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    Il Parco Marittimo va avanti alla ricerca di un futuro che ne garantisca la sopravvivenza

    Il Consiglio Comunale sta finalizzando con l’Autorità Portuale il trasferimento definitivo del terreno, che è già stato rimosso dagli usi portuali, per iniziare la trasformazione dello spazio.

    Alfonso Cabello è consapevole che, se non investirà nei dintorni del Parco Marittimo, il complesso di piscine potrebbe essere destinato a diventare un peso per le casse della capitale.

    “Nessuno può pensare che la società del Parque Marítimo possa essere sostenuta solo con la vendita dei biglietti”.

    In qualità di delegato di questa società pubblica, che comprende anche la gestione del Palmetum, avanza che il progetto commissionato nel 2017 per convertire l’area marittima in un punto d’incontro per residenti e visitatori, con spazi per la ristorazione, il tempo libero e lo sport, è un po’ più vicino.

    “L’Autorità Portuale ha già proceduto alla disaffezione del terreno, il che significa che questo spazio ha cessato di avere l’uso del porto, anche se rimane di proprietà del porto.

    In questo momento stiamo lavorando al trasferimento definitivo del terreno alla città”, ha spiegato il sindaco. Quando ciò accadrà, il Consiglio Comunale sarà l’unico ad avere l’autorità di decidere cosa si fa in quella zona.


    Sarà a settembre quando le due amministrazioni si incontreranno di nuovo per continuare ad avanzare in questo trasferimento di terreni.

    Nel frattempo, Alfonso Cabello ha già commissionato le relazioni tecniche e lo studio di fattibilità economica della bozza di progetto con cui intende sfruttare un ambiente in cui il restauro, il tempo libero e lo sport sono protagonisti.

    Il sindaco ammette che sarà necessario fare un aggiornamento di quanto contenuto in quel documento, ma ritiene anche che sia necessario continuare ad avanzare affinché, quando sarà possibile dal punto di vista amministrativo, tutto sia pronto a trasformare questa zona della capitale in un riferimento.

    “Vogliamo che l’ingresso del Palmetum dia ai visitatori un’idea reale di ciò che troveranno nel Giardino Botanico, non che la prima cosa che vedranno sia l’edificio all’ingresso”, spiega l’assessore, che mostra nel modello come sarà questo spazio, gli alberi, i tavoli, gli arredi o i metri quadrati per il tempo libero con cui trasformare questa parte in un luogo più attraente.

    Cabello sa che, al momento, pensare a un investimento così potente come quello che si presume ci sia dietro questo progetto può essere a dir poco illusorio, ma difende che “stiamo parlando di un sistema di concessione di lavori pubblici”.

    Cioè, un investitore privato, in cambio di una concessione, svilupperebbe il progetto.

    Quello o, attraverso un prestito della società Parque Marítimo, lo svilupperà il Municipio stesso.

    Questo è qualcosa che deve ancora essere visto, ma non credo che dovremmo smettere di cercare soluzioni per portare avanti progetti come questi perché, appunto, ciò di cui la città ha bisogno è attrarre investimenti.

    E quello che viene proposto per il parcheggio del Palmetum, “un giardino unico al mondo per aver trasformato una discarica in uno spazio per il tempo libero e la cultura botanica, con una vegetazione spettacolare, frutto della collaborazione con numerose istituzioni di tutto il mondo”.

    L’idea è quella di “creare un nuovo spazio urbano per il tempo libero, in grado di offrire alla città uno spazio unico e attraente, dove zone per bambini, zone living, ristoranti, ombra, acqua e vegetazione possano essere combinate a livello di strutture emblematiche della zona del Parco Marittimo come le piscine e l’orto botanico”, sottolineano gli architetti, autori di altre rinomate trasformazioni come quella del Miglio d’Oro a Playa de las Américas.

    Lo studio non vede questo spazio come qualcosa di isolato, ma piuttosto dovrebbe essere inserito in un altro spazio più ampio, quello dell’Avenida de la Constitución, dell’Auditorium e del Castillo Negro.

    L’idea è quella di collegare l’Auditorium, il Castello di San Juan Bautista e la Casa di La Pólvora, in un tratto discontinuo, con un dislivello, girando le spalle al grande parcheggio situato di fronte alle piscine.

    Tutto ciò non implica una riduzione del numero di parcheggi, poiché si otterrebbe una distribuzione più efficiente di quella attualmente esistente, in modo che la perdita di spazi sarebbe minima.

    Questa nuova distribuzione permetterebbe di avere posti per auto, autobus, taxi e moto, e persino di mantenere un accesso per i camion della manutenzione al Palmetum o di incorporare una barriera nell’accesso al parcheggio per rafforzare il controllo e la sicurezza di questo spazio.

    Per quanto riguarda l’area del ristorante vero e proprio, dove ci sarebbe un po’ di tutto (fast food, stand di gelati o cibi più elaborati…) l’idea è che si sviluppi attraverso volumi costruiti per il ristorante, in cui le dimensioni e il volume della superficie costruita non superino i 4 metri di altezza e la sua distribuzione permetta di mettere in primo piano lo spazio pubblico e le aree per il tempo libero per bambini o per lo sport.

    Affinché tutto non diventi un’unica unità visiva, gli architetti sottolineano che il nuovo progetto deve mantenere un equilibrio complessivo tra lo spazio dei bambini, lo spazio dei ristoranti e l’accesso al Palmetum.

    Alberto Moroni

     

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