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    Cabeza de Perro, storia di una leggenda, di un tesoro maledetto e di un omicidio

    Quella della leggenda del pirata Cabeza de Perro si lega strettamente a un evento tragico nel quale perse la vita un vagabondo, conosciuto a Tenerife come Toledo, assassinato proprio a causa della credenza dell’esistenza di un fantomatico tesoro nascosto dal pirata e mai ritrovato.

    Un episodio dove leggenda e realtà si fondono insieme e di cui fu testimone e, in un certo senso, responsabile suo malgrado il giornalista canario Cirilo Leal, che nel 1984 assistette a un evento che scosse profondamente l’isola di Tenerife e i suoi abitanti.

    La leggenda di Cabeza de Perro vive solo nella tradizione orale che indica Santa Cruz de Tenerife il luogo prescelto dal pirata per nascondere una grande quantità di preziosi recuperati durante le scorribande e i saccheggi nei Caraibi.

    Leal nel 1984 stava girando un documentario per la televisione spagnola legato allo stile di vita degli abitanti del quartiere di Los Llanos, dove ora sorge l’Auditorio di Tenerife, ma che all’epoca si presentava come una zona piena di baracche dove vivevano i pescatori e i cambulloneros.

    Il cambulloneo era una professione tipica delle Canarie del XIX secolo e i cambulloneros si occupavano di barattare i prodotti provenienti da imbarcazioni straniere con alimenti, strumenti e prodotti tipici delle isole. Fu in questo modo che arrivò nell’arcipelago dall’Argentina la penicillina.

    Leal voleva, con il suo documentario, fornire uno spaccato di una vita tipica canaria legata ancora al passato di antiche tradizioni e fu in quel periodo che incontrò due vagabondi molto noti alla cittadinanza, Sandokan e Toledo, nel momento della loro spasmodica ricerca del tesoro del fantomatico pirata Cabeza de Perro.

    Leal assoldò i due vagabondi per collaborare come comparse nelle riprese ma di certo non immaginò quello che da lì a poco provocò il suo gesto.


    La leggenda narra che, per entrare in possesso delle ricchezze del pirata, si doveva sacrificare un innocente e un ragazzo del quartiere, visto Toledo improvvisamente arricchito, credette che questi avesse finalmente trovato il tesoro di Cabeza de Perro, così uccise il povero vagabondo nel tentativo di impossessarsene.

    La notizia lasciò sgomento il giornalista, che decise di approfondire la leggenda scoprendo che, oltre al sacrificio di un innocente, in questo caso rappresentato paradossalmente dal povero Toledo, elemento essenziale della storia era la presenza di un gatto nero, la personificazione dello schiavo nero del pirata ucciso perché non rivelasse l’ubicazione del tesoro.

    Quella del gatto nero è una figura che Leal ritrovò nella leggenda del pirata Moreque nel sud di Tenerife e in quella del corsaro Amaro Pargo.

    Ma se questi si rivelarono realmente esistiti, Cabeza de Perro rimane a tutt’oggi un emblematico personaggio permeato di mistero e il cui unico legame con la realtà è rappresentato, drammaticamente, dall’uccisione dell’innocente Toledo.

    Leal, affascinato dall’enorme quantità di materiale raccolto, scrisse una commedia sul tema, pubblicò diversi articoli e produsse Enigmas y tesoros en Canarias, un libro di grande successo che non solo contiene la leggenda di Cabeza de Pierro ma che porta a conoscenza dei lettori di tutte le straordinarie leggende della storia delle Canarie.

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