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    Ancora misteri a Casa Lercaro

    Questo mese l’arca del mistero approda nuovamente al nord dell’isola con l’intenzione di apportare nuove informazioni relative al caso spettrale più famoso di Tenerife e di cui la ciurma dell’arca aveva già trattato.

    Per approfondire questo si deve tornare indietro nel tempo fino all’epoca d’Isabella di Castiglia conosciuta come la regina cattolica nel XV secolo.

    La monarca decide di espellere tutti i residenti ebrei che non volevano convertirsi al cattolicesimo.

    A seguito di questo editto, molti ebrei fuggono al nord d’Africa con l’intenzione di utilizzare le sue coste come base di partenza verso le Americhe.

    Alcuni dei fuggitivi durante il viaggio sbarcano nelle isole Canarie dove la persecuzione era meno intensa e decidono di stabilirsi qui, mantenendo la propria cultura e religione all’interno delle loro case, mentre in pubblico seguono le regole del cattolicesimo.

    Dovuto alla necessità di comunicare con altri ebrei in fuga che potevano trovare appoggio all’interno di alcune case, iniziarono a esporre simboli semitici modificandoli perché potessero sembrare decorazioni esterne all’edificio senza poter così rischiare di essere accusati né condannati.


    Un buon esempio di questa pratica si trova scolpita al lato dell’entrata del palazzo Lercaro nella città della Laguna che al giorno d’oggi ospita il museo di storia antropologica, dove appaiono due vasi molto particolari in cui, visti in forma più attenta, si possono riconoscere due Menorah (candelabro a 7 braccia).

    All’interno del museo si trova anche un presepe antico di proprietà della famiglia Lercaro, nel quale i visitatori possono osservare come nel centro si trovi il palazzo di Salomone mentre l’iconica grotta fu collocata in una posizione d’angolo, indicando così la chiara appartenenza dei possessori alla religione giudaica.

    Recentemente alcuni storici hanno voluto indagare sulla possibile origine della leggenda relazionata con il fantasma della giovane donna che deambula per il museo e che la gente del posto chiamano Catalina.

    Senza approfondire nella leggenda a cui si era dedicato un articolo anteriore, ci dedicheremo ai fondamenti storici. Il nome del fantasma sembrerebbe che le fosse stato attribuito perché era il nome più comune delle donne della famiglia, però sembrerebbe che il nome reale della defunta fosse Ursula Lercaro.

    Nei registri risulta effettivamente che con ventisei anni fu obbligata a sposarsi con un marchese e ricco mercante di nome Pedro de Nava, però dopo soli 3 anni muore improvvisamente senza lasciare testamento e senza che nei registri venga segnalata la causa della morte.

    Il matrimonio in realtà si era celebrato senza la presenza dello sposo che aveva dato al padre della giovane un mandato per sostituirlo nella cerimonia in quanto il nobile si era associato con un personaggio oscuro come “Amaro Pargo” con l’intenzione di organizzare un commercio di importazione di cacao dal Venezuela.

    La giovane venne obbligata a vivere una vita di semi clausura nella casa di famiglia con la suocera con cui aveva un rapporto conflittivo.

    All’epoca, quando le famiglie nobili o ricche erano protagoniste di episodi di suicidio i registri ecclesiastici omettevano la causa della morte per permettere la sepoltura in terreno sacro.

    Inoltre la mancanza di un testamento, pratica molto comune in quel periodo per gestire la ripartizione dei beni famigliari, porta a pensare che la causa della morte sia stata un suicidio.

    I dati conosciuti della giovane la convertono nella migliore candidata per essere la sfortunata sposa suicida della leggenda e che ancora oggi è vista da molti testimoni che si trovano nell’edificio durante la notte.

    Loris Scroffernecher

     

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