Pubblicato il primo modello digitale ad alta risoluzione del vulcano di La Palma

L’eruzione della Tajogaite “ha avuto un enorme impatto sulla morfologia e sull’ecosistema dell’isola, e la creazione di questo modello digitale a pochi mesi dal suo completamento sarà utile anche per il processo di ricostruzione dell’area”, affermano gli autori dello studio.

L’Istituto vulcanologico delle Isole Canarie (Involcan) comunica sui suoi social network che è stato pubblicato “il primo modello digitale ad alta risoluzione dell’eruzione della Tajogaite”.

L’eruzione vulcanica della Tajogaite ha avuto “un enorme impatto sulla morfologia e sull’ecosistema di La Palma e la creazione di un modello digitale a pochi mesi dal suo completamento sarà utile anche per il processo di ricostruzione dell’area”, spiega.

Nello studio “High-resolution Digital Surface Model of the 2021 eruption deposit of Cumbre Vieja volcano, La Palma, Spain”, appena pubblicato sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con i ricercatori dell’Instituto Volcanológico de Canarias (Involcan), presentano il primo modello digitale ad alta risoluzione (circa 20 cm) della superficie e condividono alcuni dei principali risultati dello studio sull’eruzione.

I dati sono stati ottenuti da misurazioni fotogrammetriche aeree effettuate con droni durante l’eruzione e alla fine dell’eruzione utilizzando la tecnica “Structure from Motion”.

Il team di ricerca dell’INGV, specializzato anche in riprese in aree a rischio vulcanico, è stato coinvolto fin dall’inizio dell’eruzione nell’ambito della collaborazione scientifica internazionale su richiesta e in coordinamento con i colleghi di Involcan.

Riccardo Civico, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio, sottolinea che “oltre 200 milioni di metri cubi di deposito, costituiti principalmente da lava, hanno causato profondi cambiamenti morfologici nella parte occidentale dell’isola, influenzando sia l’ambiente naturale che quello umano su un’area di decine di chilometri quadrati, come dimostrato dal modello digitale presentato in questa pubblicazione”.

Luca D’Auria, direttore dell’Area di Sorveglianza Vulcanica dell’Istituto Vulcanologico delle Canarie (Involcan) aggiunge che “la lava prodotta dall’eruzione, che in alcuni punti aveva uno spessore di oltre 60 metri, ha distrutto più di 1.600 edifici, oltre 200 ettari di piantagioni di banane, la principale risorsa economica dell’isola oltre al turismo, nonché infrastrutture strategiche come strade, linee elettriche, acquedotti, raggiungendo l’oceano e modificando la linea di costa”.


Questo lavoro ci fornisce un importante contributo per definire il quadro dell’eruzione e costituisce un utile strumento per la pianificazione degli interventi di recupero dell’area urbana invasa dai prodotti dell’attività vulcanica”.

Piergiorgio Scarlato, coordinatore delle attività dell’INGV in collaborazione con Involcan a La Palma durante la crisi vulcanica, conclude che “i droni continuano a essere strumenti decisivi per rilevare in sicurezza aree interessate da fenomeni naturali non raggiungibili in altro modo, soprattutto durante un’eruzione vulcanica.

Durante gli oltre 800 chilometri di sorvolo effettuati dai nostri droni, sono state raccolte più di 12.000 immagini aeree ad alta risoluzione e georeferenziate, che ci hanno permesso di costruire una mappa dettagliata del campo di lava e del nuovo edificio vulcanico già formatosi durante l’eruzione.

Siamo riusciti a calcolare il volume totale e il tasso di emissione dei prodotti vulcanici emessi dal vulcano tra settembre e dicembre 2021.

Nei primi giorni dell’eruzione, si è ottenuta una media di circa 60 metri cubi al secondo per i prodotti espulsi”.