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    Perché la Terra tardò a riprendersi dopo la grande estinzione di massa?

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    di Magda Altman

    Antiche rocce hanno svelato perché la Terra abbia rallentato la ricomparsa della vita dopo la catastrofica estinzione di massa dell’era permiana triassica.

    L’estinzione di massa è un evento durante il quale avviene un significativo sovvertimento dell’ecosistema terrestre e nella storia del nostro pianeta si è verificato ben 5 volte.

    Quello del periodo permiano triassico (251 milioni di anni fa) fu il più devastante.

    Il 96% della vita marina venne spazzato via e il 50% delle specie animali che vivevano sulla terra ferma scomparvero.

    Cosa provocò una tale catastrofe è ancora argomento dibattuto dagli scienziati.


    La scoperta di un cratere largo 120 km nel sottosuolo australiano lascia presupporre che a causare l’estinzione sia stata una violenta eruzione che generò un vero e proprio sconvolgimento rendendo l’ambiente circostante ostile.

    Altre teorie riconducono invece il fenomeno all’impatto di un asteroide con la Terra che provocò un enorme cratere di 450 km di diametro in Antartide.

    Ma la teoria degli scienziati dell’Università di Edimburgo si basa su un evento singolare e completamente diverso.

    Attraverso l’analisi di rocce rinvenute in Oman che si formarono in un antico oceano nel periodo della grande estinzione, sono risultate rivelatrici di preziose informazioni.

    A causa dell’intensa attività vulcanica che interessava tutto il pianeta, si suppone che la percentuale di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera cominciò ad aumentare a dismisura, tanto da rendere gli oceani anossici (ovvero privi di ossigeno) e provocando la formazione di bolle tossiche su tutta la superficie terrestre.

    Unitamente ai gravi danni riportati dallo scudo dell’ozono a causa dei gas, l’ambiente divenne inappropriato per ogni tipo di forma di vita.

    Utilizzando sofisticate tecniche chimiche per analizzare le rocce dell’Oman, il team ha raccolto dati provenienti da 6 siti diversi di campionamento, luoghi un tempo facenti parte delle profondità oceaniche.

    I dati hanno rivelato che non solo l’acqua era priva di ossigeno ma non vi erano tracce di solforato tossico; quello che gli studiosi hanno trovato sono stati abbondanti livelli di ferro.

    Questo indica che la causa della ritardata ricomparsa sulla Terra della vita fu dovuta alla particolare composizione dell’acqua degli oceani.

    La precisa causa della lenta ripresa non è ancora sufficientemente chiarita ma l’assenza di ossigeno nei mari determinò il rallentamento molto più della presenza dei gas tossici.

    Alcuni organismi infatti anche in presenza di gas nocivi sarebbero potuti sopravvivere adattandosi ma non in assenza di ossigeno.

    Secondo molti studiosi il tempo della sesta estinzione di massa non solo non è lontano, ma è già cominciato con la scomparsa di numerose specie animali e vegetali.

    La causa, in questo caso, in un ipotetico lontanissimo futuro, non dovrà essere ricercata nelle profondità di oceani o nei crateri dei vulcani.

    La causa sarà l’ultimo essere vivente apparso sulla Terra: l’uomo.

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