, in alcune zone delle Canarie, il tempo sembri non scorrere sempre nello stesso modo per tutti.

 Loris Scroffernecher

 

 

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