L’11 luglio il Senato ha approvato, in seconda deliberazione (180 voti favorevoli, 50 contrari e nessun astenuto), la riduzione dei parlamentari.

Ora il testo torna alla Camera.
La riforma prevede che i deputati eletti in Italia passino da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, mentre i parlamentari eletti all’estero sarebbero ridotti di un terzo (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 in Senato).

Comprendiamo il risparmio per la spesa pubblica ma non le economie sulla rappresentanza degli italiani all’estero: visto il decremento demografico in Italia e l’aumento progressivo e costante degli italiani residenti stabilmente all’estero (+20% di elettori negli ultimi 5 anni) non si capisce perché il taglio debba incidere così pesantemente su questi ultimi.

Se la riforma sarà approvata, un deputato eletto in Italia rappresenterà 151.000 abitanti, mentre il collega eletto all’estero 687.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia rappresenterà 302.000 abitanti, uno all’estero dovrà dar voce a 1.375.000 iscritti AIRE.

Da queste cifre ci chiediamo: gli italiani all’estero hanno una taglia ridotta, che giustifica la minore rappresentanza? O al contrario sono più bravi degli italiani d’Italia, e quindi ne bastano meno per fare adeguatamente il lavoro dei colleghi eletti in patria? 

(Benedetta Dentamaro*\aise)
* Comites Bruxelles