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    Carta, il mancato promotore del circuito, condannato al carcere per il caso Herrajes Guamasa

    La Corte ha condannato l’italiano a sette anni di carcere per frode aggravata, insolvenza punibile e amministrazione infedele; anche il figlio e la nuora sono stati condannati a quattro e due anni di carcere.

    La Sesta Sezione del Tribunale Provinciale di Santa Cruz de Tenerife ha condannato a pene detentive tre dei quattro imputati nel caso che ha coinvolto le società locali Herrajes Guamasa e Desarrollos DHG, dopo che il tribunale ha ritenuto provata la commissione di reati rilevanti come la frode aggravata, l’insolvenza punibile e l’amministrazione scorretta.

    Sebbene il fatto che l’imputato principale sia stato condannato a un totale di sette anni di carcere dimostri di per sé l’importanza del caso, l’interesse è moltiplicato dal fatto che si tratta del cittadino italiano Giuseppe Carta, il fallito promotore del circuito automobilistico previsto a Granadilla, nel quale il Cabildo di Tenerife ha riposto la sua fiducia durante la presidenza di Carlos Alonso, quando il Diario de Avisos non aveva ancora rivelato i notevoli dubbi già esistenti sulla questione.

    La sentenza in questione, comunicata ieri alle parti e contro la quale è ancora possibile il ricorso in cassazione alla Corte Suprema, è in linea con l’argomentazione condivisa sia dalla Procura che dall’accusa esercitata dall’avvocato di Tenerife Pedro Revilla per conto delle persone colpite, che sono gli ex proprietari delle suddette aziende e che dovranno essere risarcite dall’ormai condannato per importi ancora da stabilire, oltre a 30.000 euro ciascuno per danni morali.

    I condannati sono il già citato Carta, con due anni di carcere per truffa aggravata, altri quattro per insolvenza punibile e un altro per amministrazione scorretta.

    Il figlio Alessio, con tre anni, sei mesi e un giorno di carcere per insolvenza punibile, più altri sei mesi di carcere per amministrazione scorretta, e la sua compagna, Laura Panate, con un anno e dieci mesi di carcere per cooperazione necessaria nell’insolvenza punibile e altri tre mesi e un giorno di carcere per amministrazione scorretta. Nel caso della donna, le condanne superano i due anni di carcere, quindi (a meno che la Corte Suprema non vi ponga rimedio) non eviterà il carcere.


    È giusto sottolineare che un quarto imputato, Jesús Guillermo González Soler, è stato assolto da tutte le accuse in quanto i reati contestati non sono stati considerati provati, anche se alcune delle sue azioni in questo caso “possono sembrare strane o sospette”, secondo la sentenza.

    HANNO “SVUOTATO” A LORO FAVORE LE SOCIETÀ CHE SI ERANO IMPEGNATE A RILANCIARE

    Il caso di Herrajes Guamasa è iniziato nel 2013, quando i suoi proprietari, afflitti dalla crisi, hanno contattato quelli che ritenevano essere investitori solvibili, concordando con loro di cedere il controllo dell’azienda (e di Desarrollos DHG) per poterle rilanciare economicamente.

    Tuttavia, il Tribunale ritiene provato che, fin dalla stipula del contratto, Carta e il figlio (con la necessaria collaborazione della nuora) abbiano portato avanti “il piano ordito da Giuseppe Carta” per “depatrimonializzarli progressivamente, sottraendosi all’adempimento degli obblighi economici, mettendo in sicurezza i beni immobili, e tutto ciò a loro esclusivo vantaggio e a danno delle società e dei loro creditori”.

    Quando i legittimi proprietari si sono resi conto di essere vittime di una truffa (anche i macchinari e i locali erano stati venduti a loro insaputa), hanno denunciato il caso alla magistratura che, nel corso delle indagini, ha portato il magistrato incaricato del caso (Tribunale di Istruzione numero 4 di Santa Cruz de Tenerife) a emettere un’ordinanza in cui non c’era più alcun dubbio su quanto stava accadendo.

    (Foto DA)

     

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