Due studi mettono in discussione due credenze sulle e-cig: che aiutino a smettere di fumare più di altri metodi, e che non diano dipendenza dalla nicotina.

La popolarità delle sigarette elettroniche come sistema per smettere di fumare è probabilmente sopravvalutata: le e-cig non sono più efficaci di altri metodi per dire addio al tabacco e, anzi, chi passa dal fumo allo svapo potrebbe ritrovarsi con una nuova dipendenza da risolvere.

È quanto affermano due nuove analisi dei dati di un importante database statunitense sugli effetti del tabacco, che ha seguito le sorti di decine di migliaia di fumatori per diversi anni.

Entrambe le analisi sono state condotte dagli scienziati della Scuola di Medicina dell’Università della California a San Diego sui dati del Population Assessment of Tobacco and Health (PATH) Study, che include i dati su quasi 46.000 fumatori seguiti con questionari annuali.

Nella prima ricerca, di cui si dà conto su PLOS ONE, sono state seguite 2.770 persone che fumavano quotidianamente e che avevano tentato di smettere nel corso del primo periodo di osservazione (follow-up) dello studio (2014-2015).

Un quarto degli intervistati ci aveva provato ricorrendo alle sigarette elettroniche, ma al momento del secondo questionario, a distanza di 12 mesi, meno del 10% degli utilizzatori di e-cig era riuscito a tagliare i ponti col fumo di sigaretta – una percentuale di successo paragonabile a quella ottenuta con altri metodi comuni per smettere di fumare, come cicche, cerotti e spray nasali a base di nicotina.


Nella seconda analisi, riportata a fine luglio sull’American Journal of Epidemiology, sono stati seguiti 2.535 fumatori quotidiani o occasionali coinvolti nello studio PATH, anch’essi alle prese con il tentativo di smettere.

Il 17% aveva usato le e-cig come via d’uscita.

Nel questionario di verifica il 13% degli intervistati ha detto di non aver toccato una sigaretta nei 12 mesi precedenti: una percentuale maggiore rispetto allo studio precedente perché sono stati inclusi anche i fumatori occasionali, per i quali smettere è più facile.

Anche in questo caso, tuttavia, la percentuale di successo non risultava più elevata rispetto a quella di chi non aveva impiegato le e-cig.

Molti di coloro che avevano smesso di fumare utilizzavano ora sigarette elettroniche, svapando prodotti a base di nicotina.

«I nostri risultati suggeriscono che questi fumatori sarebbero riusciti a smettere di fumare anche senza le e-cig», dice Karen Messer, direttore di biostatistica presso il UC San Diego Moores Cancer Center: «tuttavia, se non avessero usato le e-cig avrebbero avuto più successo nel liberarsi dalla dipendenza da nicotina».

Quindi sembrerebbe vero che le sigarette elettroniche non siano un metodo approvato per aiutare a smettere di fumare, perché in realtà possono esporre i fumatori ad alcune delle stesse sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta.

Altra verità è che la nicotina non è la prima causa di cancro per i prodotti del tabacco.

Nel fumo di sigarette infatti sono presenti oltre 7mila sostanze chimiche, di cui più di 70 cancerogene, tra cui benzene e arsenico.

E’ invece falso che usare più di una terapia sostitutiva della nicotina insieme sia pericoloso: due prodotti diversi possono essere usati insieme con sicurezza, come il cerotto e le gomme da masticare o l’inalatore.

Nel caso di donne incinte, adolescenti e chi ha gravi problemi di salute, come malattie cardiache o ulcere allo stomaco, è meglio chiedere consiglio al medico prima.

Infine, è vero che se si è provata la terapia sostitutiva della nicotina in passato senza successo, ha senso provarci di nuovo. 

(dal Web)