A un anno abbondante dalle restrizioni di vario tipo, introdotte periodicamente dalla autorità per contrastare il covid-19, mi pare opportuno cominciare a tracciare un bilancio delle conseguenze di questi provvedimenti… dico “cominciare”, perché le loro conseguenze deleterie sono ben lontane dall’essere esaurite, anzi iniziano appena a delinearsi, e come cercherò di argomentare in quest’analisi sono destinate a protrarsi e ad ampliarsi a macchia d’olio per molti anni o addirittura decenni.

Preciso ancora che non parlerò della maggiore o minore gravità del virus covid, né della maggiore o minore efficacia dei vaccini, perché di questi argomenti si è dibattuto, si dibatte e si dibatterà ancora a lungo in altre sedi, peraltro senza giungere a conclusioni certe dato il breve tempo trascorso – poco più di un anno – dall’inizio della cosiddetta “pandemia”; rifletterò invece in primo luogo su alcuni dati matematici e poi sull’impatto economico, medico (ricordando che la salute non è solo fisica ma anche mentale!), sociale, culturale, ecc. dei provvedimenti attuati dalle autorità, per infine valutare se questi provvedimenti siano stati adeguati e proporzionati e se i vantaggi ottenuti dalla loro applicazione abbiano veramente superato il danno causato… perché TUTTO ha SEMPRE un prezzo, e questa circostanza non fa certo eccezione.

Distanziamento sui marchi che conosciamo

Ovviamente per inquadrare correttamente un qualsiasi fenomeno è indispensabile contestualizzarlo, cioè stabilirne con chiarezza l’ampiezza percentuale della diffusione all’interno di una data popolazione: infatti è evidente che sparare dei numeri assoluti, come ad esempio “ieri 20.000 nuovi contagi” o “ieri 400 morti” non ha nessun significato logico se non si rapportano in percentuale questi numeri alle popolazioni dei Paesi a cui si riferiscono, ad esempio agli 8,50 milioni di abitanti della Svizzera, o ai 47 o 60 milioni rispettivamente di Spagna e Italia, o ai 211 milioni del Brasile, o ai 329 milioni degli Stati Uniti: dunque la prima cosa da fare per comprendere la gravità di un qualsiasi fenomeno è ricavare la percentuale dei soggetti colpiti rispetto alla popolazione.

Sicuramente ricorderete come si risolvono le equazioni a una incognita, chiamata “x”; nel nostro caso questa “x” è appunto il dato “non noto”, cioè la percentuale di una data categoria rispetto alla popolazione totale; ma se qualcuno l’avesse dimenticato, nell’interesse dei lettori non voglio lasciare nulla al caso, quindi perdonatemi la digressione matematica che segue.

Nel sito web www.statistichecoronavirus.it, ad esempio, si può selezionare nel menù in alto a destra il Paese che ci interessa, per esempio l’Italia; un altro portale molto completo, che riporta in una sola tabella tutti i Paesi del mondo comprese le rispettive popolazioni, è www.worldometers.info, ma ce ne sono decine pubblicati in vari Paesi, che non è difficile rintracciare con un minimo di pazienza.

Dunque apprendiamo, consultando questi portali, che dall’inizio della “pandemia” in Italia i decessi “attribuiti” al covid in base a un semplice tampone (non si sa quanto affidabile; comunque si tratta in stragrande maggioranza di persone molto anziane, la cui morte spesso è stata attribuita al covid anche se avvenuta in concomitanza con altre patologie preesistenti) sono al momento in cui scrivo (metà aprile, quindi ad un anno molto abbondante dall’inizio del calvario) 111.030, ossia lo 0,18% della popolazione italiana di 60.300.000.


Come ho ricavato questa percentuale?

Impostiamo l’equazione: 111.030 decessi sta a 60.300.000 di abitanti in Italia come x (la percentuale incognita che dobbiamo calcolare) sta a 100, che si scrive in breve così: 111.030: 60.300.000 = x: 100.

Risolvendo l’equazione: x (la percentuale di deceduti sulla popolazione) è uguale a 111.030 moltiplicato 100 e diviso per 60.300.000 = 0,18%; con lo stesso procedimento ricaveremo che i 569.035 cosiddetti “casi attivi” di metà aprile (generalmente chiamati dai media “contagiati”, o addirittura “infetti” che fa più impressione, anche se sarebbe più corretto chiamarli “asintomatici”, cioè persone che pur avendo contratto il virus stanno bene e nemmeno saprebbero di averlo senza un tampone) sono pari allo 0,94% della popolazione italiana; in pratica, dunque, il 99% della popolazione italiana non ha il virus – o perché non l’ha mai avuto o perché l’ha avuto ma non se n’è mai accorta – e lo 0,94% che ce l’ha… in stragrandissima maggioranza non sono malati, ma portatori sani.

Lo stesso semplice conteggio può essere eseguito per aggiornare periodicamente il dato italiano che ho citato, o per verificare che le stesse percentuali insignificanti sono più o meno lo stesse anche negli altri Paesi.

La parola “pandemia” deriva dal greco e significa “malattia generalizzata”… ma con queste percentuali il termine a me non pare appropriato… a meno che naturalmente non ci sia un qualche interesse occulto ad accreditare questa versione così drammatica della situazione.

Nessuno può essere assolutamente certo se questo interesse occulto esista o no… però i numeri sono indiscutibili, e il dubbio sul “perché” i dati sono costantemente distorti ignorando le percentuali è inevitabile e legittimo.

Ma quali sono state, sono e saranno le conseguenze di questi confinamenti, o “lockdown”, come tanto per cambiare a molti italiani piace chiamarli copiando direttamente il termine USA?

I notiziari radio-TV giornalieri martellano continuamente i “preoccupanti” numeri assoluti dei “nuovi contagiati” e “deceduti” e delle strutture ospedaliere sempre invariabilmente “al collasso”, ma come dicevo tutto ha SEMPRE un prezzo, che in questo caso è molto alto, anche se nessun organo d’informazione ufficiale ne parla MAI.

Essendo impossibile enumerare TUTTE le conseguenze con la necessaria precisione e lunghezza delle argomentazioni, mi limiterò alle più impattanti, che per maggiore chiarezza dividerò in paragrafi.

  1. 1.ECONOMIA – Aziende chiuse, disoccupazione dilagante, produzioni ferme con conseguenti perdite di mercati esteri che poi sarà difficile recuperare… qui non ho bisogno di dilungarmi, sono situazioni dolorose sotto gli occhi di tutti e la cui carta vetrata a grana grossa moltissimi sentono da tempo raschiare a sangue sulla propria pelle. Un articolo pubblicato il 6 aprile da “L’Inkiesta” segnala che da febbraio 2020 a febbraio 2021 l’Italia ha perso 945.000 posti di lavoro, di cui 277.000 nell’ultimo trimestre: i contratti a tempo indeterminato sono 218.000 mila in meno (-1,50%), quelli a termine sono scesi di 372.000 (-12,80%) e sono stati spazzati via 355.000 autonomi (-6,80%). Per tenere buona le popolazioni i governi promettono (ma non sempre veramente versano) indennizzi per sostituire i redditi andati in fumo – i cosiddetti “ristori a fondo perduto”. Ma alla menzogna di questi cosiddetti “ristori a fondo perduto” preferisco dedicare il paragrafo successivo.
  2. 2.RISTORI… A FONDO PERDUTO – Qui non ho esitazioni: il “fondo perduto” è una bugia colossale, una truffa per far digerire l’evaporazione dei redditi del settore privato, ma a fondo perduto non c’è proprio niente, perché i soldi non crescono sugli alberi e quando sono finiti sono finiti, punto… anzi nemmeno punto, perché ancora resteranno per anni o decenni i debiti da pagare. Queste distribuzioni a pioggia di soldi non guadagnati, cioè a cui non corrisponde nessun valore prodotto, hanno una sola provenienza: la voragine spaventosa scavata nel debito pubblico degli Stati proprio mentre le loro entrate crollano… perché chi non lavora non guadagna… e chi non guadagna non paga le tasse. Non ho lo spazio per dilungarmi, ma vi basterà digitare in Google la frase “scostamenti di bilancio” (virgolette comprese) e si troveranno tutte le spiegazioni. Attenzione alle parole, perché a molti piace illudersi che il “debito pubblico” sia il “debito di Pantalone”, cioè che riguardi sempre qualcun altro, o una misteriosa e lontana entità, e mai noi stessi: errore drammatico! non facciamoci ingannare da questa trovata ridicola, perché evidentemente il debito pubblico è il debito che grava sulle spalle di tutti i cittadini, i quali quando si deciderà di far finire questa “pandemia” – o perché la pazienza dei vessati starà per finire, o perché chi doveva guadagnare avrà già guadagnato più che abbastanza, o per entrambi i motivi – saranno chiamati a ripagarlo o con l’aumento delle tasse, o con la riduzione dei servizi (compresi quelli sanitari), o con un giro di vite di entrambe le cose. Ma, qualcuno dirà, adesso arrivano i mitici soldi dell’Unione europea, in cui quasi tutti i partiti vogliono avere le mani in pasta, tanto che per partecipare alla loro “gestione” si sono alleati nel governo anche con chi prima consideravano il diavolo. Ma… riflettiamo: da dove vengono i soldi dell’UE…? Chiaramente, altro non sono che i contributi versati nelle casse dell’Unione dai singoli Stati, tra cui anche Italia e Spagna. E da dove vengono i contributi dei singoli Stati…? Altrettanto ovviamente, dalle tasse pagate col loro lavoro dai rispettivi cittadini… dunque si ricade nel caso precedente: chi paga c’è, e siamo sempre noi… ma quale “fondo perduto”!
  3. 3.DEBITO PUBBLICO – Il debito pubblico, che prima o poi come dicevo i cittadini dovranno in qualche modo ripagare, non sta esplodendo solo per i “ristori” falsamente a “fondo perduto”: chi paga le migliaia di tamponi al giorno…? le mascherine…? i gel..? i guanti…? E soprattutto, chi paga i contratti stramiliardari delle forniture di vaccini con le grandi case farmaceutiche…? E i compensi all’esercito di “rintracciatori di contagiati” e di “vaccinatori”…? Sempre Pantalone, vero…? No no, per niente: sempre i cittadini. Se ancora non fosse chiaro rileggete il paragrafo 2…
  4. 4.INFLAZIONE – Da tempo – anche da prima del covid – l’economia batteva la fiacca e di conseguenza l’inflazione (cioè in parole semplici l’aumento dei prezzi al consumo) era ferma… o almeno così diceva la TV, perché poi al supermercato si aveva un’impressione diversa. Teoricamente i percettori dei “ristori a fondo perduto” avrebbero dovuto spenderli per rianimare l’economia in coma, ma l’incertezza sulla durata della “pandemia” e dei confinamenti (mesi…? anni…?), e la conseguente paura del futuro, hanno convinto i più a “tenerli sotto il materasso”; e per questo le banche, sature di liquidità che nessuno chiede in prestito, non remunerano più i depositi, o addirittura fanno pagare ai depositanti dei tassi d’interesse negativi. Ma, come dicevo, il calvario del covid non potrà durare in eterno, anche se personalmente prevedo tempi piuttosto lunghi; quando prima o poi l’economia gradualmente si riavvierà – anche se in forme diverse per ora imprevedibili e non necessariamente migliori – e la gente riprenderà a spendere, tutta questa massa enorme di liquidità accumulata rientrerà in circuito e l’impennata dei prezzi sarà inevitabile… anche perché, come faceva lo Stato italiano quando aveva la sovranità monetaria, l’inflazione sarà per gli Stati un trucco, tanto comodo quanto sporco, per ridurre il valore reale del loro debito pubblico, scaricandone con questa tassa occulta l’onere sui cittadini, che così però vedranno distrutto il valore reale (cioè il potere d’acquisto) dei loro risparmi. Chi volesse saperne di più può leggere l’approfondimento che ho dedicato all’inflazione nel numero di luglio 2018 di questo giornale. Non ho dubbi che gli Stati che oggi spendono e spandono per la “pandemia” (e non dimentichiamo che per qualcuno che spende c’è sempre qualcun altro che incassa, hehehe…) al momento opportuno non esiteranno a ricorrere a questo gioco delle tre carte per ridurre il valore reale del loro debito pubblico a spese dei cittadini.
  5. 5.ISTRUZIONE E FUTURO DEL PAESE – Non illudiamoci: gli almeno due anni scolastici persi non saranno mai più recuperati dalle vittime, cioè dagli studenti e dall’Italia. La cosiddetta DAD (didattica a distanza) ovviamente non può funzionare, per i più piccoli perché non possono mantenere a lungo l’attenzione davanti al pc (che del resto non tutti hanno a disposizione, così come non tutti dispongono di internet), e per i più grandi perché a distanza non si possono approfondire gli argomenti interagendo con i compagni e con il docente. Ovviamente tutti saranno promossi livellando ancora di più verso il basso il valore dell’apprendimento, in pratica ridotto a spazzatura, ma la promozione sulla carta non colmerà le lacune cognitive, che si trascineranno e si ripercuoteranno a catena anche negli anni successivi, richiedendo altre “indulgenze” fino al diploma finale. L’indulgenza però finirà forzatamente quando si dovrà entrare nel mondo del lavoro, dove il nodo dell’ignoranza arriverà spietatamente al pettine. Insisto sul concetto: almeno due anni BRUCIATI, che non saranno MAI PIÙ recuperati, né dalle singole vittime né dall’Italia. Un danno INCALCOLABILE, che mette i brividi per le sue tremende conseguenze.
  6. 6.SANITÀ – Ho sentito dire spesso da “esperti” che la gravità del covid sarebbe dimostrata dall’aumento numerico dei decessi rispetto agli anni precedenti, ma mi sembra che possano esserci anche altre spiegazioni. La prima è che, come dicevo, la stragrande maggioranza dei decessi “attribuiti” al covid riguarda persone molto anziane con patologie pregresse; in questi casi, il covid può essere stato solo il colpo di grazia a un organismo già debilitato, ma non la causa principale; la seconda è il fatto di dominio pubblico che gli ospedali, presi d’assalto da ondate di persone terrorizzate dalla paura di avere il covid martellata dai media (situazione però smentita dal calcolo delle percentuali di cui parlavo all’inizio) hanno letteralmente abbandonato a se stessi per mesi i malati di patologie serie e gravi, che privi di cure ci hanno lasciato la vita. Ma ai pasdaran della “salute prima di tutto” vorrei ricordare anche che la salute non è solo fisica, ma anche mentale, mancando la quale si hanno gravi ripercussioni sul fisico e sull’esistenza delle persone. Di un aspetto terribile dei confinamenti per la perdita del lavoro e per l’isolamento – situazione particolarmente traumatica per gli adolescenti – si potrà avere una drammatica conferma digitando in Google le tre parole chiave: aumento + suicidi + covid. Intanto la povertà e il consumo di psicofarmaci sono esplosi, come si potrà leggere digitando in Google le due coppie di due parole chiave: povertà + covid e psicofarmaci + covid… e infine ritorno ai bambini, sulla cui psiche quest’esperienza di isolamento, terrore e controllo sociale, in un’età tanto delicata per lo sviluppo psicofisico, lascerà inevitabilmente segni tremendi e indelebili.
  7. 7.DIVISIONE SOCIALE – La chiusura di aziende grandi e piccole e la perdita di posti di lavoro hanno gravemente diviso la società tra i garantiti, cioè i dipendenti pubblici e i politici, spesso pagati per non lavorare, e i non garantiti del settore privato, ai quali è stato impedito di lavorare privandoli del sostentamento, privazione solo parzialmente e irregolarmente compensata dai “ristori”; che del resto, come dicevo nel paragrafo 1, sono una “soluzione” fasulla che peserà enormemente sul debito pubblico e quindi sul futuro del Paese.
  8. 8.STATALISMO – Vedo che l’argomento inevitabilmente ha richiesto molto spazio, quindi posso solo accennare all’aspetto del controllo sociale e della grave violazione delle libertà personali (ingiustificata dai numeri!) e limitarmi a citare brevemente solo un’altra spiacevole conseguenza delle restrizioni e della conseguente crisi economica: il dilagare dello stato in tutti i settori con il pretesto del sostegno economico da prestare alle aziende in crisi. L’esempio che viene subito in mente – ma non è certo l’unico – sono le compagnie aeree in crisi profonda per mancanza di passeggeri: nei decenni passati, anche senza covid, Alitalia aveva già ingoiato 12 miliardi di euro, cioè di gocce di sangue dei contribuenti italiani, ma ora per i politici il covid è diventato l’ottima scusa per un ulteriore salvataggio di questa macchina bruciasoldi a spese della solita vacca da mungere. Ma con il pretesto del covid lo stato – cioè la politica – sta mettendo dappertutto le sue mani bucate di incapace… lo stato imprenditore, sinonimo di clientelismo, nepotismo, inefficienza e salassi dei contribuenti chiamati a ripianare sempre nuovi buchi di bilancio!

In conclusione, rimane aperta la questione se lo sconquasso causato dal blocco dell’economia mondiale, dalla disoccupazione, dai rapporti sociali distrutti, dagli anni scolastici persi, dai deficit pubblici astronomici che qualcuno un giorno dovrà ripagare, e dalla sanità che ha lasciato morire migliaia di malati gravi di altre patologie… sia giustificato da percentuali di deceduti “attribuiti” al covid intorno allo 0,04% della popolazione, e di asintomatici intorno all’1% (i famosi “contagiati”, che però nemmeno saprebbero di esserlo senza un tampone)… cioè IL 98%-99% DELLA POPOLAZIONE NON È AFFETTA DA NESSUN COVID DI NESSUNA VARIANTE, o se lo è stata, è già guarita dopo disturbi lievi o nessun disturbo.

Ognuno ora faccia onestamente le sue riflessioni.

Francesco D’Alessandro