Uno dei luoghi più emblematici del comune di Tijarafe è il cosiddetto Barranco del Jurado, situato nelle vicinanze della città di Candelaria.

Spazio naturale dal mare alla vetta, protetto per la ricchezza della flora e fauna endemica, luogo di insediamenti preispanici, prende il nome da una caratteristica fisica peculiare visibile dalla strada principale: numerose cavità aperte nella roccia basaltica.

Attraverso la più grande, ormai scomparsa, è stata aperta una vecchia strada reale.

Ci sono riferimenti documentari di questo toponimo a partire dal XVI secolo.

In un atto del 9 dicembre 1546 viene menzionato un censimento e un tributo pagato da Juan Ruiz, per “un pezzo di terra presso il barranco di El Horado”.


Lo stesso nome si riferisce ai terreni acquistati il 18 settembre 1559 da Catalina Álvarez Cordero, vedova del mercante Juan Fernández e in data il 6 ottobre 1561, appare menzione dei terreni che appartenevano a Leonor Martín “nei dintorni del barranco di La Horada”.

Come si può vedere nel corso del tempo, il toponimo ha subito una trasformazione assumendo le forme Horadado, Horado, Horada, Horada, Jorado o Jurado, tutti in chiara allusione alla perforazione naturale esistente nel canyon.

La magia del luogo non passò inosservata ai viandanti che lo frequentavano.

Viera y Clavijo ha sottolineato le singolari caratteristiche di quel passaggio sottolineando come la natura abbia formato “l’arco di un ponte nella roccia viva”.

Nel XIX secolo, i viaggiatori stranieri che percorrevano le strade accidentate del nord, come nel caso dell’inglese Charles Edwardes e del reverendo C.V. Goddard, citano “El Jorado” nelle loro memorie del 1887, pubblicate in Inghilterra un anno dopo. Da parte sua, il francese René Verneau descrive il luogo nelle sue opere del 1891, “Cinque anni di soggiorno alle Canarie”.

Il terreno della zona è instabile e di certa pericolosità; un esempio ne è l’incidente di Thomasa de la Cruz, ragazza morta nel 1790 che “trovarono caduta e morta nel burrone di El Jorado dove si dice la Viña Grande”.

In tempi più recenti, nel settembre 1903, a seguito di una scossa di terra sentita in tutta l’isola, alcune falesie furono staccate e l’armamento di un piccolo tunnel naturale affondò, anch’esso situato in questo barranco che ne ha dato il nome.

La sua pericolosità ha portato alla collocazione di un’immagine della Madonna della Neve, posta sulla parete sinistra dell’antico arco, dove si possono ancora vedere tracce di legno dalla primitiva nicchia che lo ospitava, accessibile dal sentiero attraverso alcuni gradini ruvidi intagliati nella pietra.

Va anche ricordato che l’immagine della Vergine è stata considerata, da tempo immemorabile, come protettrice contro i vulcani e persino contro l’integrità fisica dell’isola stessa.

In seguito, in previsione di un imminente crollo dell’arco maggiore, l’immagine è stata collocata sul lato della strada LP1.

L’opera era stata eseguita per sottoscrizione popolare promossa dal parroco di Tijarafe, ma la volta è crollata a metà degli anni ’60.

Poco dopo, nel luglio 1969, la tragedia avvenne con la morte, a causa di una frana di quattro persone che stavano lavorando alla sistemazione di una pista forestale nelle vicinanze.

Sono state conservate diverse immagini dell’aspetto di quel grande sistema di puntellamento in pietra, di circa quattro metri di grandezza.

Una di queste è una fotografia di Manuel Rodríguez Quintero (1897-1971) della metà del XX secolo.

Un’altra istantanea è stata scattata all’inizio di quello stesso secolo dalla macchina fotografica di Miguel Brito Rodríguez (1876-1972) che ha saputo raccogliere tutta la grandezza del posto.

Quest’ultima fotografia, datata 6 marzo 1908, rimane a ricordo di uno degli elementi più caratteristici del paesaggio di La Palma che, nonostante gli alti e bassi del tempo, conserva ancora parte della sua pittoresca fisionomia.

Jessica Gnudi