Gli ospedali di riferimento di Tenerife non dispongono di personale sufficiente per estendere il servizio e i medici viaggiano in taxi o con mezzi propri.

Il ricovero a domicilio consiste nel fornire al paziente le risorse e le attrezzature adeguate al suo disturbo nei casi in cui può essere curato nella propria abitazione.

Questo servizio offre una migliore qualità di vita ai pazienti, evita viaggi inutili e permette all’Amministrazione di ridurre i costi di ricovero in modo da avere risorse aggiuntive per altri servizi.

L’ospedalizzazione a domicilio può ridurre i ricoveri ospedalieri del 15-20% e tagliare il 60% dei costi rispetto al ricovero tradizionale, consentendo di mettere a disposizione risorse per altre aree.

Più del 70% dell’attività sanitaria delle Isole è già dedicata alla cura dei pazienti cronici, per cui una politica incentrata sulla gestione della cronicità eviterebbe il 33% delle visite mediche e ridurrebbe le liste d’attesa.


Ciò contribuirebbe a ridurre i ricoveri ospedalieri evitando la permanenza di pazienti, soprattutto cronici e palliativi.

Il requisito per essere curati a casa è che il paziente sia clinicamente stabile, con un’evoluzione favorevole, una diagnosi stabilita e un trattamento standard che può essere modificato dall’equipe medica specializzata in base alla sua evoluzione.

Nel 2013, il Parlamento delle Isole Canarie ha approvato una proposta non legislativa per rafforzare le unità di ricovero a domicilio nelle Isole.

Sei anni dopo, le Isole Canarie hanno circa 70 posti letto per il ricovero a domicilio, il che non è sufficiente rispetto ai 400 posti dei Paesi Baschi, con una popolazione simile.

Solo cinque dei nove ospedali delle Isole offrono questo tipo di cure.

L’Ospedale Dottor Negrín è il più attivo in questo senso, in quanto ha l’unità più grande dell’Arcipelago.

Nel 2018 il personale dell’Unità di Ospedalizzazione a Domicilio (Hado) ha effettuato 8.568 visite mediche, infermieristiche e fisioterapiste, per un totale di 431 nuovi pazienti.

E quest’anno ha raggiunto i 35 posti letto, che è un numero maggiore di quelli che si trovano in un piano convenzionale.

Inoltre, per quanto riguarda le visite a domicilio dei pazienti dell’Unità di Cure Palliative, l’anno scorso sono stati 5.244, con 492 nuovi pazienti, secondo i dati del Ministero.

Il presidente del Collegio dei Medici di Santa Cruz de Tenerife, Rodrigo Martin, ha espresso il proprio rammarico per il fatto che il Servizio Sanitario delle Isole Canarie (SCS) non punti maggiormente su questo sistema di assistenza.

L’Ospedalizzazione a Domicilio (Hado) è indicata per i pazienti che dopo l’intervento o la prescrizione del trattamento, non hanno bisogno di essere ricoverati, ma possono essere curati a casa, in quanto il servizio offre un insieme di cure, assistenza medica di tipo ospedaliero e infermieristico al di fuori della struttura.

Sui motivi per cui l’Hado non è stato implementato nelle Isole Canarie, Martin ha detto che il problema maggiore è la mancanza di personale.

Le squadre non hanno abbastanza professionisti, le risorse sono minime e riescono a raggiungere a malapena le aree dei comuni di Santa Cruz e La Laguna.

La richiesta è di aumentare il personale per assistenza domiciliare e di ampliare il raggio di copertura al resto dell’isola, possibilmente in coordinamento con il CAE.

Il presidente del Collegio dei Medici di Santa Cruz de Tenerife ha spiegato che ad eccezione delle Isole Canarie e della Navarra, nelle altre comunità autonome, le squadre incaricate di questo servizio si spostano con mezzi del sistema sanitario stesso, mentre nell’Arcipelago le squadre viaggiano in taxi o con i mezzi propri.

Martin ha ribadito che non è comprensibile il motivo per cui una misura che porterebbe un notevole risparmio economico non viene sviluppata.

Paradossalmente un letto in ospedale costa ogni giorno molto di più del personale sanitario e del costo del trasporto dell’attrezzatura fino a casa del paziente.

Secondo Martin, il nuovo direttivo del Ministero della Salute dovrebbe incrementare questo servizio di ospedalizzazione a domicilio, e, dal momento che la chirurgia e le principali operazioni ambulatoriali progrediscono velocemente, far sì che i pazienti possano essere inviati prima a casa.

Claudia Di Tomassi