Che il settore del turismo alle Canarie sia in crisi non è più una novità, tuttavia il presidente di Ashotel Jorge Marichal è fiducioso e convinto che se un gruppo di veri imprenditori canari fondassero una compagnia aerea di bandiera, si potrebbe ragionevolmente contrastare le perdite sui mercati tedesco e britannico, da cui provengono i principali visitatori dell’Arcipelago.

Le rinate destinazioni di Turchia e Tunisia hanno già raggiunto un 40% di crescita nel turismo e l’impegno ora delle Isole non è più quello di consolidare la meta, bensì di lavorare sulla connettività; la stessa tassa di soggiorno, ha affermato Marichal, identifica l’Arcipelago come una destinazione ostile e l’associazione avrebbe già chiesto al Gobierno di regolamentare il fenomeno delle case vacanza, visto che non si parla più di un’attività domestica ma di un vero e proprio business.

Per comprendere veramente il crollo del turismo alle Canarie, secondo Marichal, occorre focalizzarsi sul ritorno da un anno e mezzo del mercato turco, che ha una capacità di crescita brutale e che proprio per questo potrebbe avere nel breve periodo un momento di stop.

Una volta che il mercato si è stabilizzato e le offerte cesseranno di essere così aggressive, le Canarie riprenderanno, ancora una volta, a ricevere di nuovo turisti, poi le acque si calmeranno di nuovo e quello sarà il momento di verificare se il settore turistico sarà cresciuto o diminuito.

Nel primo caso vi sarà posto per tutti, nel secondo caso l’Arcipelago vivrà un momento di reale rischio, considerando che il mercato turco è molto più elastico soprattutto nei prezzi e per effetto del minor costo del personale, che in Turchia è di circa l’8% mentre alle Canarie sale al 25/30%.

Ma come potranno le isole competere con un competitor di questo tipo?


Secondo Marichal sarà possibile ma solo con valore aggiunto e servizi ad hoc poiché se le infrastrutture alberghiere sono bene o male alla pari, alle Canarie occorrerà investire in sicurezza, cultura e gastronomia, ma soprattutto in servizi eccellenti.

Questi ultimi aspetti rappresenterebbero un poco il tallone di Achille dei turchi, una debolezza che si esprime con personale sotto pagato e poco preparato, e considerando che i turisti si lamentano per lo più per i servizi, questa è una battaglia che l’Arcipelago può vincere, seppure a prezzi superiori.

La connettività aerea è infine una componente essenziale, tenendo presente che solo migliorando il numero e le offerte di voli anche il mercato tedesco potrebbe ritornare alle percentuali dello scorso anno.

A quest’ultimo aspetto, puntualizza Marichal, si aggiunge indubbiamente il fatto che la Germania sta soffrendo per la recessione, portando i tedeschi a pensarci due volte prima di prenotare una vacanza che includa un volo.

Il clima è invece un parametro che incide in maniera poco ipotizzabile: lo scorso inverno per l’Europa è stato mite e questo ha portato molti europei a rimanere nei loro paesi.

Brexit è un’altra tematica di fuoco che però Marichal smorza affermando che lo stesso discorso fatto per i tedeschi si può fare anche per i britannici; gli inglesi continueranno ad avere un buon potere d’acquisto, malgrado tutto, e per essere competitivi occorre una compagnia aerea solida, presente e con servizi capillari.

Tenerife, secondo Marichal, emerge rispetto alle altre isole dell’arcipelago perché è più completa e aperta alle esigenze diversificate, ovvero non focalizzata solo sul mercato tedesco o quello britannico.

Il record dei 16 milioni di turisti l’anno, avverte il presidente, non è in ogni caso sostenibile: qualsiasi albergatore firmerebbe oggi un contratto per i prossimi 10 anni con il 5% in meno di turisti.

Ma stabile e continuativo.

Esiste poi una difformità di investimenti tra strutture e Gobierno: a dispetto del fatto che il turismo rappresenti il settore che maggiormente contribuisce al PIL, il Gobierno non spende di certo quanto spendono gli operatori per promuovere il turismo.

Marichal invita tutto il settore alla calma, considerando le potenzialità di una meta da sempre molto ambita e situata in un settore, quello del turismo, molto camaleontico, dove occorre una certa resilienza e una peculiare freddezza.

Il vero tallone d’Achille è solo ed esclusivamente il trasporto: del resto se i turisti trovano difficoltoso raggiungere l’Arcipelago, sebbene disposti a spendere di più, perché dovrebbero farlo?

Occorre una integrazione verticale nel settore, senza limitarsi a continuare ad aumentare gli hotel, i ristoranti e le attrazioni.

Se per un qualsiasi motivo le compagnie aeree riducessero drasticamente i voli, che fine farebbe il paradiso canario?

È perfettamente inutile fare investimenti milionari per creare hotel dove già ve ne sono, senza occuparsi di far venire i turisti con voli competitivi e frequenti, cosa che solo una compagnia di bandiera potrebbe fare.

Riguardo poi al discorso case vacanza, Marichal precisa che non si tratta di essere contro gli affitti, bensì di salvaguardarsi dagli abusi: una sana competizione beneficia tutti, ma solo se corretta.

Qualificandosi ormai come un business, è inutile venderlo come attività secondaria o integrativa: come per gli hotel, è necessaria una decisa regolamentazione.

In tal senso il Gobierno dovrebbe intervenire per regolare il fenomeno, onde evitare episodi di turismofobia e di saturazione del mercato.

Franco Leonardi