Questo mese l’arca del mistero si dirige verso un municipio della terza isola più grande delle Canarie per rendere omaggio nel suo novantesimo anniversario a una vicenda misteriosa e tragica.

A Telde, municipio protagonista di molti eventi misteriosi raccolti in vari articoli precedenti, ci fu lo scenario di questo tragico evento che sconvolse la opinione pubblica di tutta la Spagna, arrivando a essere considerato il primo omicidio esoterico nazionale.

Nel 1930 la famiglia Valido Medina viveva nel municipio e il capo famiglia lavorava come fabbro, mentre la moglie e le figlie più grandi collaboravano nell’economia familiare lavorando in casa come sarte. 

La vita povera ma dignitosa di questa famiglia venne distrutta dalla morte del figlio maggiore di soli 23 anni per causa del tifo, malattia abbastanza comune all’epoca.

Nel tentativo di salvare il giovane e senza trovare cure efficaci nella medicina tradizionale, la famiglia inizia a percorrere strade alternative con rituali sciamanici, esoterici oltre all’utilizzo di pozioni ed unguenti.

Durante questa lunga agonia la famiglia conosce Juan Hernández “el espiritista” proveniente da Cuba e conoscitore di antiche tradizioni animiste di quell’isola ma anche denunciato in varie occasioni per pratiche mediche senza licenza in Spagna.


Nonostante gli sforzi e i tentativi di cura estremi, il giovane figlio muore lasciando una famiglia distrutta e con le risorse economiche ancora più precarie.

Candelaria, una delle sorelle appena diciottenne, dopo aver assistito a vari rituali decide di dedicarsi alle arti magiche convertendosi in medium con la speranza di mantenere un contatto con il fratello scomparso.

In una seduta il giorno 26 di aprile apparentemente il fratello defunto risponde dicendo che si trova nel purgatorio e che per poter andare nel paradiso ha la necessità che la famiglia collabori e faccia un sacrificio.

La medium al termine della seduta spiega che per salvare il fratello e con lui tutta la famiglia era necessario che la sorella più piccola di soli tredici anni, doveva raggiungere il fratello per accompagnarlo al cielo.

La famiglia distrutta dal dolore e in preda alla disperazione inizia una fase di delirio collettivo dove converte il sacrificio di una delle sorelle in un rituale per scacciare il demonio che la possedeva.

Per questa ragione dopo averla colpita più volte e nonostante vari tentativi di strangolamento, la giovane riesce a fuggire all’esterno della casa e a questo punto la famiglia considera che il demonio sia uscito dalla giovane però sia entrato in un’altra delle sorelle.

La nuova vittima fu seduta in una sedia al centro di una stanza e le legarono le mani ed i piedi con dei rosari, dopodiché durante ore di preghiere venne colpita ripetutamente con bastoni ed utilizzando un grosso ago fatto di osso utilizzato per cucire il cuoio venne infilzata più di duecento volte.

Dopo la morte della ragazza la famiglia ripulisce il corpo dal sangue nel patio e la riporta nella sua stanza appoggiandola nel letto, dopodiché chiamano il medico del paese per far visitare la figlia più piccola in preda a una crisi nervosa.

Quando il medico si presenta alla casa diventa il primo testimone del delirio che colpì la famiglia e al tornare in paese avvisa la guardia civile e con loro e un altro collega torna alla casa per constatare la morte della ragazza.

Quando le forze dell’ordine entrarono in casa, constatarono che la maggioranza delle ferite inferte alla giovane erano localizzate nei piedi e questo fece pensare ad antiche tradizioni guanche che consideravano i piedi come la porta di entrata degli spiriti maligni.

La famiglia nel frattempo si era recata alla chiesa del paese ancora sotto gli effetti dell’isteria, pregava varie statue all’interno del luogo sacro oltre a bere l’acqua santificata.

Quando il rituale terminò i membri della famiglia uscirono dalla chiesa e vennero arrestati immediatamente dalle forze dell’ordine.

Attualmente della casa non rimane più traccia ma gli eventi accaduti al suo interno rimangono una macchia incancellabile nella storia del paese.

Loris Scroffernecher