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    Criptovalute e imposte

    Innanzitutto definiamo le criptovalute.

    Facendo riferimento al concetto contenuto nella proposta di legge del Parlamento e del Consiglio Europeo per modificare la vigente Direttiva 2015/849 sulla prevenzione dell’uso del sistema finanziario per il riciclaggio o il finanziamento del terrorismo, la criptovaluta è “una rappresentazione di valore digitale non emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non in possesso dello status giuridico di valuta o moneta, ma accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio.

    Può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente”.

    Ciò significa che le valute virtuali sono beni immateriali, calcolabili per unità o frazioni, che possono essere scambiate con altri beni, siano essi altre valute virtuali, servizi, diritti o denaro.

    Sebbene in Spagna non esista attualmente una legge specifica sull’uso delle criptovalute, Hacienda ha chiarito attraverso una serie di pareri vincolanti che gli utenti di criptovalute, come per esempio il Bitcoin, sì, sono soggetti alla normativa fiscale generale.

    Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPF)


    I benefici generati nelle operazioni con queste valute virtuali sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche con la qualificazione di plusvalenze.

    La plusvalenza è calcolata come differenza tra il valore di acquisto e il valore di cessione.

    Le aliquote fiscali attualmente applicabili sono del 19% per i primi 6.000 euro, del 21% per gli importi tra i 6.000 ed i 50.000 euro e del 23% da 50.000 euro in poi.

    Anche la permuta (cioè lo scambio) tra due criptovalute, ad esempio bitcoin con ethereum, è soggetta all’applicazione di questa imposta.

    Se si è comprato un bitcoin per 10.000 euro e qualche settimana dopo lo si è cambiato per 100 ethereum, valendo in quel momento il bitcoin 11.000 euro, si dovrà pagare la suddetta imposta sulla differenza di valore esistente al momento della scambio (1.000 euro).

    E in caso di perdite?

    Poiché qualsiasi alterazione nel nostro patrimonio deve essere integrata nella base imponibile Irpef, va da sé che l’imposta sul reddito deve tenere in considerazione anche le minusvalenze, cioè le perdite di capitale.

    Poiché per regola generale si possono compensare i rendimenti da capitale mobiliare (es. dividendi societari, diritti azionari, prestazioni assicurative ecc.) con plusvalenze e minusvalenze di natura patrimoniale (investimenti in borsa o criptomonete, beni rifugio, compravendita di beni di seconda mano ecc.), i soldi eventualmente persi con un investimento in criptovaluta potranno essere sottratti (entro certi massimali) da quello che si è guadagnato con un investimento dello stesso tipo o con rendimenti derivanti da beni mobili, pagando l’imposta solo sulla differenza tra i due.

    Imposta sul valore aggiunto (IVA)

    L’acquisto, la vendita o la trasmissione di criptovalute non comporta l’applicazione dell’IVA (o IGIC nel caso delle Canarie).

    Diverso è se con le criptovalute si decide di comprare un bene o un servizio.

    In questo caso, sì, si dovrà tenere in considerazione la percentuale IVA prevista per il tipo di transazione effettuata. Ad esempio, acquistando da impresa costruttrice un immobile costruito da meno di 5 anni per un valore di 100.000 euro, si dovranno versare al venditore, in euro o criptovalute, ulteriori 10.000 euro (10%) a titolo di imposta sul valore aggiunto.

    Imposta sul patrimonio (IP)

    Se l’imposta sul reddito e l’IVA obbligano il contribuente a pagare le tasse su ciò che guadagna o consuma, l’imposta sul patrimonio ricade sui beni posseduti in quanto tali.

    Al fine di applicare questo gravame solo ai patrimoni più sostanziosi, a livello governativo si è stabilita una franchigia generale minima, cioè un fascia di esenzione, di 700.000 euro, fatta salva la possibilità per ogni Comunità Autonoma di modificarla.

    Ciò premesso, Hacienda ha stabilito che nel calcolo annuale del patrimonio totale vanno dichiarate anche le criptovalute possedute con valore al 31 dicembre.

    Attività collaterali alle operazioni con criptovalute

    Hacienda ha già chiarito che l’attività di “mining” (letteralmente di “estrazione”), cioè quel processo di elaborazione dati attraverso potenti computer che permette di effettuare le transazioni delle criptomonete, è da considerarsi un’attività economica in piena regola con gli obblighi fiscali e previdenziali che ciò comporta.

    Tuttavia, poiché in questo tipo di attività non è possibile identificare un cliente definito, non si applicherà l’imposta sul valore aggiunto IVA.

    Allo stesso tempo non si potrà però detrarre l’IVA delle spese sostenute (attrezzatura, affitto del locale ecc.).

    Riguardo invece le ulteriori attività vincolate al mercato delle criptomonete come il “cloud mining” (una variante del mining), di “lending” (cioè la possibilità di concedere prestiti in criptovalute), di “airdrop” (distribuzione gratuita di una certa quantità di criptomonete a fini promozionali) ecc., sebbene siano in tramite diverse consultazioni, Hacienda non si è ancora espressa in merito.

    Quali sono le attuali prospettive di regolamentazione?

    Proprio in considerazione del sempre maggior interesse da parte di investitori e risparmiatori per le monete virtuali, attualmente è al vaglio parlamentare il Proyecto de Ley de medidas de prevención y lucha contra el fraude fiscal che tiene in specifica considerazione le attività inerenti alle criptovalute.

    L’aspetto più rilevante consiste nell’obbligo per i contribuenti spagnoli di dichiarare la detenzione (e la relativa operatività) di valute virtuali, siano esse situate sia in Spagna o all’estero.

    Tuttavia un meccanismo con il quale tracciare, archiviare e dichiarare le operazioni con le criptomonete non è ancora ben definito.

    Il progetto di legge in questione recepisce anche la direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016  (cosiddetta Anti Tax Avoidance Directive – ATAD), integrando così nella legislazione spagnola i dettami in materia di trasparenza fiscale internazionale (TFI).

    Il Governo punta a garantire che le aziende che si trasferiscono in un altro paese non smettano di pagare le imposte sulle attività (criptomonete incluse) legalmente imponibili in Spagna.

    Essendo l’informazione fornita nel presente articolo di carattere generale, si consiglia agli utenti interessati di rivolgersi ad un professionista del settore al momento di effettuare la dichiarazione dei redditi.

    Avv. Elena Oldani

    Fonti:

    Consulta Vinculante V808 de 22 de marzo de 2018 de la Subdirección General de Operaciones Financieras

    Consulta Vinculante V0999-18 de 18 de abril de 2018 de la Subdirección General de Operaciones Financieras

    Consulta Vinculante V0590-18 de 1 de marzo de 2018 de la Subdirección General de Impuestos Patrimoniales, Tasas y Precios Públicos

    Sentencia C-264/14 de 22 de mayo de 2015 del Tribunal de Justicia de la Unión Europea

    Consultas vinculantes V1028-15 y V1029-15  de 30 de marzo de 2015 de la Dirección General de Tributos

    Consulta vinculante V2846-15 de 1 de octubre de 2015

    Consulta Vinculante V3625-16 de 29 de agosto de 2016 de la Dirección General de Tributos

    Consulta Vinculante V2908-17 de 13 de noviembre de 2017 de la Subdirección General de Tributos Locales

    Proyecto de Ley de medidas de prevención y lucha contra el fraude fiscal, de transposición de la Directiva (UE) 2016/1164, del Consejo, de 12 de julio de 2016, por la que se establecen normas contra las prácticas de elusión fiscal que inciden directamente en el funcionamiento del mercado interior, de modificación de diversas normas tributarias y en materia de regulación del juego. (121/000033)

     

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