Quei diritti umanitari: da fondamentali che erano a democratici e ora collettivi

La rivendicazione politica dei diritti umanitari, quei diritti fondamentali certi e sicuri che determinano l’uomo in quanto uomo e  lo riconoscono come soggetto a pieno titolo di diritti in quanto uomo, stanno diventando soggetto a criterio democratico.

Qualche mese fa il neo presidente USA dichiara i diritti fondamentali dell’uomo come democratici, suggerendo di fatto, che ci sono diritti dell’uomo non democratici.

Quali essi siano non è dato sapere, ma intanto  il suggerimento arriva.

E allora arriva anche nel subconscio la paura che ci siano diritti violati o non riconosciuti e si ripesca nel tempo passato: si ritiene che la donna non abbia parità di diritti e che insieme a tutte le minoranze discriminate per genere, la società necessiti di una legge che protegga il genere, che protegga la categoria, che protegga il collettivo.

Il ministero di uguaglianza diretto da Irene Montero, di Podemos, si concentra esclusivamente sulla nuova legge trans.


Nuova perché elimina le condizioni, chiamate ora restrizioni, che determinavano il cambio di genere.

Se prima occorreva un intervento chirurgico ad accompagnare il cambio di genere, la nuova legge supera questo momento, elimina la necessità di ricorrere al medico, con una auto dichiarazione è sufficiente per cambiare genere.

Se il principio appare segno di libertà in realtà non c’è nessuna libertà nel decidere a piacere il cambio di genere consentendo la mobilità tra generi a discrezione.

Il che in una società comporterebbe non pochi problemi e basta citare uno: squadre sportive divise per categorie.

C’è poi la possibilità di dichiararsi non binari, ossia al di fuori della logica di genere femminile e maschile. 

Ciò che in principio la legge vorrebbe evitare è trattare la persona trans come affetta da patologia.

Nessuno nella società considera patologico il genere.

Il ricorso alla chirurgia accompagna una identificazione non elimina una patologia.

Perché non si tratta di patologia.

Un sottile equivoco nell’interpretazione favorisce tutta una serie di rivendicazioni di un intero collettivo che assume contorni di collettivo possessore di diritti specifici.

Questo aspetto è proprio quello che preoccupa i costituzionalisti che di fatto hanno sollevato dubbi sulle libertà garantite e tutelate dalla legge proposta.

Il discorso sembrava chiuso, ma c’è Canaria.

Canaria fa storia, dicono, Canaria fa notizia, direi.

Lo scorso mercoledì il parlamento di Canaria ha approvato all’unanimità, cosa che la dice lunga sulla paura di passare per razzisti e omofobi della classe politica attuale, la legge trans che il parlamento spagnolo aveva appunto bloccato per incostituzionalità.

La considerazione a caldo è chiedersi come mai una legge incostituzionale venga poi approvata in una regione.

Evidentemente questo è possibile, di fatto lo è quando motivazioni di ordine pratico, logistico e paesaggistico condizionano l’adattamento di regolamenti e/o leggi, ma sorprende la netta posizione su un procedimento basato sulla libertà individuale su cui il Supremo ha dato parere negativo.

Quanto meno questo sarebbe un punto di riflessione ma nessun politico ha centrato il dibattito su questo tema, hanno preferito lodare l’impegno, assolutamente da riconoscere, del collettivo LGTBI+ durante questi anni e difatti abbiamo le dichiarazioni di  Carmen Hernández per Nuova Canaria  che evidenziano come questa votazione elevi Canaria rispetto a tutte le altre comunità.

Dal Partito Popolare, Luz Reverón, nota come da adesso le persone trans possono essere ciò che vogliono essere senza chiedere permesso; il deputato Jesús Machín del partito nacionalista ringrazia il parlamento intero concorde e unanime sulle tematiche di libertà.

Omar López del PSOE esalta la legge per il suo contenuto di essere libertà e rispetto.

Infine la consigliera dei Diritti Sociali, Noemí Santana non ha dubbi a ritenere che quello del mercoledì scorso rappresenta un giorno importante per tutta Canaria, ed il presidente del Parlamento de Canarias, Gustavo Matos dichiara che Canaria fa la storia.

I partiti politici esprimono euforia e ringraziamento per gli anni di lotta del collettivo LGBTI+, evidenziano tutti il passo importante fatto dalla regione Canaria che la pone così all’avanguardia o per lo meno avanti a tutte le altre, che pur una modifica alla vecchia ley Zapatero sul genere trans avevano compiuto.

Canaria, sostengono i partiti del parlamento è sinonimo di libertà di genere.

In definitiva non c’è neanche una dichiarazione che ponga l’accento sulla seconda parte della legge: le sanzioni per chi non rispetta.

Che cosa ha approvato Canaria?

La legge contempla sanzioni per infrazioni. Ma non se ne parla.

La legge volta a favorire l’eliminazione della discriminazione per genere si converte in legge per garantire e proteggere l’autodeterminazione di genere in ogni ambito sociale dalla vita politica ed economica a quella culturale. 

Definendo le misure necessarie per la garanzia della non discriminazione.

Quale autorità deciderà sull’interpretazione della discriminazione eventuale non è dato sapere, quale è il limite oltre il quale la parola diventa offesa e passabile di denuncia, non è dato sapere.

Ma come sta accadendo in Italia per il ddl ZAN sembrerebbe che il discriminato per genere sia l’etero, bianco, politicamente non corretto e non appartenente a nessun collettivo.

Giovanna Lenti