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    Fred Olsen Energy, si tenta di evitare la bancarotta

    La Fred Olsen Energy, filiale di energia eolica del celebre gruppo navale Fred Olsen, costruttore del Titanic e leader indiscusso del mercato del trasporto marittimo veloce nelle Canarie, nel tentativo di evitare una probabile bancarotta sta considerando una ristrutturazione del debito e del capitale che quasi annullerebbe il valore delle sue attuali azioni.

    Con debiti e passività pari a circa 840 milioni di dollari alla data della fine di giugno 2018, Olsen Energy ha smesso di pagare i propri creditori al fine di preservare una certa liquidità ed evitare così la bancarotta definitiva.

    Il debito, che è stato generato da problemi nella business unit dell’esplorazione alla ricerca di gas e petrolio, si suddivide in debito bancario, che scadrà a febbraio 2019 per una somma pari a 124 milioni di dollari, e in debito bancario, pari a 611 milioni di dollari, in scadenza nel 2020.

    Olsen Energy possiede 7 navi di perforazione e piattaforme, così come il cantiere navale Harland & Wolff a Belfast, nel Regno Unito; al momento attuale ha ricevuto proposte indicative e non vincolanti da parte degli investitori di capitali che valutano le azioni e le obbligazioni attuali in 10 milioni di euro.

    Il più grande proprietario della società, che detiene una partecipazione del 51,9%, avrebbe precisato che non ha ancora deciso se prender parte o meno al rifinanziamento proposto.

    L’amministratore delegato della Olsen Energy Ivar Brandvold ha affermato che l’accordo prevede la conversione di obbligazioni in azioni e la conversione parziale del debito bancario; la proposta garantirebbe inoltre una iniezione di liquidità, consentendo la costituzione di una solida piattaforma finanziaria che annullerebbe lo spettro della bancarotta.

    I negoziati, secondo fonti ufficiali, sarebbero ancora in corso e al momento non sarebbe stata fissata alcuna scadenza.


    Qualsiasi accordo in ogni caso, fa sapere il board dirigenziale della Fred Olsen Energy, richiederebbe l’approvazione dei titolari delle obbligazioni della società.

    Quello della Olsen non sarebbe una situazione isolata, visto che già a luglio 2018 l’operatore di piattaforme Seadrill ha abbandonato lo standard norvegese di protezione dalla bancarotta con la ristrutturazione dei debiti e delle passività.

    Nel frattempo la Olsen ha annunciato recentemente che ha assegnato alla Rolls Royce la fornitura dei motori delle nuove imbarcazioni ad alta velocità qui opereranno alle Canarie a partire dal 2020.

    Le due nuove navi sono state progettate e costruite nel cantiere australiano Austal, responsabile tra le altre cose del progetto del Benchijigua; ognuno dei 4 motori sui nuovi traghetti fornirà 9.100 kW di potenza a 1.150 giri al minuto.

    I trimarani potranno ospitare fino a oltre 1.100 passeggeri, oltre 276 auto e viaggiare a una velocità massima di 38 nodi; entrambi i traghetti saranno consegnati e messi in funzione nel 2020.

    L’acquisto dei 4 motori MTU a 20 cilindri 8.000 M71L implica anche la manutenzione tecnica delle navi per 8 anni e una garanzia di 24.000 ore di funzionamento.

    L’attuale Benchijigua Express è in servizio dal 2005, funziona con i motori MTU serie 8000 e, come afferma il direttore tecnico di Fred Olsen Iván Fernández, soddisfa tutti i requisiti in termini di elevate esigenze di potenza, velocità e soddisfazione dei passeggeri.

    Matthias Vogle, vice presidente esecutivo dei servizi, della rete e dello sviluppo aziendale di Rolls Royce Power Systems, ha affermato invece alla compagnia di navigazione che si assumerà il rischio finanziario per la manutenzione e i tempi di fermo non pianificati che potrebbero originarsi.

    dalla Redazione

     

     

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