Oggi vorrei soffermarmi su due parole importanti per la nostra salute: eubiosi e disbiosi.
Di solito la medicina seria prende le distanze dalle “mode” ma in questo caso, benché siano parole ormai di moda, raccontano una storia degna di attenzione.
Si delinea sempre più chiaramente infatti la relazione fra il microbiota e comportamento sociale non senza forzature new age dalle quali, personalmente, prendo le distanze.
L’intestino, è vero, si collega al cervello attraverso il nervo vago e il benessere o malessere della flora intestinale viene recepito e gestito dai recettori del cervello.
La parte che non accende il mio interesse di questa nuova tendenza che parla addirittura di psicobioti, è quella che parte dai probiotici per portare alla felicità e la pace nel mondo. Come dicono gli inglesi, too much is too much.
Quella invece per me valida e condivisibile, prende atto dell’effetto sulla salute e quindi sul benessere generale dell’abbassamento medio del livello di salute del microbiota (batteri, lieviti e funghi in proporzione corretta) a seguito del costante stato di allarme e pressione in cui ormai vivono le persone.
L’eubiosi è in sintesi un corretto equilibrio che si genera fra le diverse specie microbiotiche che interagiscono nel nostro organismo, beneficiando le une della presenza e dell’attività delle altre.
A cosa serve?
Regola l’assimilazione delle vitamine e dei minerali, è la sala di regia del nostro sistema immunitario, gestisce i processi digestivi e incide sull’eliminazione delle tossine.
Per questo, è sempre sconsigliabile l’assunzione “un tanto al chilo” anche dei tanto osannati probiotiici, perché bombardare un sistema composito può avere effetti negativi se lo si fa col prodotto o le dosi scorrette, sbilanciandolo.
Quando l’equilibrio essenziale e delicato della flora batterica intestinale salta, parliamo di disbiosi o disbatteriosi.
Un tempo si accorpava tutta la famiglia dei sintomi che comporta, sotto il nome di sindrome di colon irritabile ma col tempo, si è approfondita la conoscenza del variegato panorama dei componenti del microbiota e si è potuto correlare con gran precisione il ventaglio di squilibri possibili, con le patologie che possono esserne sia la causa che la conseguenza.
Come fare per capire se la stanchezza cronica, la cattiva digestione, l’umore irritabile, il gonfiore, le impurità della pelle, l’obesità, possono essere corrette partendo semplicemente dal riequilibrare il microbiota intestinale, quando sono cause e quando conseguenze e, soprattutto, in che modo si deve riequilibrarlo?
L’esame che fornisce dati totalmente esaurienti è quello del genoma del microbiota intestinale, però dall’analisi delle urine, delle feci, del respiro, possono emergere indicazioni sufficientemente soddisfacenti.
La dose corretta di probiotici (organismi vivi in grado di interagire con la flora presente nell’intestino) è di un miliardo di cellule vive per ceppo e per giorno, e il lavoro prezioso che svolgono per noi è quello di andare all’origine che ha generato l’insorgere delle patologie, affievolire l’infiammazione del microbiota e agire da barriera nei confronti della colonizzazione degli agenti patogeni.
Per questo, oltre a suggerire prudenza rispetto alle nuove tendenze della psicologia probiotica che mi sembra un poco un balzo in avanti eccessivo rispetto al fatto che chi sta bene ha un migliore umore rispetto a chi sta male, suggerisco di prendere l’abitudine di leggere il dosaggio dei costosissimi prodotti da banco che spesso compriamo per emotività e senza vera coscienza di ciò che assumiamo, quando leggete che vi propongono qualche migliaio di cellule vive per dose o che si tratta solo di un ceppo, risparmiate il vostro denaro e chiedete consiglio a un professionista, possibilmente fornendogli una analitica in grado di guidarlo verso un consiglio utile e sensato.
Dott. Alessandro Longobardi
