Foto di Cristiano Collina

Passato e presente si fondono nel polmone salino di Puerto de la Cruz.

Alla spiaggia Martianez il mare rimbomba ed è sempre vivo, ti risucchia con l’inganno, con la sua forza straordinaria ti promette il paradiso con le arti infernali.

L’acqua è gelata ma ti sottomette dopo una lotta e ti tiene in suo potere.

Tutto intorno, quando si entra alla spiaggia Martianez è mare, pietra e fuoco.

La spiaggia Martianez è il polmone salino di Puerto de la Cruz.

Il molo è il polmone salato, lì finiscono i pesci, lì si implora la Virgen del Carmen affinché la pesca sia abbondante.


San Telmo è la spiaggia rocciosa, da lì si vede la spianata del Penitente, le rocce che l’uomo ha ricostruito per renderla da cartolina e che per il turismo ha prolungato fino al Lago Martianez, che insieme al Charco de la Soga, sono l’opera d’arte che Cesar Manrique offrì alla città.

Foto di Cristiano Collina

Non ci sono più gli angoli dove da adolescenti davamo le prime carezze proibite.

Era un mare calmo, reso placido dalle rocce, di fronte alle grandi costruzioni.

Gli hotel facevano ombra alle nostre scoperte, mani di amanti nel mare quieto.

Il Charco de la Soga era la spiaggia Martianez popolare.

Lì andavano a metà del XX secolo mio padre e mia madre con cibo che dividevano con altre famiglie.

Noi ragazzi ci buttavamo in mare appoggiati a pneumatici e andavamo galleggiando così fino alla fine del molo.

Un giorno fece la sua apparizione un’onda traditrice e un ragazzino con cui ero solito giocare al biliardino mi salvò e mai potrò dimenticare il vero significato della parola zozobra *

Del Charco de la Soga ho altri ricordi molto più piacevoli, come i miei genitori che ridevano

Allora quando le famiglie erano felici la domenica al mare ridevano.

Il mio ricordo di allora è di me ragazzino che giocavo con la sabbia annusandola e ascoltando i miei genitori che ridevano.

La spiaggia Martianez era un mondo fatto per divertirsi.

Io ci andavo con i miei genitori vestito perché soffrivo di asma infantile, bronchiale e non dovevo prendere freddo o essere esposto alle intemperie.

Tempo dopo però ebbi la mia rivalsa.

Andai da solo di nascosto alla spiaggia grande delle Martianez e da lì, nascosto tra le rocce, verso la battigia.

Divenni amico del mare, del sale, dell’odore del mare, dello iodio e del fresco delle onde che si rompono contro gli scogli e contro di me, misero abitante di quel sogno.

Anni dopo tornai alla spiaggia Martianez e la guardai non solo dal punto dove riecheggia il suono delle onde ma anche quando si sveglia nella penombra, al mezzogiorno e di sera quando il mare rosseggia di malinconia.

A quell’ora la spiaggia Martianez ha tutti i colori del mondo, a volte è una tavola apparecchiata per mangiare pesce, a volte è il ricordo triste degli annegati o dei bambini che, come me scoprirono il suono del mare grazie alla magia che ora mi torna in mente sotto forma di bei ricordi.

La battigia è come un abbraccio che il giorno dà alla notte, che il tramonto dà alla spiaggia Martianez, è l’abbraccio del tramonto della vita.

*In spagnolo il termine significa sia angoscia, ansia sia capovolgimento, naufragio, racchiude i sentimenti di chi viene travolto da un’onda e angosciosamente si ritrova a sottosopra in preda alla furia dell’acqua.

Tradotto da El Viajero – Todo el mar en la Playa de Martianez di Juan Cruz