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    Le pillole della longevità, forte interesse della Nasa

    Il famigerato tema della longevità abbinato al nome autorevole della Nasa dovrebbe scansare qualsiasi ipotesi di bufala che, nel corso dei secoli, ha accompagnato uno dei miti dell’essere umano che non solo mal accetta di invecchiare, ma avrebbe qualcosa da ridire anche sul concetto della fine dell’esistenza.

    Il concetto di longevità ha infatti attraversato la storia facendosi beffe dell’uomo con preparati miracolosi, diete specifiche, trattamenti folli fino ad arrivare alla criogenetica, dove qualcuno ha già sborsato diversi quattrini nella speranza del disgelo.

    Ma questa volta pare che la Nasa faccia sul serio.

    Gli scienziati avrebbero infatti scoperto il processo di segnalazione chiave nella riparazione del DNA e nell’invecchiamento della pelle.

    Esperimenti condotti da team di ricercatori dell’Università del New South Wales su topi, ai quali è stato somministrato il farmaco della longevità, hanno dimostrato l’efficacia del trattamento nel riparare i danni del DNA provocati dalle radiazioni solari e dall’invecchiamento.

    L’esperimento è risultato talmente promettente da aver attirato l’attenzione degli scienziati della Nasa che stanno lavorando al progetto di raggiungere Marte.

    Le cellule umane riparano naturalmente i danni del DNA ma questa abilità scema con il passare degli anni, portando così l’organismo all’invecchiamento progressivo.


    Gli scienziati hanno identificato che la molecola di segnalazione chiamata NAD+, naturalmente presente in ogni cellula del corpo, ha un ruolo fondamentale nelle interazioni delle proteine che controllano le riparazioni del DNA.

    Trattando i topi con un supplemento di NAD+ chiamato NMN, hanno così scoperto che le cellule migliorano le loro abilità di riparazione, soprattutto in relazione all’esposizione dei raggi solari e al processo di invecchiamento, a tal punto che le cellule dei topi cosiddetti anziani sono risultate non distinguibili da quelli dei topi giovani, dopo appena una settimana di trattamento.

    Che sia questa la strada verso la longevità?

    Per ora è prematuro affermarlo ma la sperimentazione umana con la terapia NMN inizierà a breve, nei prossimi sei mesi.

    Cosa c’entra quindi la Nasa in questo ambizioso progetto?

    L’agenzia spaziale americana avrebbe pensato di utilizzare il farmaco per i propri astronauti che andranno in missione su Marte, al fine di rallentarne l’invecchiamento che risulterebbe accelerato dalle radiazioni cosmiche, oltre che contrastare la debolezza muscolare e la perdita di memoria, sintomi che potrebbero presentarsi al loro rientro sulla Terra.

    In caso di una missione su Marte infatti l’organismo umano potrebbe perdere il 5% delle proprie cellule, aumentando così il rischio di contrarre un cancro del 100%.

    Astronauti a parte, le radiazioni cosmiche sarebbero un problema anche per coloro che viaggiano su lunghe tratte aeree o banalmente per chi effettua una radiografia al torace.

    Le pillole della longevità quindi potrebbero mitigare eventuali danni dei frequenti flyer e di contrastare gli effetti devastanti di coloro che hanno avuto un tumore in età infantile.

    Il 96% dei sopravvissuti ai tumori infantili soffrono di una malattia cronica a partire dai 45 anni, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, Alzheimer e tumori estranei a quello originale.

    Insomma, se la Nasa ci crede, è bene nutrire delle speranze.

    dalla Redazione

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