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    Alberghi o case vacanza: chi vince?

    Foto da www.dreamplacehotels.com
    Foto da www.dreamplacehotels.com

    Alberghi o case vacanza: chi vince?

    Qualcosa è cambiato nell’offerta ricettiva dell’arcipelago, dove non solo gli alberghi ma soprattutto le case vacanza si contendono il numero sempre crescente di turisti che ogni anno scelgono le isole come meta.

    La crescente richiesta della soluzione casa in affitto rispetto al tradizionale albergo ha provocato un significativo impatto nel tessuto economico canario, a partire dai dati occupazionali.

    Gli alberghi canari, in particolare quelli di Adeje e Puerto de la Cruz, sono i veri generatori di posti di lavoro con una media di 13 dipendenti ogni 100 posti a sedere.

    Il maggior incremento di posti di lavoro si è avuto nei cosiddetti “micro destini”, vale a dire zone turistiche ben delimitate come Meloneras, Gran Canaria e Playa di El Duque, Tenerife, dove gli impiegati sono 25/26 ogni cento posti letto.

    Ma se da un lato le indagini svolte mostrano che l’industria alberghiera è leader nel mercato occupazionale, dall’altro lato il fenomeno delle case vacanza abbassa i dati in località dove gli affitti hanno preso più piede, come a Puerto Rico, Puerto del Carmen e Mogán, dove gli occupati sono circa 9 ogni cento posti letto.

    Nel quadriennio 2010-2014, post crisi economica, il numero dei dipendenti di strutture alberghiere è sceso in 8 dei 47 centri dell’arcipelago, centri dove si è diffusa la locazione turistica a scapito dell’offerta alberghiera.


    Le casa vacanza rappresentano ormai un’allettante alternativa per i turisti, basti considerare che solo sul sito di Airbnb (il portale di offerta di case, ville e stanze per affitti temporanei) sono presenti 12.000 case situate nelle isole.

    Tra i principali fruitori delle case vacanza ci sono le famiglie, che rappresentano il 40% degli affitti sottoscritti, a seguire le coppie, per un 39% e infine i gruppi di amici che sono il 19%.

    Una tendenza che solo negli ultimi due anni ha generato un business di 699 milioni di euro all’anno.

    Le motivazioni di una tale scelta sono facilmente comprensibili: la comodità di sentirsi come a casa propria, lo spazio a disposizione, la possibilità di contenere i costi in caso di famiglie o gruppi numerosi, senza considerare l’assenza del vincolo “all inclusive”.

    I grandi alberghi tuttavia sono sempre i più richiesti quando si tratta di località inserite nella zona turistica, dove per legge sarebbe vietato affittare case ai turisti.

    Il 48% dell’attuale offerta canaria di affitti, infatti, è stato escluso dal mercato per effetto del decreto che vieta di affittare appartamenti nelle zone turistiche delle varie località.

    La legge, che risale al 2013, prevede sanzioni fino a 60.000 euro in caso di inadempienza o mancata regolarizzazione delle abitazioni adibite a casa vacanza.

    Solo a Tenerife è presente il 40% dell’offerta di affitti a turisti, seguita da Lanzarote con il 23%, Gran Canaria con il 18%, Fuerteventura con l’11%, La Palma il 4%, La Gomera 1,5% e uno 0.70% a El Hierro.

    L’arcipelago canario è l’unica comunità autonoma spagnola che esclude la modalità di locazione nelle aree dichiarate turistiche.

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