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    Un popolo nascosto di lavoratori non regolari

    Numeri disarmanti per le Isole, soprattutto in questo periodo dove, a causa del Covid-19, si è ripiombati in una crisi economica e sociale come quella del 2008 se non peggiore.

    Un popolo nascosto di lavoratori non regolari stranieri (compresi MOLTI italiani) si aggira per le Isole blindate.

    Un popolo che non entrerà negli aiuti di stato per l’allarme Covid, una moltitudine di persone che probabilmente dovranno far rientro in patria, se ne avranno la possibilità, con l’aiuto delle famiglie.

    Solo quattro stranieri su dieci che hanno trovato lavoro nell’ultimo decennio contribuiscono alla previdenza sociale.

    Più di 78.000 sono impiegati irregolarmente.

    Non ci sono mai stati così tanti lavoratori stranieri nelle Isole Canarie come in questo periodo.

    Né ci sono mai stati così tanti stranieri impiegati nel limbo dell’economia sommersa, cioè senza contratto, in modo irregolare o in nero.


    Coloro che giungono nelle Isole da altri Paesi in cerca di un futuro migliore sono le principali vittime del lavoro illegale, un male endemico che non solo non è stato risolto nel corso degli anni, ma che sta diventando sempre più ampio nonostante gli sforzi dell’Ispettorato del lavoro.

    La stragrande maggioranza, il 63%, lavora nell’economia sommersa, quindi il periodo che rimane in tale situazione non esiste e non esisterà per il calcolo della pensione.

    Né sarà possibile per loro consolidare diritti che consentiranno loro di accedere a benefici o aiuti futuri.

    Ci sono circa 182.400 lavoratori stranieri nelle isole.

    Di questo numero totale di lavoratori provenienti da paesi terzi, solo 104.000 sono iscritti alla previdenza sociale, ovvero il 57%.

    Mentre il numero di lavoratori stranieri è aumentato del 50% negli ultimi dieci anni, il numero di contribuenti stranieri è aumentato solo del 28%.

    Il numero di persone che sono state disoccupate per più di un anno è cresciuto durante il periodo della crisi, raggiungendo un massimo del 61,8%.

    Anche se con la ripresa economica questo dato è sceso al 44,3% nel 2019, la percentuale di persone che rimangono disoccupate per due anni o più è superiore al 30% e colpisce soprattutto gli over 50, secondo uno studio della Fondazione BBVA e dell’Istituto Valenciano di Ricerca Economica (Ivie).

    Le conseguenze della disoccupazione di lunga durata dal punto di vista economico sono particolarmente rilevanti, poiché porta all’obsolescenza del capitale umano accumulato e alla crescente perdita di competenze con l’aumento del tempo trascorso in disoccupazione.

    Questo processo rende più difficile il reinserimento nel mercato del lavoro, in quanto si accentua, tra le altre ragioni, lo squilibrio tra le competenze dei disoccupati e quelle richieste dal mercato.

    Dal punto di vista sociale e individuale, le conseguenze sono altrettanto gravi, poiché la disoccupazione di lunga durata è una porta d’accesso alla povertà e all’esclusione sociale, all’isolamento e al peggioramento della salute mentale di chi ne è colpito.

    Bina Bianchini

     

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