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    Te la do io la cronaca

    L’insostenibile leggerezza del confine fra cronaca e narrazione

    Ai nostri tempi le fiabe, giuste o sbagliate, erano facili da capire e immutabili nel tempo.

    Il narratore era un cronista, non un opinionista.

    Cappuccetto rosso non doveva fare di testa sua, o lei e le persone che amava ne avrebbero pagato le conseguenze.

    Discutibile, un poco gretto ma immutabile nel tempo.

    La cronaca raramente ha avuto la stessa fortuna delle fiabe.

    Il divario fra narrazione ufficiale e ufficiosa è sempre stato notevole, ma i giorni assurdi che si susseguono da due anni a questa parte, battono tutti i record della differenza fra narrazione e realtà.


    Ancora e sempre, l’idea è di stare al di sopra delle fazioni, perché di parti, più non si tratta.

    Tenere acceso l’odio di pancia e spento il dialogo, sembra essere fine e mezzo di una manciata di oligarchi svirgolati decisi a dare un colpo di spugna al pianeta e al genere umano in una botta sola.

    Dopo sì vax e no vax, l’opinione pubblica è dilaniata ad arte da una fra centinaia di guerre – in generale scivolate nell’apatia generale – con l’eccezione della guerra glamour per eccellenza, quella in Vietnam.

    Ma questa è speciale.

    Ciò con cui ci martellano però attenzione, non è il fatto ma la sua narrazione.

    Se anziché una guerra fosse la fiaba di Cappuccetto Rosso, da un lato avremmo il linciaggio del cacciatore, la vendita delle Tshirt “I LOVE lupo” e le fiaccolate degli amici del bosco che ignorano l’esistenza di nonne e bambine nel racconto.

    Dall’altra, Save the children che accende roghi mediatici contro il lavoro minorile e l’abbandono scolastico, ignorando che la fiaba si svolge di domenica a scuola chiusa e la bimba se la mangia un lupo.

    Sembra uno scherzo ma è una riflessione terribilmente seria.

    E’ esattamente così che ci hanno spinto ad attraversare la vicenda Covid ed è così che i media esigono che la vicenda fra Russia e Ucraina intrida i nostri pensieri 24 ore al giorno.

    Ma non possiamo essere così incredibilmente c r e t i n i…

    I buoni non ci sono.

    Si parla di aree di influenza, controllo di risorse naturali, controllo di sbocchi strategici, affermazione di sistemi di economia estera… come sempre.

    Gli americani creano ad arte i conflitti e si fanno d’oro… come sempre.

    I Russi non accettano intromissioni in aree geograficamente Russe, come sempre

    I dittatoruncoli di piccoli paesi in posizioni strategiche, giocano al rialzo e mangiano quanto possono prima di implodere, dopo aver fatto più danni di quanti potessero immaginare, come sempre.

    I capitani della grande industria e gli squali della finanza si sfregano le mani perché in guerra si fanno tanti soldi, come sempre.

    I deboli pagano pegno… mettiamocelo in testa, in Ucraina, in Russia, in Italia, i deboli pagano pegno… come sempre.

    E l’Italia?

    Si distacca da un’Europa che dovrebbe muoversi in blocco unito o niente, infrange la propria Costituzione per infilarsi in una guerra che le garantirà un fornitore di carburante più caro di ciò che può pagare e un nemico troppo più grande di quello che può permettersi, genuflessa a un banchiere che gioca a fare il Doge e un venditore ambulante imbrigliato in un congiuntivo.

    Siamo riusciti ancora una volta a spiccare per piaggeria, inaffidabilità, retorica, inadeguatezza, in un momento critico della storia.

    Su questo almeno la narrazione schizofrenica di questi giorni di tempesta e confusione, sarà perfettamente unanime, guardiamo il bicchiere mezzo pieno… ci siamo riusciti solo noi.

    Claudia Maria Sini

     

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