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    L’influenza spagnola, una pandemia non spagnola

    Il 2 novembre 1918, il New York Times pubblicò un articolo su una misteriosa malattia che sembrava essere una specie di influenza.

    CDC, released into public domain.
    This May 29, 1919 photograph showed rows of tents that had been set up on a lawn at Emery Hill in Lawrence, Massachusetts where victims of the 1918 influenza pandemic were treated. The 1918 influenza pandemic killed an estimated 20-50 million people worldwide, including 675,000 in the United States. The pandemic’s most striking feature was its unusually high death rate among otherwise healthy people aged 15-34.

    La notizia proveniva dalla Spagna. Da qui nacque il mito dell’influenza spagnola, una pandemia che, tuttavia, non ebbe inizio nella penisola iberica.

    Infatti, la teoria più diffusa sulla sua origine la colloca proprio negli Stati Uniti.

    Il mondo intero, e in particolare l’Europa, era immerso nella Prima Guerra Mondiale, quando un’arma più letale dei carri armati e delle bombe fece sentire la sua presenza.

    “Gli oltre 50 milioni di morti che [l’influenza] causò in pochi mesi furono circa tre volte superiori a quelli causati dalla Prima Guerra Mondiale”, afferma l’autrice di La gripe española: la pandemia de 1918-1919, Beatriz Echeverri Dávila, nel suo articolo.

    Sebbene alcune ipotesi indichino la comparsa della malattia in Cina e altre in Francia o in India (nessuna in Spagna), l’opinione più condivisa è che l’influenza del 1918 sia comparsa per la prima volta a Haskell, una cittadina americana appartenente allo Stato del Kansas.

    “Nel febbraio del 1918, un medico della contea di Haskell, in Kansas, osservò un’epidemia di influenza più grave del normale tra i suoi pazienti […] gli stessi che si preparavano ad arruolarsi per combattere nei campi di sterminio europei”, scrive Echeverri.

    All’epoca, gli Stati Uniti erano già impegnati da un anno nella guerra tra Germania e Impero austro-ungarico contro la Triplice Intesa: Francia, Gran Bretagna e Russia (anche se altri Paesi si stavano aggiungendo).


    Gli Stati Uniti combatterono al fianco di questi ultimi, inviando loro truppe che spesso sbarcavano sulle coste francesi.

    Nel frattempo, i casi della strana influenza si diffusero da un campo all’altro fino a raggiungere la costa orientale.

    Echevarri sostiene che “il gran numero di soldati malati non impedì di continuare l’invio massiccio di truppe, diffondendo così il virus prima nelle basi militari e nei campi di battaglia in Europa, e poi nella popolazione civile”.

    Secondo questa teoria, quindi, il virus sarebbe arrivato sul suolo europeo dall’altra parte dell’Atlantico, da dove si sarebbe diffuso nel resto del mondo.

    Ma la domanda centrale che riguarda questo articolo rimane da affrontare: perché una delle pandemie più letali della storia è stata chiamata “influenza spagnola” se la sua origine non aveva nulla a che fare con la Spagna?

    Come già detto, l’Europa era nel bel mezzo della Grande Guerra.

    I Paesi colpiti dalla pandemia, quasi tutti europei, non volevano diffondere la notizia di avere un nemico interno.

    Beatriz Echeverri sottolinea che “questa prima ondata epidemica provocò grandi sconvolgimenti nella vita lavorativa dei Paesi e nelle strategie militari della Prima Guerra Mondiale”.

    E queste perturbazioni, ovviamente, erano debolezze che non si volevano rivelare agli avversari.

    Così, quando la pandemia raggiunse la Spagna tra maggio e giugno del 1918, la maggior parte dei media aveva tenuto nascosta la notizia.

    Ma la Spagna era neutrale e l’evento si diffuse a macchia d’olio sulla stampa nazionale.

    Tutto il resto è storia. Il resto del mondo fece eco alla notizia come se la Spagna fosse stata l’epicentro della storia.

    Inutile dire che il nome che questa malattia ha finito per assumere non è altro che un’ingiustizia che si è perpetuata nel tempo e che arriva fino ai giorni nostri.

    Bina Bianchini

     

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