Si può crederci o meno…

Questo mese l’Arca del Mistero naviga fino alla Cueva de Achbinico, a Candelaria, uno dei luoghi più antichi e simbolici di Tenerife, spesso raccontato solo come spazio di culto ma da tempo al centro di segnalazioni che vanno oltre la semplice devozione.

Conosciuta anche come Cueva de San Blas, questa grotta non è soltanto legata alla tradizione religiosa: è un punto in cui, da secoli, si concentrano racconti di presenze, luci e fenomeni difficili da ricondurre a cause ordinarie.

Le fonti storiche confermano che la grotta era considerata sacra già in epoca guanche, prima dell’arrivo dei conquistatori.

Qui sarebbe stata custodita la figura della Virgen de Candelaria, ma molto prima ancora lo spazio era utilizzato per riti e veglie.

Questo dato è fondamentale, perché colloca Achbinico come luogo di continuità rituale, non come semplice costruzione religiosa successiva.

In contesti simili, la stratificazione simbolica tende a generare, nel tempo, una forte carica emotiva e percettiva.

Negli ultimi decenni, le segnalazioni più interessanti arrivano da custodi, addetti alla manutenzione e fedeli che frequentano la grotta fuori dagli orari di maggiore affluenza.

Si parla di luci interne percepite quando la grotta è chiusa, rumori di passi su superfici rocciose asciutte, sensazioni improvvise di freddo localizzato e, in alcuni casi, della percezione di una presenza alle spalle, soprattutto durante le ore notturne.

Nessun episodio isolato, ma racconti che si ripetono con una certa coerenza nel tempo.

Un elemento che colpisce è la discrezione con cui queste esperienze vengono riferite.

Non ci sono denunce ufficiali né comunicati, ma testimonianze raccolte in modo informale, spesso accompagnate da una certa reticenza.

Chi lavora stabilmente nella zona tende a non enfatizzare, ma neppure a negare del tutto.

La posizione ufficiale resta prudente, limitandosi a spiegazioni legate all’acustica naturale della grotta e all’effetto suggestivo del luogo.

Dal punto di vista scientifico, la grotta presenta effettivamente caratteristiche che possono amplificare suoni, variazioni di temperatura e percezioni sensoriali.

Tuttavia, queste spiegazioni non chiariscono completamente perché alcune segnalazioni avvengano sempre negli stessi punti e in assenza di variazioni ambientali evidenti.

Né spiegano perché anche persone non informate sulla storia del luogo riferiscano sensazioni simili.

Il confine tra fede e fenomeno paranormale, in casi come questo, è sottile.

La Cueva de Achbinico è un luogo vivo, frequentato, carico di significato, e proprio per questo ogni anomalia viene filtrata attraverso rispetto e silenzio.

Ma è anche vero che, in molti contesti analoghi, le segnalazioni persistenti indicano qualcosa che merita almeno di essere osservato con attenzione, senza liquidarlo come semplice suggestione.

La Cueva de Achbinico non emerge come un luogo “infestato” nel senso spettacolare del termine, ma come uno spazio di soglia, dove storia, culto e percezione si sovrappongono.

Il mistero non è tanto ciò che appare, quanto la continuità delle esperienze riferite nel tempo.

Forse il vero interrogativo non è se esista una presenza, ma perché certi luoghi, più di altri, continuino a generare sensazioni che resistono alle spiegazioni e al passare dei secoli.

 Loris Scroffernecher

 

 

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