A differenza del caso venezuelano, l’emigrazione è stata una costante della storia italiana, caratterizzata sia da intensi flussi migratori interni da sud a nord e dalle aree rurali a quelle urbane, sia da consistenti migrazioni verso l’America e l’Europa.
Secondo i dati del 2018 dell’AIRE, l’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero, 5.114.469 cittadini italiani risiedono all’estero.

Di questi, 819.910 in Argentina, 415.887 in Brasile, 411.949 in Francia, 743.822 in Belgio, 300.629 nel Regno Unito, 265.733 negli Stati Uniti, 214.900 in Svizzera e 164.384 in Spagna, il 3,2 % del totale.

Tuttavia, la Fondazione Migrantes (2018) mostra che i Paesi in cui il numero di emigranti italiani è aumentato maggiormente negli ultimi anni sono il Portogallo, il Brasile e la Spagna.

Negli ultimi cinque anni l’emigrazione dall’Italia è aumentata del 14,0 %, ma il dato è sicuramente più alto perché, secondo numerosi esperti, l’iscrizione all’AIRE non è una pratica comune tra gli emigranti, soprattutto se residenti in paesi europei.

Un’altra considerazione è che i dati AIRE includono persone nate fuori dall’Italia che hanno la cittadinanza italiana in quanto discendenti di italiani.

In questo documento ci concentriamo sull’analisi dell’immigrazione dall’Italia di cittadini italiani.


Diversi studi hanno dimostrato che il nuovo millennio, e soprattutto la crisi economica del 2008, ha determinato un nuovo ciclo di emigrazione in Italia, caratterizzato da una maggiore presenza di donne, che erano in minoranza nei cicli precedenti.

Questo ciclo è segnato anche da un aumento dell’emigrazione verso nuove destinazioni europee come la Spagna, dall’origine urbana dei migranti in contrasto con le origini prevalentemente rurali dei cicli precedenti, nonché da profili diversificati in relazione alla predominanza degli emigranti economici.

grafica da LeNius.it

I principali motori dell’emigrazione italiana più citati negli studi su questo fenomeno sono la disoccupazione, la povertà, l’aumento delle disuguaglianze sociali, il costo della vita e la mancanza di prospettive.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante per i giovani, che emigrano non solo per motivi economici, ma per un contesto culturale e politico soffocante che non consente una crescita personale e sociale.

Dal 2001 il quotidiano italiano La Repubblica ha raccolto oltre 25.000 testimonianze di emigrati italiani all’estero.

grafica da LeNius.it

Questi racconti rivelano che l’emigrazione dei giovani non può essere attribuita solo alla “fuga dei cervelli”, come spesso si riflette nei media italiani, ma nasce soprattutto dalla sensazione che le giovani generazioni hanno di essere escluse dal contratto sociale, da un progetto sociale comune.

Un secondo profilo che è molto evidente nell’emigrazione verso Paesi dove il costo della vita è più basso, è quello delle famiglie che si muovono con nuovi obiettivi di vita e professionali, normalmente legati all’attività di ristorazione.
In questo caso, i fattori che pesano maggiormente sulla decisione di emigrare sono il costo della vita, la pressione fiscale e la diffidenza verso la politica e la società italiana.

Infine, soprattutto in Paesi come la Spagna, la Repubblica Ceca e il Portogallo, stanno emergendo modelli migratori relativamente nuovi nel contesto dell’emigrazione italiana, la cosiddetta migrazione del sole, ovvero lo spostamento dei pensionati verso regioni europee con un clima migliore.

Questo fenomeno si spiega anche se si tiene conto degli accordi bilaterali che riducono sensibilmente gli oneri fiscali: la metà delle pensioni italiane pagate all’estero nel 2017 sono destinate a pensionati residenti in un Paese europeo.

Un aspetto sicuramente interessante è che la Spagna – e Tenerife in particolare – è un territorio in cui queste nuove tendenze sono particolarmente evidenti.

La Spagna è senza dubbio la destinazione emergente nel panorama migratorio italiano.

Gli aspetti più interessanti di alcune zone della Spagna, in particolare Madrid, Barcellona, l’Andalusia e le Isole Canarie, sono il costo della vita, soprattutto negli ultimi due, la somiglianza culturale e linguistica, le opportunità economiche e la percezione generale di una società più aperta, progressiva e dinamica di quella italiana.
Inoltre, nel caso dei giovani, va considerata anche l’importanza di programmi di soggiorno all’estero come Erasmus.
La Spagna è la destinazione principale per gli studenti universitari italiani, e queste esperienze all’estero giocano solitamente un ruolo chiave nella decisione di emigrare.

Le Isole Canarie, e Tenerife in particolare, si distinguono nel panorama spagnolo per la maggior parte degli emigranti italiani provenienti dall’Italia.

Nel resto della Spagna, soprattutto in Catalogna, il numero di emigranti di nazionalità italiana, ma di origine sudamericana, è di solito significativamente più alto.

All’inizio del 2018, 45.430 persone di nazionalità italiana risiedevano nelle Isole Canarie, di cui 36.626 erano nate in Italia (80,6%).
A Tenerife, questa proporzione è simile, con 24.220 cittadini italiani residenti, di cui 19.224 nati in Italia (79,3 %).
Pur essendo variata negli ultimi vent’anni, questa percentuale non è mai scesa al di sotto del 60 % (66,2 % nel 2007).

Nel resto della Spagna, la percentuale di cittadini italiani provenienti dai Paesi dell’America Latina è più alta.

L’isola di Tenerife ha il maggior numero di residenti di origine italiana; il 10,3% di tutti i residenti stranieri è nato in Italia.
Nel resto delle Isole, sia i numeri assoluti che la percentuale di residenti nati all’estero sono più bassi, ad eccezione di Fuerteventura, dove sono il 16.7 %, ci sono 2.935 italiani a Lanzarote (6,7 % del totale degli stranieri), 6.447 a Fuerteventura, 7.328 a Gran Canaria (6,9 %), 142 a La Gomera (3,5 %), 479 a La Palma (3,4 %) e 73 a El Hierro (2,9 %).
Tuttavia, negli ultimi dieci anni, il maggior incremento relativo si è registrato a Fuerteventura e Lanzarote, dove la presenza di italiani è aumentata rispettivamente del 34 % e del 27 % contro il 203 % di Tenerife.

In tutte le Isole, gli uomini italiani sono in maggioranza, rappresentando il 57,1% dei cittadini italiani residenti nella regione.

Le ricerche sulla recente emigrazione italiana hanno dimostrato che questo fenomeno non può essere ricondotto a fattori economici, soprattutto nel caso spagnolo, e che le ragioni variano notevolmente a seconda delle situazioni personali degli emigranti.

Perché le persone di origine italiana hanno scelto Tenerife come destinazione?

In questo caso, l’Osservatorio sull’immigrazione di Tenerife ha anche condotto un’indagine online, in italiano, con 124 intervistati di origine e nazionalità italiana residenti a Tenerife dal 2014.

Il 45,2% degli intervistati è costituito da donne, il 33,9% ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 50% tra i 35 e i 60 anni e il 16,1% ha un’età superiore ai 60 anni. Inoltre, il 33,9 % è emigrato dal nord Italia, l’11,3 % dal centro e il 54,8 % dal sud.

Contrariamente all’immigrazione venezuelana, un gran numero di questi individui è emigrato a Tenerife da solo (37,9 %).

Ma le differenze per fascia d’età sono significative, con la metà dei minori di 35 anni che emigrano da soli, un dato che scende ad appena il 3 % in tutte le altre fasce d’età.

Alla domanda con chi sono emigrati, la risposta per il 37.9% è stata da solo, per 33.1 % con il partner, per il 25.3% con partner e bambini, con i genitori per 3.2% e con amici per lo 0.5%.

Rispetto al supporto iniziale il 42.7% lo ha trovato presso amici, il 37.1% non ne ha avuto perché non conosceva nessuno e il 20.2% presso parenti.

Solo un quinto degli immigrati di origine italiana conosceva parenti, ma è sorprendente che il 42,7% conoscesse amici che erano in grado di informarli o aiutarli prima del viaggio o durante la fase iniziale di insediamento.
Degna di nota, in questo caso, è anche l’esistenza di una rete di sostegno sociale e di una catena migratoria, anche se non si basa sui parenti, ma su amici e conoscenti.

Per quanto riguarda le motivazioni generali dell’emigrazione, le tre ragioni principali sono le seguenti: il clima (64,5%), il costo della vita (56,5%) e la tolleranza e l’apertura della società canaria (46%).

Sebbene queste tre ragioni siano state le più citate nelle tre fasce d’età, la loro frequenza varia a seconda del profilo sociodemografico.
Chi ha meno di 35 anni ha notato con maggiore frequenza la tolleranza e l’apertura della società canaria, mentre chi ha più di 60 anni è stato quasi unanime nel citare il tempo come una delle tre ragioni principali.

Tra le principali ragioni per scegliere Tenerife, il clima nella fascia da 18 a 35 anni è stato indicato 38.1% degli intervistati, nella fascia dal 56.5% e tra gli over 60 dal 95.0%.

Il costo della vita è stato indicato dal 52.4% nella fascia da 18 a 35 anni, dal 58.1% da 36 a 60 anni e dal 60.0 % di chi ha più di 60 anni.

La tolleranza e apertura della società canaria sono state ragioni decisive nella scelta per il 71.9% dei giovani, per il 53.2% della fascia intermedia e per il 40% della terza fascia di età.

L’opportunità di business, le minori imposte e una situazione di tranquillità generale, nonché la somiglianza culturale sono considerati altri fattori importanti nella scelta dell’Isola come meta migratoria.

Gli immigrati di origine italiana arrivati a Tenerife negli ultimi cinque anni non costituiscono, quindi, un gruppo omogeneo.
Si possono identificare almeno tre gruppi con motivazioni diverse: giovani, famiglie imprenditoriali e pensionati.

Le motivazioni sopra riportate dimostrano che l’immigrazione italiana a Tenerife non si spiega solo con motivi legati al clima o all’economia, ma anche con la tolleranza e l’apertura della società canaria, particolarmente attraente per i giovani.

Tenerife continua a vedere una crescita della popolazione dopo il breve calo di questi numeri dovuto principalmente alla crisi finanziaria e al suo effetto di riduzione dell’immigrazione.
Il fenomeno si sta riprendendo negli ultimi anni, in gran parte grazie all’aumento dell’afflusso dai Paesi sudamericani, come Venezuela e Cuba, e a mutamenti di rilievo nei Paesi europei, con l’Italia che guadagna terreno a scapito dei tradizionali Paesi di provenienza, come Regno Unito e Germania.

L’importanza dei Paesi sudamericani è ora più evidente, e si ripercuote anche sull’accresciuto ruolo delle donne nell’immigrazione.

Il maggiore impatto dei fattori di lavoro, rispetto a quelli residenziali, ad esempio, sta spingendo i nuovi abitanti ad insediarsi nella parte meridionale dell’Isola, in particolare nell’area sudoccidentale.

Ciò va anche a diversificare l’immigrazione e a creare un crescente numero di località con una maggiore componente multiculturale, il che sta trasformando la convivenza in una vera e propria sfida sociale.

Influente in questo senso è il ruolo rilevante svolto nell’ascesa delle comunità di immigrati più popolose di Tenerife da parte di individui provenienti dallo stesso paese di origine, siano essi parenti o amici, che si erano stabiliti in precedenza sull’isola.

Rilevanti sono anche le circostanze interne di paesi, come il Venezuela o l’Italia, dove le condizioni sono favorevoli all’emigrazione.

Attraverso il contatto diretto con gli immigrati di entrambe le provenienze, fornito da questionari online, si è potuto determinare molte delle motivazioni che hanno avuto il maggior impatto sull’immigrazione nell’isola negli ultimi anni.

E’emerso un profilo più diversificato nel caso delle persone di origine italiana, poiché i loro interessi nell’emigrazione vanno da interessi commerciali e professionali ad aspetti puramente residenziali.
La grave situazione del Venezuela e i suoi storici rapporti con le Isole Canarie hanno aumentato questo flusso migratorio verso l’Arcipelago.

Un fenomeno che ha creato problemi anche per quanto riguarda l’inserimento socio-lavorativo dei suoi protagonisti a Tenerife, in quanto coincide con una fase in cui un’ampia parte degli abitanti dell’isola sta attraversando difficoltà economiche.

Franco Leonardi