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    Sherlock Holmes alla Nando Gazzolo

    Sapete cosa significa osservare, concatenare e dedurre?

    È la magistrale formula di Nando Gazzolo, nei panni di Sherlock Holmes, il più famoso detective della storia.

    In questa miniserie Rai del 1968, l’attore savonese è accompagnato da Gianni Bonagura che interpreta il suo fedele amico Dottor Watson, sofferente ascoltatore quando Holmes suona il violino.

    Lo stesso Holmes ci racconta com’è il suo processo di indagine, quando dice che è un appassionato collezionista di coincidenze, di fatti strani, e li mette in fila nel suo cervello.

    È il solito: osservare, concatenare e dedurre!

    Il Nostro ha detto: “per me è sempre come la prima volta, mi lascio stupire dai particolari osservati, più cose strane si annotano più ci si avvicina alla verità”.


    Ma in questa qualità di Holmes c’è una trappolina, prima di concatenare, dobbiamo scegliere le vere tracce, non lasciarci illudere dalle apparenze, come succede ai poliziotti nei romanzi dei detective privati!

    Cioè dobbiamo imparare a tagliare con la precisione di un chirurgo le piste inutili.

    Queste potrebbero infatti essere state lasciate sulla scena del crimine, per ingannare gli investigatori.

    Elementare Watson! 

    Questo dovrebbe essere scritto nella prima pagina di qualsiasi manuale di investigazione.

    Mi sembra che tutti gli investigatori facciano lo stesso, in fondo è un metodo scientifico, l’unico valido, ma ovviamente sempre con l’aiuto dell’intuizione.

    E credo anche che noi, amanti del genere, usiamo questo metodo quando leggiamo o guardiamo un giallo, cioè cominciamo a indagare insieme al detective per scoprire il colpevole.

    Anche Holmes, come Philo Vance, tenta di entrare nella mente del colpevole per capire come si è commesso un delitto e stabilire un profilo criminale.

    Un asso nella manica del Nostro, è la sua capacità di travestirsi, sempre in modo convincente, per esempio da pastore per fare la guardia del corpo di un cliente o da mendicante.

    Un altro pregio di Holmes è il fatto di essere un’enciclopedia vivente, con una memoria da elefante; il tutto accompagnato dalla sua strabiliante capacità di interpretare le tracce.

    Perché le tracce devono essere interpretate, con fiuto da segugio.

    Ad esempio dicendo: questo fango rosso è di quel posto, oppure questi vestiti sono confezionati in America. Quest’ultima cosa adesso non è facile da dire, mi sembra che la maggior parte degli abiti oggi vengano dalla Cina.

    Sherlock Holmes poteva esistere soltanto nella “nebbia sporca e sinistra delle notti di Londra”, proprio come Jack lo squartatore.

    Ed anche il bianco e nero dei telefilm è un aiuto per la creazione della suspense necessaria.

    Però dobbiamo dire che questa è stata un’opportunità sprecata, nonostante il grande potenziale narrativo della storia così come il grande impegno di Nando Gazzolo, che già aveva un’ottima carriera teatrale e televisiva.

    Questo ambizioso progetto della Rai è cominciato male, con i litigi con gli eredi di Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes.

    E non ha avuto un lieto fine, nonostante le alte aspettative iniziali.

    Infatti all’epoca della messa in onda, ha ricevuto delle stroncature per la sua lentezza narrativa priva del pathos necessario.

    Certamente non c’è il livello degli altri sceneggiati Rai come Nero Wolfe, Maigret, Sheridan, Philo Vance.

    Vi racconto che sto guardando una serie Rai “Melissa” originale televisivo di Francis Durbridge, con revisione e adattamento di Daniele D’Anza.

    Questa sì, riesce a mantenere i telespettatori incollati allo schermo per sei puntate. Ho già scritto la rubrica.

    Sapete che potete vedere questo Sherlock Holmes alla Gazzolo su Rai Play?
    Invito: siccome Nando Gazzolo è nato a Savona, in Liguria e io sono ligure, vi offrirò questa rubrica a  luglio: “Dalle Cinque Terre con amore”.

    Arch. Roberto Steneri

     

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