Leonardo Pieraccioni, Carlo Conti, Giorgio Panariello

Sono i toscani il popolo più litigioso d’Italia?

Adesso andiamo a tuffarci nell’anima dei toscani, sono consapevole che questo è uno stereotipo, un’astrazione, ma sarà possibile trovare degli elementi per definire un po’ il loro modo di essere?

Dunque ho chiesto l’aiuto di un vero toscano, Alessandro, il mio ex professore d’Italiano a Porto Alegre, in seguito diventato un amico.

Lui mi ha detto che normalmente i toscani sono simpatici, aperti e soprattutto ironici, ma che dentro la Toscana, esistono diverse Toscane.

Siccome gli ho parlato dell’avarizia dei liguri -il mio cognome è orgogliosamente ligure-  mi ha raccontato che in Toscana questa particolarità è di Lucca, il che non è un caso, visto che Lucca e provincia sono state abitate dai liguri-apuani.

Possiamo anche dire che i fiorentini e i pratesi sono mediamente arroganti, poiché camminare a  Firenze è come fare un viaggio nel Rinascimento; c’è soltanto un problema, tutti sanno tutto di tutti, per questo è conosciuta come la città dei chiacchieroni.


Ma, parlando sul serio, Firenze ha dato all’Italia la propria lingua e grandi geni, come Dante e Leonardo.

Invece l’arroganza dei pratesi è dovuta al recente sviluppo economico.

In un’altra Toscana, i grossetani sono descritti come persone rustiche e i livornesi hanno una discendenza mista, derivata dalla costruzione del porto.

Ma i toscani hanno una certa particolarità, possiamo dire un marchio di fabbrica, sono molto litigiosi tra loro.

Aldo Santini, prestigioso scrittore e giornalista livornese, ha  pubblicato il suo libro “Toscani contro Toscani”, ovverosia “Viaggio tra i rancori e le inimicizie del popolo più litigioso d’Italia”, in cui descrive simpaticamente molte di queste rivalità, anche tra piccolissimi paesi, poiché dentro la Toscana c’è del campanilismo.

L’autore dice: “Noi toscani siamo gente di parte, uno bianco e l’altro nero, mai uniti, sempre divisi.

Siamo litigiosi, rancorosi, velenosi, pronti a giocarsi un’amicizia per il gusto di una battuta feroce.

Siamo toscanacci”.

Ma per approfondire questo concetto dobbiamo distinguere i toscani dai veri toscani, i cosiddetti “toscanacci”.

Per i toscani il termine toscanaccio ha molteplici sfumature, infatti potrebbe sembrare spregiativo, ma i toscani sono tanto pieni di sé da sopportare questo, e anzi, per loro può diventare perfino un complimento.

Curzio Malaparte ha detto: “Se è cosa difficile essere italiano, difficilissima cosa è l’esser toscano…

E non già perché noi toscani siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri, ma perché, grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione: per qualcosa che è in noi, nella nostra profonda natura, qualcosa di diverso da quel che gli altri hanno dentro…

Che tutti gli italiani siano intelligenti, ma che i toscani siano di gran lunga più intelligenti di tutti gli altri italiani, è cosa che tutti sanno, ma che pochi vogliono ammettere…”

Il toscano è anche naturalmente polemico, ha la lingua sciolta e volgare e può dire cose molto sorprendenti. Diciamo che è politicamente scorretto.

In questo mondo politicamente corretto, diciamo ipocrita, dove l’uomo è tanto fragile che non sopporta la verità, parliamo in una lingua decaffeinata. 

Ad esempio nel telegiornale si nascondono le cose parlando di “deficit idrico”, ma il contadino con sincerità parla di siccità.

Però il toscano ha una visione positiva della vita, è un vero filosofo, bravo nelle battutacce e nei proverbi, sa improvvisare in modo teatrale.

Crede sia meglio perdere un amico che una battuta!

Insomma, i toscani sono molto contraddittori, possiamo quasi dire che o li ami o li odi.

Alcuni  toscani del dopoguerra famosi sono: Giorgio Panariello, Carlo Conti, Leonardo Pieraccioni, Roberto Benigni, Paolo Hendel, Riccardo Goretti.

E anche Gianna Nannini, Zucchero Fornaciari, Gianluigi Buffon.

Arch. Roberto Steneri