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    Il Sahara occidentale, quell’avamposto coloniale spagnolo che nessuno ricorda, che nessuno conosce

    Nell’immaginario collettivo, l’indipendenza del Sahara occidentale sembra essere una causa da sostenere a prescindere.

    Quelle cause che sembrano giuste perché parteggiano per diritti che si considerano violati.

    In qualche modo si ha l’idea, poco concreta, che se il Sahara occidentale ottiene l’indipendenza questa si traduca automaticamente in un benessere mondiale.

    I buoni vincono contro i cattivi: contro i colonialisti spagnoli che se ne sono lavate le mani, contro il Marocco invasore, contro la Mauritania messa da parte e contro il mostro geopolitico ONU che a capriccio riconosce e non riconosce stati e accordi.

    E senza neanche sapere il perché ed il per come contro anche la Francia e gli USA.

    Ma la verità è che quasi nessuno conosce le problematiche storiche di questa zona, e pochi sono quelli coscienti del rischio che si nasconde dietro il partito leader dell’indipendentismo sahariano: il fronte Polisario (fronte Popolare di Liberazione di Saguia, el Hamra e del Rio de Oro. Regioni del Sahara occidentale).


    Il movimento viene fondato il 10 maggio 1973 con l’intento di ottenere l’indipendenza del Sahara Occidentale dall’occupazione militare della Spagna, del Marocco e della Mauritania.

    Di fronte al Sahara occidentale ci siamo noi: Canarie.

    E a volte sentiamo qualcosa circa il popolo sahwariano.

    Erano più o meno 8 anni fa quando una manifestazione per l’indipendenza del popolo sahwariano mi impediva l’accesso alla subdelegazione del Governo di Canaria a Santa Cruz.

    L’ultima manifestazione invece a La Orotava lo scorso mese di maggio.

    Nella piazza del chiosco un gruppetto di persone sensibilizzava i passanti sulla causa dell’indipendenza.

    Prese parte all’evento anche la giunta comunale.

    Il sindaco e l’assessore ai servizi sociali intervennero dichiarando così il loro appoggio alla causa.

    Un gesto politico senza dubbio.

    Di forti ripercussioni?

    No, di deboli ripercussioni? nemmeno.

    Indifferenza all’evento?

    Tanta.

    Ma Canaria può permettersi di essere indifferente a quanto accade poco oltre le sue spiagge?

    Facciamo un breve ripasso storico a grandi linee per capire come a noi che viviamo a Tenerife dovrebbe importarci parecchio il processo geopolitico in corso per il Sahara occidentale.

    Tutto ebbe inizio quando si ritenne necessario proteggere le Canarie da tentativi di invasione e colonizzazione musulmana.

    L’allora governo spagnolo collocò nella zona del Sahara occidentale il suo avamposto coloniale, era il 1884.

    Spagna era presente nel Nord Africa e i giacimenti di fosfato nel territorio subsahariano divennero risorsa significativa per l’economia spagnola.

    Nel corso degli anni matura una sensibilità di resistenza allo straniero.

    Per farla breve nel momento storico in cui, da un punto di vista internazionale, la Spagna appare debole, intorno all’anno della morte di Francisco Franco, il Marocco approfitta sia della debolezza spagnola sia della resistenza sahrawiana agli spagnoli e invade porzioni di territorio sahariano spagnolo, l’80%, senza che la Spagna reagisca.

    L’invasione è conosciuta come “marea verde” e relega il popolo sahrawi alla condizione di profugo, esule nelle zone desertiche al limite con il confine mauritanico e algerino.

    Il 27 febbraio 1976 il fronte Polisario proclama formalmente la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.

    La Repubblica è stata riconosciuta da 76 stati, principalmente africani e sudamericani, dall’Unione Africana ma non dall’ONU: per la comunità internazionale la Spagna non ha mai ceduto ufficialmente la giurisdizione sul Sahara Occidentale né al Marocco né alla Mauritania.

    Ecco spiegato il perché la Spagna continua ad essere interpellata nonostante agli occhi dei contemporanei questo sembra non essere più un interesse legittimo.

    La situazione improvvisamente precipita il 26 aprile scorso quando il presidente della Repubblica araba sahrawi democratica e segretario del fronte Polisario arriva sotto falso nome in Spagna.

    Il fatto esigerà la “testa” del ministro degli esteri spagnolo e il ritorno in auge della questione sahrawiana.

    Il Marocco, credendosi minacciato da una alleanza con gli indipendentisti, risponde con l’invasione dei migranti a Ceuta.

    Un ricatto diplomatico dallo stile similare a quello della Turchia con la Unione Europea.

    Da qui si inizia a capire come la posizione strategica del Sahara Occidentale diventa un serio problema geopolitico nel quale la Spagna o decide di entrare in trattativa da paese leader o abbandona per sempre lasciando all’ONU il potere giurisdizionale di decisione sul territorio.

    All’ONU si appellano tutti i paesi coinvolti senonché a complicare ulteriormente le cose interviene alcuni mesi fa il presidente degli USA,  all’epoca dei fatti: Trump.

    Appoggia l’ingresso del Marocco nell’unione araba, accordo di Abramo, con Israele e Emirati arabi in cambio di una consolidazione nei territori occupati e  conversione degli stessi in regione autonoma sahrawiana marocchina.

    Mettendo a tacere al contempo sia le rivendicazioni sahrawi sia le violenze dei marocchini sul popolo sahrawi.

    È importante sapere che Biden non ha cambiato la posizione degli Usa.

    E non sembrerebbe essere una pessima idea quella della regione autonoma.

    Occorre tenere in conto che i cittadini nati dopo il 1975 in territorio occupato vivono quelle aree come territorio patrio.

    Non si sentono invasori ma cittadini.

    E non capiscono come poco oltre la linea di muro marocchino nomadi a volte armati a volte profughi ed esuli si sentono derubati della loro patria.

    È difficile recuperare la stabilità politica con queste verità e una generazione ignara del conflitto antico.

    Ma cosa pensa Canaria?

    Il governo di Canaria sapendo bene che in materia di politica estera non può prendere decisioni, pensa bene di mettersi dal lato del politicamente corretto.

    Appoggiare cioè l’indipendentismo arrivando a sostenere che un Sahara libero e costituito per i suoi propri cittadini favorirebbe un intercambio florido proficuo e duraturo con l’arcipelago.

    E che l’espansione del Marocco costituisce una minaccia alla sicurezza nelle acque territoriali canarie.

    Ignorando completamente che l’Isis ha nel mirino i giovani che costituiscono la maggioranza della popolazione sahrawiana e che fanno parte del movimento di liberazione; ignorando che uno stato tra il Marocco e la Mauritania complicherebbe le relazioni diplomatiche tra Europa e Unione Araba per l’aggiunta di uno stato in più con diritto di partizione delle acque.

    Cosa fa credere a Canaria che il Marocco invade le acque territoriali canarie pretendendole per sé, mentre la Repubblica del Sahara occidentale non lo farebbe?

    Avrebbe forse obiettivi diversi questo nuovo stato?

    Sembra abbastanza ingenua e debole questa giustificazione a sostegno dell’indipendenza sahrawiana.

    Di contro abbiamo la  Asociación Canaria de Víctimas del Terrorismo (Acavite) che denuncia, pretendendo risarcimento, le violenze perpetrate dal fronte Polisario ai pescatori canari così come ai dipendenti delle miniere di fosfato abbandonati a se stessi dopo la marea verde.

    Nonostante le critiche a Trump l’unica proposta sensata sembrerebbe proprio la sua: una gestione autonomica all’interno del Marocco, una sorta di comunità autonoma spagnola.

    Questo metterebbe sotto controllo le pretese dell’Isis e darebbe stabilità alla regione permettendo al popolo sahrawi di convivere con i marocchini nel territorio berbero.

    L’ultimo piano di pace dell’ONU prevede la soppressione della Repubblica Democratica Araba Sahrawi e la sua sostituzione con l’Autorità per il Sahara Occidentale sotto il governo marocchino.

    Il Marocco oggi è il paese più stabile del Maghreb e dell’intero Nord Africa, è un alleato dell’Europa e degli Stati Uniti, nella lotta al terrorismo, mentre il Fronte Polisario è sotto il mirino costante dell’Isis che vorrebbe destabilizzare la zona per espandersi nell’area occidentale nord africana.

    Parallelamente Algeria sta a poco a poco rompendo i legami con il Fronte Polisario, sempre più isolato, e il piano ONU sembrerebbe soddisfare sempre di più la comunità internazionale.

    Sarebbe politicamente corretto vista la situazione, che Canaria rivedesse le dichiarazioni contro il Marocco per difendere l’indipendenza sahrawi perché è molto probabile che Trump avesse ragione e che il piano dell’ONU sia l’unico possibile per garantire la crescita in pace dei cittadini marocchini della nuova generazione e l’identità di popolo all’interno di un territorio gestito da un governo centrale tutelato da una condizione politica di autonomia locale.

    Diritto di esistenza e pace.

    Minerali, ferro fosfati e petrolio, risorse presenti nel territorio del Sahara occidentale, sono risorse che l’ONU valuta bene a metterle in mani filo occidentali e non lasciarle in mani islamiche filorivoluzionarie.

    Giovanna Lenti

     

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