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    Arcipelago, quando i passeggeri non sono necessariamente dei turisti

    Il settore del turismo è in continua evoluzione e di conseguenza anche i metodi statistici che lo riguardano devono essere modificati per identificare, ad esempio, se all’interno del flusso degli arrivi vi siano anche passeggeri che non necessariamente siano dei turisti.

    Residenti, passeggeri e turisti sono infatti termini che concettualmente non significano la stessa cosa e devono essere presi in considerazione per quantificare realisticamente i numeri effettivi del turismo nell’Arcipelago.

    Alberto Bernabé, ministro insulare del Turismo, afferma che l’utilizzo di diverse fonti statistiche che sono complementari per poter analizzare la dinamica turistica in maniera minuziosa, è l’obiettivo da perseguire per individuare al meglio le aree potenziali da promuovere.

    I passeggeri, nel caso specifico, non sono necessariamente dei turisti ma possono essere residenti o persone in viaggio per lavoro, in diversi casi senza un pernottamento presso il luogo di destinazione.

    Solo il 47% dei passeggeri che arrivano sui voli dalla Penisola, per essere precisi, sono turisti, afferma il ministro.

    Considerando i dati relativi agli arrivi forniti da AENA, le statistiche si compongono di informazioni rilevate dalle carte di imbarco come ad esempio l’origine o la destinazione dei voli, se esistono scali, la nazionalità e il tempo tra l’arrivo e la ripartenza dalla destinazione.

    Insomma, i passeggeri con questa metodica di analisi non possono confondersi con i turisti e viceversa.


    I dati fondamentali da considerare partendo dal numero complessivo di persone che arrivano sull’Arcipelago, sono le date di ingresso e di uscita, la nazionalità e la frequenza dei voli.

    Senza questi parametri e basandosi solo sul numero di persone che atterrano nelle isole, si avrebbe un quadro assolutamente non corrispondente a realtà del settore del turismo.

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