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    Diritto alla riparabilità

    Dall’1 marzo 2021 i consumatori europei possono contare sul diritto alla riparabilità.

    Si tratta di una iniziativa del Parlamento europeo, che trova le sue radici in una Risoluzione del novembre 2020 e che si tradurrà progressivamente in norme vincolanti per gli Stati membri attraverso Direttive e Regolamenti, il cui fine è quello di contenere il prematuro fine vita di elettrodomestici e dispositivi elettronici (la cosiddetta obsolescenza programmata) e conseguentemente l’impatto ambientale dovuto all’eccessiva frequenza con la quale devono essere sostituiti.

    Le norme attualmente entrate in vigore (Regolamento 2021/341), al momento applicabili soltanto ai grandi elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, schermi e televisori, sanciscono l’obbligo per i fabbricanti di rispettare determinati criteri già in fase di progettazione e realizzazione del prodotto che rendano la futura riparazione di più facile accesso, nonché l’obbligo per fabbricanti e distributori di rendere disponibili i pezzi di ricambio necessari con le relative istruzioni.

    In particolare dovranno “mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’UE dell’ultima unità di un modello“ e dei consumatori “alcuni pezzi di ricambio per diversi anni dopo che un prodotto è stato ritirato dal mercato – prodotti quali porte o cerniere e sigilli che sono compatibili con il ‘fai da te’.

    Il tempo massimo di consegna per tutti questi pezzi è di 15 giorni lavorativi dall’ordine”.

    I produttori dovranno altresì garantire ai professionisti della riparazione l’accesso ai più recenti aggiornamenti di firmware e software degli apparati elettronici per un periodo di tempo equivalente a quello stabilito per le parti di ricambio.


    Il diritto alla riparabilità è solo il primo passo verso un sistema realmente ecosostenibile.

    Secondo le associazioni che si battono per il right to repair presso l’Unione Europea rimangono diversi punti critici da risolvere: estendere la normativa  anche ad altre tipologie di dispositivi come gli smartphone e i computer portatili, limitare la variabilità delle componenti sostituibili attraverso una standardizzazione delle stesse per agevolare i riparatori, calmierare i prezzi dei suddetti pezzi di ricambio e sancire l’obbligo di disassemblamento dei prodotti a fine vita.

    Avv. Elena Oldani

    Fonti:

    -Resolución del Parlamento Europeo, de 25 de noviembre de 2020, sobre el tema «Hacia un mercado único más sostenible para las empresas y los consumidores»

    -Reglamento 2021/341 de la Comisión Europea de 23 de febrero 2021

     

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