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    Endemismo enologico nelle isole Canarie

    BODEGA SUBMARINA
    DE CANARIAS

    Le isole canarie ci offrono un patrimonio vitivinicolo molto ampio e caratteristico, cui varietà viticole sono discendenti da ceppi spagnoli e portoghesi ivi portati e che, per resistere al territorio, si sono distanziate geneticamente dai progenitori peninsulari.

    A causa delle malattie e del sostentamento economico, certe varietà sono andate quasi perse, ovvero la superficie complessiva piantata non arriva ai 500 m².
    All’inizio degli anni ‘80, si è iniziato a recuperare la cultura del vino delle isole e persone come Juan José Barreno, hanno iniziato un recupero delle antiche varietà ivi presenti.
    Juan José Barreno, proprietario di Bodegas Endemic, ha lavorato fino al 2013 al progetto di recupero delle varietà “VITIS” dell’Instituto Canario de Investigaciones Agraria (ICIA).
    Nel 2014 decide con sua moglie di fondare il progetto “Endemic” che ha come scopo il recupero delle varietà tipiche delle Canarie, un lavoro vitivinicolo di tipo ecologico e con l’utilizzo di consumabili organici, riciclabili e BIO.
    Ora immaginiamo “Endemic” come una vera pianta con vari rami.
    Il primo ramo sviluppatosi è rappresentato dal sub-progetto “Terranic”.
    Come descrive lo stesso enologo, il nome rappresenta le due varietà terrestri, presenti in tutte le altitudini e le latitudini dell’arcipelago, ovvero Listàn Blanco Listàn Negro”.
    Le varietà utilizzate provengono dalla zona, secondo l’elaboratore, in cui la loro espressione varietale risulta più tipica, rispettivamente Vilaflor per la Listàn Blanco e la comarca di Santa UrsulaTacoronte e La Victoria de Acentejo per quanto riguarda la Listàn Negro.
    Nel 2015 si incorpora insieme ad altre cinque cantine al progetto di affinamento sotto-marino, portando così il suo “Terranic “a diciotto metri sotto il livello del mare, facendo nascere così il sub-progetto “Oceanic”; ma prima di spiegare la sua esperienza vi lascio una piccola curiosità su questa particolare cantina.
    BODEGA SUBMARINA DE CANARIAS
    Inaugurata il 1 maggio 2015, è situata a El Poris e fa parte della D.O. Abona.
    La peculiare installazione è un modulo di acciaio e cemento, installato a 18 m di profondità, che ospita fino a 5’000 bottiglie di vino.
    È stata aperta ai turisti, aventi un diploma basico di immersione: tramite una campana con una bolla di ossigeno posta a 16 m sotto il livello del mare, permette di togliere la maschera e il boccaglio e poter vivere una speciale esperienza di degustazione.
    “Com’è stata la tua esperienza con la Bodega Submarina de Canarias?!”
    “Insieme a Bodegas ReverónRebusco, Cumbres de Abona e Sensaciones, sono stato tra i primi a provare l’esperienza di far evolvere il vino nell’oceano.
    Questa prova durò diciotto mesi, fu costosa ma ebbi il piacere di studiare le differenze tra i diversi vini.
    Alcune persone pensano che vi siano botti sotto il mare o che addirittura la vigna cresca sotto l’oceano!
    Per cui mi piace sottolineare che per porlo nella cantina sottomarina, il vino dev’essere finito e imbottigliato come se si dovesse vendere al mercato, inoltre dev’essere perfettamente ermetico per non far entrare dentro l’acqua.
    In quanto al vino ogni cantina aveva messo vini differenti, c’era una malvasia dolce, un bianco secco, un bianco afrutado, rossi con e senza affinamento in barrique; alcuni avevano messo tappi sintetici, altri naturali.
    In sintesi, è stato un gioco in un laboratorio da cui abbiamo tratto varie conclusioni.
    Per quanto riguarda il tappo non abbiamo trovato differenze, l’importante era chiuderlo con cera al fine di evitare che l’acqua salata entrasse dentro il vino, e posso confermarti che vino con acqua salata è una schifezza!
    Nei vini affinati in barrique, essendo già ossidati, non abbiamo trovato un’evoluzione o significative differenze; al contrario i vini non affinati acquistavano un bouquet di aromi primari molto più accentuato, come se il vino fosse ritornato giovane, inoltre il tannino di questi vini è risultato molto più setoso rispetto allo stesso rimasto sulla terraferma.
    Queste differenze si accentuavamo in modo significativo ai sei mesi di affinamento.”
    “Quindi a cosa è dato questo sostanziale cambio sotto la superficie?”
    Sinceramente ancora non lo sappiamo, con altri cinque amici abbiamo provato in tutti i modi a capire cosa stesse succedendo, accade tutto e nulla allo stesso tempo.
    Si può relazionare con la marea, il vino però è tappato ermeticamente; può essere la temperatura, ma siamo a 16° e non si hanno nemmeno depositi di cristalli.
    Quello che occorre è che, quando confronti il vino terrestre con il marino, succede che quest’ultimo risulta più setoso e giovane, mentre il terrestre risulta più tannico.
    C’è qualcosa in questo ambiente che influisce sulla parte organolettica, analizzando la parte chimica i vini sono risultati esattamente uguali.
    Mi hanno invitato a dibattiti sul tema e mi piace spiegarlo così: la teoria è come se si prendessero due gemelli, di cui uno viene mandato su Marte e l’altro resta sulla terraferma, il primo compie un viaggio di cinquant’anni che per lui effettivamente rappresentano due settimane, per cui quale dei due sarà più vecchio?
    Ovviamente quello sulla terra, perché per l’altro non è passato tanto tempo.
    Al vino sottomarino è successo qualcosa del genere, ottiene un bouquet fruttale maggiore, come se si trattasse di una macerazione carbonica e come se l’evoluzione naturale del vino si fosse fermata nel tempo, mentre il gemello sulla terraferma va subendo i processi di evoluzione in bottiglia. “
    Nello stesso periodo si definisce la linea omonima al progetto, cui vini si ottengono con una base di Listàn e una varietà migliorante canaria come Albillo Criollo de La Palma e Verijadiego de El Hierro.
    Come per le Listàn, le varietà utilizzate da Juan José Barreno sono prese da terroir specifici.
    Nel 2018 si sviluppa “Canariensis”, una branca del tronco in cui spariscono le Listàn e vengono sostituite da varietà “maggiori”, il cui coupage riceve il nome da una specie di fauna endemica delle canarie.
    I tre vini vengono fermentati a freddo e affinati sur lies per sei mesi.
    Troviamo così:
    Asio otus Canariensis, coupage di Albillo Criollo de La Palma, in particolare a 1000 m.s.m. nella zona di Garafia e il Verijadiego de El Hierro.
    Un bianco secco con un’intensità aromatica media di frutta a polpa bianca, frutta secca, in bocca il polisaccaride del vino dà untuosità e dolcezza, equilibrato perfettamente con una buona freschezza;
    Pimelia Canariensis, monovarietale della varietà Gual della parcella Los Corchos in El Hierro.
    Intensità aromatica alta con note di gelsomina, frutta tropicale e note affumicate
    Cyanistes Canariensis, monovarietale di Verijadiego.
    Intensità aromatica alta con aromi a pera, vaniglia, frutta secca e note affumicate.
    Salino e con una buona acidità, l’affinamento sur lies conferisce una rotondità e dolcezza.
    Fino a “Canariensis” la pianta di Endemic ha proibito lavorazioni particolari di queste delicate varietà, ma il vino oltre che un lavoro è anche sperimentazione.
    Il 2024 rappresenta l’anno di “Prohibición”, il nuovo ramo innovatore di questo progetto che ingloba tutto quello che fino ad adesso è stato proibito nella filosofia della cantina.
    La linea non ancora etichettata vanta di una barrique francese con un coupage di tre Listàn blanco provenienti da Vilaflor, Lanzarote e Garafia, con Albillo Criollo, un’altra con Listàn negro della precedentemente nominata comarca del nord e infine una cosa che mi ha particolarmente sorpresa, una Listàn negro in anfora.
    Non sono amante dell’anfora ma ho trovato un rosso, con un bouquet medio a frutta rossa e una bocca complessa con un tannino pulito ed elegante ed un’elevata persistenza.
    Lucia Montalbano

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