La popolazione di Barcellona e della sua area metropolitana, per un totale di 13 comuni con più di quattro milioni di abitanti (più della metà della Catalogna), potrà lasciare le proprie case nei prossimi 15 giorni solo se sarà indispensabile.

In altre parole, la Generalitat chiede agli abitanti di Barcellona e anche a quelli delle regioni di Segrià e Noguera di Lleida di rimanere nelle loro case, tranne che per andare al lavoro, dal medico, per fare la spesa, in banca o per motivi di forza maggiore.

Si è trattato di una raccomandazione, non di un obbligo, perché senza la dichiarazione dello stato di allarme, il governo autonomo non ha il potere di confinare i cittadini nelle loro case.

Tuttavia, il Tribunale Amministrativo-Contenzioso 15 di Barcellona ha pienamente ratificato le nuove misure di contenimento annunciate dal Governo.

È una “ultima possibilità”, come ha avvertito il governo catalano, prima di dover adottare misure ancora più drastiche, come il confinamento perimetrale, come nel caso di Segrià, o già in una fase più estrema il confinamento domestico come quello di marzo, per il quale il governo locale avrebbe bisogno anche dell’intervento del governo centrale.

L’amministrazione catalana ha chiesto espressamente ai cittadini di Barcellona, Viladecans, el Prat, Sant Joan Despí, Sant Boi, Cornellà, Sant Just Desvern, Esplugues, l’Hospitalet, Montcada i Reixac, Santa Coloma de Gramenet, Sant Adrià del Besòs e Badalona di non recarsi questo fine settimana nelle seconde case.


Lo stesso ministro dell’Interno, Miquel Buch, ha riconosciuto che i Mossos non possono costringere a non lasciare Barcellona.

In pratica, Barcellona sta tornando alla fase 2 del processo di de-escalation, in cui sono ormai vietati gli incontri di più di 10 persone e non sono più consentite le attività culturali e sportive e la vita notturna e le visite alle case di riposo.

Queste sono le misure già decise la scorsa settimana dal Governo per tre quartieri de L’Hospitalet, ma, visti i numeri, non è riuscito ad impedire che il virus si diffonda in tutta Barcellona, in quanto tutte le località dell’area metropolitana sono molto vicine tra loro.

A Barcellona c’è già una “transmisión comunitaria”, come ammette il governo.

Solo nella capitale catalana, ci sono stati 346 nuovi risultati positivi in un solo giorno.

Ci sono 33 focolai attivi e sempre più voci accusano il governo di essere sopraffatto. Anche la Generalitat è coinvolta nella crisi con un forte confronto tra il Ministero della Presidenza (JxCat) e la Sanità (ERC).

dalla Redazione