Esiste una disciplina in cui noi siamo imbattibili: il parlare alle spalle e lamentarci indistintamente sempre di tutto.

Questo sport non richiede alcun allenamento preventivo o dote particolare; si apprende rapidamente, sul campo, a quanto sembra.

L’abbigliamento “tecnico” è così composto: una maglia traforata che lasci fuoriuscire pregiudizi, ma senza far entrare nessun “refolo” di buon senso o di auto critica; pantaloni provvisti di capienti tasche per contenere i numerosi sacchetti di fango da tirare all’occorrenza a chi non ci piace, specie se è riuscito in un progetto dove noi abbiamo miseramente fallito; infine una borraccia termica da riempire con gossip e voci di corridoio che rimangano a temperatura per mesi.

Il meglio lo dimostriamo in trasferta, in partite come: Italia /Inghilterra, Italia/Germania ed Italia/Spagna, dove noi siamo numericamente presenti, soprattutto nelle grandi città.

Però è qui nell’arcipelago Canario che vantiamo gli attaccanti migliori. 😉

Ci sono due tipi di abili “sportivi” in questa disciplina e sono i giocatori junior e senior.


I primi sono quelli che emigrano convinti di aver già vinto il campionato, ma se ne andranno dopo poco con ancora gli scarpini puliti.

Questi sono un classico perché semineranno dietro di loro una scia continua di rabbia e polemica (i famosi sacchettini di cui sopra), che non risparmieranno nessuno, dal padrone di casa al datore di lavoro, spaziando per chiunque abbia provato a farli ragionane o semplicemente a contraddirli.

Poi ci sono i senior, quelli “navigati”, che sembra, all’apparenza, abbiano deposto le armi, invece le hanno solo affinate.

Il loro fango non è pericoloso, ma è piccolo e costante.

Viene propagato sapientemente, tipo pioggerellina inglese.

Hanno molto tempo libero per farlo, quindi il tutto sarà continuo e discreto come sparare cartoccetti di carta da una penna bic trasformata in cerbottana, magari dalla terrazza vista mare.

Il problema dei senior è che a volte utilizzano delle controfigure nascondendosi dietro un nick name e questo nello sport non va bene.

Come se io per dimagrire mando una mia amica a correre al posto mio.

Entrambi i soggetti comunque hanno fatto errori di valutazione e tattica di gioco a monte.

Questo li ha portati ad oggi a dare la colpa ai compagni, al terreno o all’arbitro che, si sa, è sempre cornuto 😊!!!

Come se non bastasse noi Italiani siamo anche spesso contraddittori.

Sempre in crisi di astinenza dei nostri prodotti regionali e disposti a pagare prezzi maggiorati per cose non di prima necessità, ma guai a chiederci di mettere mano al portafogli per la provvigione o l’onorario di un professionista. Cerchiamo sempre un “contatto”, un compaesano, una strada alternativa per spendere il meno possibile, anche se poi il lavoro non sarà fatto bene ed a norma, avendo così altro materiale per lamentarci.

Siamo patriottici a livello ultras, ma ovviamente solo per questioni di cucina e, appunto, di sport.

Alterniamo punte di incontenibile esterofilia ad una totale incapacità di adattarci ad i più semplici costumi e regole della comunità che ci ha (suo malgrado) accolti.

Il meglio di noi, però, lo diamo quando ci giunge notizia che un nuovo elemento, magari giovane e molto preparato, desidera entrare in squadra.

Facciamo di tutto per dissuaderlo a venire e per convincere l’allenatore che non ne abbiamo bisogno poiché si altererebbero dei delicati equilibri tra i compagni.

Infine, non si spiega il perché, questi luoghi che abbiamo sempre decantato come paradisiaci diventano d’un tratto un inferno da terzo mondo.

Alcuni più disonesti negli anni hanno creato un business “sportivo” parallelo.

Quello di promettere di diventare un campione anche a chi a malapena cammina senza inciampare.

Si narra persino di malcapitati che hanno addirittura anticipato ingenti somme di denaro per comprare su carta la futura costruzione di uno stadio.

Peccato che al catasto risultava ancora essere un terreno agricolo senza utenze, sotto vincoli ambientali o di proprietà ignote.

Quindi che dire? Non siamo cattivi e non siamo né migliori o peggiori di altri popoli, ma quando giochiamo diventa lecito cambiare squadra in base alla convenienza del momento, o dare calci e gomitate anche ai propri compagni.

Tra l’altro va detto che le donne in questo sport sono ancora più accanite degli uomini.

Ho assistito a discorsi ed azioni tra il “gentil sesso” che erano palle infuocate impossibili da parare anche per un Buffon.

Comunque, tornando alle Canarie ed agli italiani, io cerco sempre di capire chi gioca contro chi, ma ogni volta che credo di aver compreso mi rimischiano le carte.

Non c’è una maglia distintiva e quelli che erano prima acerrimi nemici, poi diventano coppie affiatate e sorridenti che neanche due pattinatori su ghiaccio alla finale.

A questo punto, quindi, perdonatemi se non farò il tifo per nessuno e se mi sento più sicura a stare sugli spalti piuttosto che a bordo campo: vorrei evitare di ricevere schizzi di fango!

Morena Del Raso