“Serve il letto”: l’odissea di un concittadino italiano e i rischi del sistema ospedaliero a Tenerife

Ospedale La Candelaria – Santa Cruz – Foto di Jose Mesa

Di fronte a un’emergenza medica, ogni cittadino si aspetta protezione e cure. Ma la storia di P.T., italiano residente a Tenerife da 21 anni, racconta una realtà ben diversa, fatta di dimissioni forzate, tensioni e denunce alle autorità.

I fatti: un incidente e una dimissione contestata

Tutto ha inizio il 1° dicembre 2025, quando P. rimane coinvolto in un banale incidente motociclistico che gli provoca la frattura del bacino e del femore. Dopo 15 giorni di degenza presso l’ospedale La Candelaria, trascorsi sotto l’effetto di forti analgesici come il Fentanyl, i medici decidono che non è necessario intervenire chirurgicamente.

Il 15 dicembre arriva però la doccia fredda: una dottoressa comunica a P. che deve lasciare il posto letto. La motivazione ufficiale riportata nella denuncia è emblematica: “Me hace falta la cama” (mi serve il letto), poiché il paziente non è in pericolo di morte né contagioso. P. viene così messo alla porta, nonostante si trovasse ancora in sedia a rotelle, con mobilità ridotta e, cosa più grave, senza che gli venisse effettuata una radiografia di controllo prima delle dimissioni.

Lo scontro con la sicurezza e l’intervento della Polizia

La situazione degenera rapidamente quando P., ancora in sedia a rotelle e senza nemmeno aver avuto il tempo di indossare una maglietta, chiede un bicchiere d’acqua e di poter sporgere reclamo. Secondo quanto riportato nel verbale della Polizia Nazionale di Adeje, il personale di sicurezza sarebbe intervenuto con estrema aggressività.

I testimoni e i video raccolti mostrano momenti di alta tensione: un vigilante avrebbe colpito il telefono di un amico di P. che stava riprendendo la scena, mentre lo stesso P. sarebbe stato vittima di una manovra di sottomissione fisica nota come “mataleón” (una stretta al collo da dietro) mentre si trovava sulla sedia a rotelle. La vicenda si è conclusa solo con l’arrivo degli agenti di polizia, chiamati per denunciare il trattamento “inumano” e le lesioni subite.

Come comportarsi per evitare che accada di nuovo?

Il caso di P.T. mette in luce alcune criticità del sistema e l’importanza di conoscere i propri diritti per non trovarsi impreparati. Ecco alcuni consigli basati su quanto accaduto:

  1. 1.Esigere la “Hoja de Reclamación”: È un diritto fondamentale. Nel caso di P., questa è stata inizialmente negata. Se il personale si rifiuta di fornirla, è opportuno contattare immediatamente le forze dell’ordine.
  2. 2.Richiedere la documentazione clinica completa: Prima di lasciare l’ospedale, assicuratevi di ricevere tutti gli esiti degli esami (esami del sangue, radiografie) e le istruzioni per la riabilitazione. Non accettate dimissioni verbali senza una relazione medica scritta.
  3. 3.Documentare con cautela: Sebbene il personale di sicurezza possa sostenere che sia vietato registrare all’interno, la presenza di video è stata fondamentale per P. per supportare la sua denuncia in sede legale.
  4. 4.Verificare la formazione del personale: P. ha sottolineato l’importanza che gli agenti di vigilanza siano dotati di regolare certificazione (carnet de controlador de acceso) e formati per gestire pazienti vulnerabili con umanità.
  5. 5.Contattare la Polizia in caso di coercizione: Se vi sentite minacciati o obbligati a lasciare una struttura in condizioni fisiche precarie (“o esci tu o ti caccio io”), chiamate il 091 o il 112.

Questa vicenda ricorda che, anche dopo anni di contributi e vita lavorativa sull’isola, il diritto a un trattamento dignitoso non deve mai essere dato per scontato. La battaglia di P. prosegue ora nelle aule di giustizia, affinché nessuno debba più sentirsi dire “mi serve il letto” mentre è ancora impossibilitato a camminare.

Metafora: Trovarsi in una situazione simile è come essere un passeggero su una nave che, nel bel mezzo di una tempesta, viene costretto a scendere su una zattera di fortuna solo perché la cabina serve a un altro ospite, senza che nessuno controlli se la zattera sia in grado di galleggiare.

Redazione

Ovviamente disponiamo di nome e cognome del Sig. P.T., oltre a documentazione dettagliata inclusa la copia della denuncia alla polizia, che non pubblichiamo per ovvi motivi

 

 

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