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    Montalbano, sceneggiati vs fiction di consumo

    Ho trovato questo dossier poliziesco Sceneggiati contro fiction, forse perso a causa del suo contenuto.

    È basato su una fiction di successo: Il Commissario Montalbano.

    Il fascicolo dimostra, che la fiction non ha la qualità degli sceneggiati Rai.

    Avvertimento: questa rubrica non è per coloro che vanno al cinema a mangiare il pop corn.

    Osereste leggere quello che ha scritto Giuseppe Fazio?

    #1 Facciamo un paragone tra la recitazione degli attori della fiction e quella dei bravi teatristi degli sceneggiati Rai. La recitazione dei teatristi in TV può sembrare un po’ artificiale, ma loro trasmettono sentimenti! Che mi dite degli occhi lucidi di angoscia di Mariolina Bovo in La donna di fiori, di Sheridan? Lo sbaglio è cercare nella TV odierna quello che è proprio del teatro. Nella vita quotidiana noi ci parliamo come i personaggi della fiction, però manca la poesia! L’eccezione è la fiction Il Maresciallo Rocca. Sono certo che la recitazione degli sceneggiati ha lasciato delle tracce nel cuore degli italiani, e non solo dei sessantenni. Negli improbabili colori di un quadro di Paul Gaugin, non c’è una rappresentazione della realtà, è una nuova realtà. Ossia una delle funzioni dell’arte è “creare la realtà”.


    #2 La fiction di Montalbano non è propriamente un giallo: mancano  il classico mistero ed il glamour dei romanzi polizieschi. Anzi nella fiction le cose sono prosaiche come nella vita reale. Ottavia Piccolo ha detto: “Il teatro ha la funzione di raccontare gli esseri umani, i sentimenti, la contemporaneità. Raccontare la società: il teatro ha sempre fatto questo, come la letteratura”. Vorrei aggiungere che il teatro dovrebbe anche avere una funzione didascalica, ma questa fiction, con la sua ambiguità morale, non fornisce elementi per l’educazione del popolo.

    #3 Il nostro mestiere ci costringe ad essere diffidenti, cioè dobbiamo separare il grano dalla pula. Quindi che cosa c’è dietro le riprese di buona fattura, i bei paesaggi siciliani e la finezza dei ritratti psicologici? Ed anche della compassione di Montalbano per i deboli e i migranti? Risposta: la fiction non riesce mai a trasmettere fiducia verso il lavoro della Polizia. “Creare la realtà” non significa trasmettere quello messaggio sbagliato ai telespettatori. Sono sicuro che nelle scuole di polizia gli allievi ascoltano: “Attenti ragazzi, noi abbiamo una professione dignitosa e vocazionale, noi abbiamo del rispetto e dell’onore. Vi prego dimenticate quella fiction.  Anzi possiamo ricordare la prima serie poliziesca veramente italiana: Aprite polizia! In cui il Commissario Alzani ci racconta come il nostro mestiere è una lotta sleale, da un lato i banditi che non hanno niente più da perdere, e dall’altro noi poliziotti che non abbiamo nulla da guadagnare e tutto da perdere: la nostra vita e la nostra famiglia.”  Ho letto su un giornale di Firenze, parole del Sindacato di Polizia, contro questa fiction e in difesa di Catarella. Quando il mattatore Gigi Proietti se n’è andato in cielo, ho letto un twitter dei Carabinieri ricordando il bravo Maresciallo Rocca.

    #4 Che dire del Commissario Montalbano interpretato da Luca Zingaretti e del Vice Commissario “Mimì” Augello, interpretato da Cesare Bocci?  Essi non potrebbero passare un colloquio di lavoro per l’atteggiamento immaturo con le donne. Sono pubblici funzionari e la loro vita privata non gli appartiene. Montalbano in coppia con la sua ragazza Livia che vive a Genova, nonostante a volte stabilisca dei vincoli effimeri con diversi donne coinvolte nelle inchieste. Lui protegge “Mimi”, uno sfacciato donnaiolo. Non mi piace il perdonismo del commissario, non sa imporre il rispetto necessario alla sua autorità. Immaginatevi il caos del commissariato comandato da “Mimì”! Questo non è mai accaduto negli sceneggiati del commissario De Vincenzi. Però il carattere accigliato di quest’ultimo, non impedisce di vederlo suonare il flauto insieme a una violista, cioè la sua padrona di casa.

    #5 Come possiamo fidarci di un commissario che in soltanto 11 episodi ha ricevuto la visita dei delinquenti in casa sua per ben due volte? Una volta per rubare e un’altra per lasciargli due bambole erotiche. Una notte Montalbano si mostra debole quando telefona Livia, una donna manipolatrice, chiedendo la sua opinione su un delitto. Mentre il commissario Maigret può ritornare a casa a cena e condividere con sua moglie qualche cosa su un’inchiesta in corso. La Sig.ra Maigret sa ascoltarlo e dargli dei buoni consigli, apprezzati da suo marito. Montalbano svergogna gli uomini come la fiction svergogna la Polizia.

    #6 Che immagine della nostra Polizia si trasmette al mondo?  Ad esempio un poliziotto va di notte, senza portare la sua arma, a perquisire i contrabbandieri. Dopo viene sequestrato e quasi muore. L’Italia dovrebbe imparare dalla Turchia, le sue fiction sono una vera operazione di MKT, per vendere il paese ai turisti. In una serie poliziesca Kara Para Ask c’è un commissario corrotto, ma l’ispettore principale riesce a svelare, in 54 puntate, una banda di trafficanti di diamanti e organi. Ma l’ispettore è il fratello del commissario!

    #7 DICHIARAZIONE dell’Avvocato Difensore nel processo contro la fiction: “Gli sceneggiatori attuali sono costretti a fare queste fiction di consumo per il pubblico odierno, quello che non sa distinguere uno sceneggiato da una fiction. Invece il pubblico degli sceneggiati è un pubblico di culto che ha il tempo per riflettere. Però quelli che mangiano il pop corn al cinema, vivono in fretta una vita addormentata e consumista. Come avvocato devo riconoscere che gli sceneggiati, anche in bianco e nero e con le scenografie di cartone, raggiungevano alti livelli di qualità, oggi spariti.”

    #8 DEPOSIZIONE Testimonianza: “L’autore di questa rubrica afferma che ha visto 11 episodi, soltanto il necessario per scrivere un rigoroso commento.”

    Firmato: Ispettore Giuseppe Fazio, Commissariato di Vigata

    Dossier consegnato il  4 agosto 2021.

    SALVATE  L’ASSISTENTE CATARELLA   

    In un bel giallo, più importante che identificare il colpevole, sia trovare le tracce di umanità nei personaggi. Per questo ragione amo il romanzo “Delitto e castigo” di Fëdor Dostoevskij, per il suo valore didascalico. Per me la letteratura deve avere questo valore, forse perché da bambino mia nonna mi leggeva il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis.

    L’altro cervello pensante nel commissariato, dopo Montalbano, è  Catarella, interpretato da  Angelo Russo:

      Catarella sa ricuperare la voce  sconosciuta di un morto… in un cellulare.

    – Si rivela come un esperto poliziotto scientifico: ha visto in una casa perquisita solo due pecore, quindi ha concluso per la grande quantità di escrementi, che ci è passato un gregge. Dopo il commissario deduce che il criminale sia un pastore.

    – In una perquisizione è caduto due volte nel fango, ma  grazie a questo i poliziotti hanno scoperto un cadavere che non avrebbero trovato.

    Il fedele Catarella è il cuore del commissariato di Vigata, un devoto funzionario pubblico che qualche volte ha salvato la vita del commissario. Potrebbero mancare “Mimì”, Fazio o Galuzzo, ma l’uomo imprescindibile è lui, il centralinista ed esperto in “l’informaticcia”. Il Nostro ci dimostra che tutti possiamo riflettere, un’abilità un po’ scarsa in questa civiltà dove le persone ripetono cose come pappagalli e peggio li condividono sulle reti sociali. Mi sono affezionato a Catarella per il pittoresco modo di parlare usando anche le mani. Senza la sua parlantina, io parlo come lui, dunque ho concluso che sono suo orgoglioso nipote.

    Arch. Roberto Steneri

     

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