Possiamo collegare Eduardo De Filippo, Clint Eastwood e Dostoevskij?
La risposta è assolutamente sì…
Oggi domenica 26 aprile alle 07.00 ero a letto, ascoltando musica classica e il canto degli uccelli, quando ho iniziato a scrivere questa cronaca.
Se vi piacciono le storie che parlano di redenzione siete nel posto giusto.
Questa è un po’ la storia di un poliziotto border line: io, il commissario Steneri.
Mi piacciono l’Ispettore Coliandro e il suo diletto professore Harry lo sporco, cioè Dirty Harry di Clint Eastwood.
A volte pare che la Legge serva per proteggere i delinquenti, ne ho abbastanza dei diritti umani di coloro.
Giorni fa nel Giro d’Italia due ragazzi, meglio detto due delinquenti, hanno provato a far cadere i ciclisti a San Vitaliano in provincia di Napoli, fortunatamente sono stati denunciati dagli agenti del commissariato.
Da sempre ho creduto nella punizione, sono un commissario in gamba; ma credo anche nei complimenti per un lavoro ben fatto.
Ricordo mia nonna che diceva a mio cugino in corretto francese:”in castigo” e lo metteva nell’angolo della stanza.
Questo non lo possono fare i genitori moderni perché loro non sanno mettere limiti ai propri figli.
Insomma: vade retro la cultura woke: cioè l’eccesso del politicamente corretto.
I ragazzi maleducati sono il prodotto dei genitori maleducati anche loro, che non hanno saputo educarli con saggezza.
Un pensatore spagnolo ha detto che anticamente le persone sentivano vergogna di essere ignoranti, oggi nel XXI secolo le persone se ne vantano!
Ma nella stessa Spagna si sta assistendo a un risveglio religioso tra i giovani, loro stanno trovando i valori spirituali nella Chiesa una volta che hanno capito che il consumismo odierno non porta alla felicità.
Però devo confessarvi che questo poliziotto border line fu colpito dall’emozione, soltanto vedendo il trailer del film “La salita” di Massimiliano Gallo.
Lo ricordate come il vicequestore Luigi Palma della serie “I Bastardi di Pizzofalcone”?
L’appassionante trama è basata sui due fatti realmente accaduti negli anni ’80 nel Carcere per Minorenni nell’Isola di Nisida: la trasferta di diciotto detenute dal Carcere di Pozzuoli dovuto al bradisismo.
E l’arrivo di Eduardo De Filippo, neonato senatore a vita, che fa costruire col suo proprio denaro un teatro e una scenotecnica per svolgere il suo laboratorio di teatro, lui insegnò ai ragazzi detenuti che l’arte è il primo atto di libertà.
“La salita” è un omaggio, oppure meglio un atto d’amore, fatto da Massimiliano Gallo nel suo esordio cinematografico nella regia, a un mito del grande teatro napoletano: Eduardo De Filippo.
È un film in costume ambientato negli anni ’80 girato in appena quattro settimane.
L’immenso Eduardo De Filippo (1900-1984) fu attore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e poeta.
Quando il Nostro disse nel film “Ho pensato che potremmo fare uno spettacolo, i vostri detenuti e le detenute reciteranno insieme a miei attori”.
A questo punto ho dovuto allontanare la testa dal PC per le mie lacrime… non dimenticate che sono un napoletano nato nel posto sbagliato.
E continuano le emozioni quando un attore dice parlando sul pubblico “Noi li faremo ridere, li svagheremo, e poi a un certo punto a tradimento li colpiremo con la malinconia e lo struggimento”.
Se vi sembrasse che sono un guastafeste mi spiace per voi, non mi preoccupa, ma se siete esseri umani sensibili sarebbe impossibile mangiare pop corn con tante emozioni!
Ho visto MG raccontare emozionato come da ragazzino era nel teatro vedendo l’ultima regia del Nostro, ma lui era malato e non aveva potuto farsi vivo nella sala.
Quindi a fine funzione fu messo in scena un telefono, vicino a un microfono; il Nostro disse soltanto “Buonasera” e accadde un miracolo: si misero in piedi settecento persone, senza prima essersi messi d’accordo!
Allora Eduardo De Filippo era diventato un mito, aveva saputo raccogliere l’amore del pubblico.
Ritornando al potere salvifico del teatro come atto di libertà, devo dirvi che c’era già negli anni ’80 e ’90, ma che richiede una partecipazione attiva del pubblico, infatti permette di rispondere alla domanda “chi siamo?”.
Io so quale tipo d’arte mi piace, quello dove trovo qualcosa su di me e anche che mi permette di arricchirmi, però ascoltando MG continuo a imparare qualcosa sul teatro; qualcuno ha scritto “sempre alunno”, e mi piace, infatti io da sempre ho avuto fame di imparare, e mi mancavano questi fondamenti teorici sull’arte.
Mi sembra che io sia un teatrista mancato, però sono un giovanotto e non è mai troppo tardi per provarci.
L’unico personaggio della mia vita teatrale fu un venditore muto di palloncini!
Siccome io fui un ragazzo timido, da adulto ho pensato che facile sarebbe stato vivere la mia vita come se fosse sul palcoscenico.
Agli antipodi del teatro come strumento di liberazione c’è la benedetta IA, che sta dando una spinta finale al processo, iniziato con la TV e seguito con le reti sociali, di rendere gli esseri umani più e più ignoranti.
Mentre spazzolavo i denti, ieri, ho avuto un’Epifania: il pubblico del teatro è un pubblico colto tanto quanto da non mangiare il pop-corn in sala!
Da sempre mi sono piaciute le storie che parlano di redenzione, il colpevole è Dostoevskij col suo libro “Delitto e castigo”, dove un doppio assassino trova la redenzione in una povera giovane che gli offre la carità della fede in Dio.
Io non sono per niente un criminale, ma ho trovato la redenzione nella mia musa, la sirena partenopea; prima di lei ero un morto vivente e un po’ brontolone.
E aggiungo che dal momento che l’ho conosciuta, cinque anni fa, anch’io sto svegliandomi a Dio.
E possiamo collegare Dostoevskij con il teatro con questa frase a lui attribuita: “La bellezza salverà il mondo”, io vorrei davvero crederlo, ma in questi tempi di Trump e Putin…
Confessione: la verità io non avevo mai provato tante emozioni scrivendo una cronaca come questa, spero che vi piaccia.
di Commissario Steneri
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