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    Respirare è importante, ma che problemi potrebbero esserci?

    Tutti noi sappiamo che respirare è una delle funzioni più importanti per vivere così come lo è la presenza del battito cardiaco.

    Entrambe queste funzioni debbono essere presenti e ben attive affinché, collaborando fra loro, permettano l’acquisizione dell’ossigeno dall’ambiente esterno ed il suo trasporto ai vari organi e tessuti periferici; questo consente alle singole cellule di vivere, di sviluppare i loro metabolismi e, conseguentemente, di svolgere le attività che debbono essere garantite nell’interesse di tutto l’organismo.

    Perché sia possibile far arrivare l’ossigeno nel sangue per essere temporaneamente immagazzinato nei globuli rossi è indispensabile veicolare l’aria ambiente all’interno degli alveoli che costituiscono il “vero polmone” dell’organismo: è proprio qui che si realizza lo scambio tra l’ossigeno e l’anidride carbonica che, trasportata anch’essa dai globuli rossi, rappresenta il prodotto di scarto dell’attività metabolica cellulare.

    Ma affinché l’aria ambiente, contenente l’ossigeno, possa raggiungere gli alveoli è necessario che sia presente un adeguato sistema di connessione tra essi e l’esterno; da reminiscenze scolastiche sappiamo che il polmone può essere paragonato ad un albero il cui tronco è rappresentato dalla trachea che si suddivide in due rami principali che sono i grossi bronchi destro e sinistro. Da questi si dipartono i bronchi lobari destinati a suddividersi ulteriormente e progressivamente fino a raggiungere un calibro di pochi millesimi di millimetro (bronchioli terminali) che sboccano negli alveoli che sono l’unità funzionale del polmone.

    Immaginiamo allora il percorso che dovrà fare l’aria esterna per arrivare al punto di scambio gassoso: dalle cavità nasali o dal cavo orale l’aria entra in faringe e subito nel laringe passando attraverso le corde vocali; entra nei grossi bronchi e percorre quelli di calibro progressivamente più piccolo fino ad arrivare ai bronchioli terminali che le danno finalmente accesso agli alveoli. L’albero respiratorio è protetto al suo ingresso dalla presenza di una valvola definita glottide che, nel soggetto sano, si chiude automaticamente durante l’atto di deglutizione degli ingesti impedendo che gli stessi possano entrare nel circuito respiratorio.

    In un recente articolo pubblicato sul mio sito www.mauromarchetti.it così descrivevo gli alveoli: “sono l’unità funzionale del polmone: paragonabili alle foglie dell’albero, sono una sorta di piccoli palloncini le cui pareti, sottilissime, sono prive di struttura muscolare e sono ricche di capillari in cui scorre il sangue venoso che, proveniente dal cuore destro, è carico di anidride carbonica (CO2) e povero di ossigeno (O2)”.

    E così continuavo la descrizione della funzione respiratoria: “All’interno dell’alveolo, apice del bronchiolo terminale e quindi in diretta connessione con l’esterno, è presente l’aria inspirata ricca di ossigeno. La sottigliezza della parete alveolare e l’estrema diffusibilità dei gas permettono lo scambio degli stessi realizzando il vero processo della respirazione”.

    Abbiamo poco sopra analizzato il percorso che l’aria, proveniente dall’esterno, segue per giungere agli alveoli; il concetto che ora dovremo affrontare è il percepire quanto sia fondamentale che questo percorso sia sufficientemente pervio affinché l’aria riesca a raggiungere gli alveoli e, conseguentemente, possa essere considerata valida la funzione respiratoria.


    Facciamo prima di tutto l’ipotesi dell’ostruzione delle vie aeree da parte di un corpo estraneo ingerito dal paziente che, per incoordinazione tra deglutizione e respirazione, casualmente entri in laringe. Primo sintomo sarà l’accesso di tosse, ripetuto e violento, finalizzato a rimettere detto corpo estraneo all’esterno o almeno nell’esofago per essere avviato al tratto gastroenterico. Laddove la tosse non fosse in grado di liberare la via respiratoria, l’ostruzione della stessa potrebbe causare un evento asfittico catalogabile come insufficienza respiratoria acuta che potrebbe generare una serie di eventi capaci di culminare con la morte del paziente.

    Poniamo ora l’attenzione sull’albero tracheobronchiale che, per garantire un adeguato flusso di aria in entrata e in uscita, deve essere sufficientemente pervio.

    Una premessa indispensabile è quella di considerare come mentre l’inspirazione può avvalersi della muscolatura toracica che rende il movimento “attivo”, la fase espiratoria è determinata esclusivamente dal rilasciamento di detta muscolatura e, conseguentemente, può essere considerata come un evento “passivo”: questo fa sì che l’ingresso dell’aria nel polmone sia molto facilitato rispetto all’uscita della stessa. Nel processo respiratorio di fondamentale importanza sarà anche il movimento del diaframma che abbassandosi nell’inspirazione aumenta notevolmente la distensione del polmone favorendo una riduzione della pressione al suo interno e, conseguentemente, una sorta di aspirazione dell’aria ambiente.

    Le possibili cause di ostruzione dell’albero bronchiale fanno capo a tre possibili eventi:

    • Una abnorme contrazione della muscolatura liscia bronchiale che può realizzarsi nell’asma di natura allergica e che definiamo broncocostrizione; questo evento può essere anche legato a processi infettivi o ad un’irritazione della parete bronchiale da parte di sostanze irritanti inalate come il fumo di sigaretta, tossiche come acidi o alcali o, presenti nell’atmosfera nel corso di eventi naturali: tra questi rientra la calima ben conosciuta qui a Tenerife.
    • Le stesse cause, allergiche, irritative o infettive, possono produrre un ispessimento, sempre su base infiammatoria, della mucosa bronchiale che definiamo edema.
    • Ultima ma non meno importante è l’ostruzione dei bronchi da parte di un catarro denso, o fluido ma cospicuo, che può accumularsi in questi condotti per le cause sopra menzionate e che definiamo essudato.

    Solo un accenno, per dovere di cronaca, a quella condizione che in cronicità racchiude questi tre eventi determinando la bronchite cronica attualmente definita BPCO.

    Questi tre elementi fisiopatologici, variamente combinati tra loro, concorrono sempre nella determinazione dell’ostruzione dell’albero bronchiale riducendo, più o meno grandemente, il flusso di aria che affluisce agli alveoli. Inoltre, per quanto prima detto sulla passività della fase espiratoria rispetto a quella inspiratoria, è facile che aria venga intrappolata all’interno dell’alveolo generando una sua progressiva distensione fino alla rottura della sua parete con formazione di bolle che sono all’origine del noto “enfisema polmonare”. L’avanzare di detto processo distrugge gradualmente il polmone portando il paziente a quella condizione che siamo soliti definire come “insufficienza respiratoria cronica”.

    Per ovviare a tali patologie sarà necessario cercare di ridurre o se possibile evitare l’esposizione agli agenti dannosi e trattare adeguatamente gli episodi acuti: tutto ciò per evitare un giorno di manifestare gravi difficoltà respiratorie ed essere costretti all’ossigenoterapia.

    dott. Mauro Marchetti

     

     

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